Artemisium News
07/04/2009
COME FACCIO A VIVERE QUI? SEMPLICE...
2° Parte
di Mariagrazia Bonuomo
L’articolo pubblicato il mese scorso “come faccio a vivere qui…”, come previsto ha suscitato un po’ di interesse da parte dei lettori, creando polemiche e critiche costruttive.
Mi ha piacevolmente intrigato in realtà la percezione che ognuno di noi si fa delle parole, una lettura in realtà veloce infatti o poco concentrata a volte può portare a degli equivoci della quale naturalmente io mi scuso ma non ho colpa. Premesso che le critiche sono costruttive per carità e che mi fa piacere che esistano perché ampliano la mia dimensione culturale, riapro il dibattito sottolineando le mie risposte alle vostre affermazioni. La differenza tra noi e uno di città e la predisposizione dei valori ancora solidi che un paese ti offre e nel modo in cui trascorri la tua vita. Credere nei valori della famiglia, avere il tempo di goderti i giorni che passano a volte lenti a volte più veloci non vuol dire essere depressi ma raggiungere la serenità che tutti noi anche inconsapevolmente ricerchiamo. Ringrazio Vincenzo che mi ha fatto leggere parti del testo scritto da Franco Arminio in “Vento forte Tra Lacedonia e Candela. Esercizi di paesologia” , pubblicato da Laterza nel 2008, dalla quale ho appreso molto ma condiviso poco. Ciò che in realtà sostengo è il contrario. La vita di paese in realtà è secondo me ciò che ancora comporta la stabilità fisico-emotiva. Immaginate di vivere in un luogo non molto lontano (50 Km), dove i bambini non possono giocare per strada, dove l’aria che respiriamo è inquinata, e dove si lotta ogni giorno per sopravvivere con uno stipendio, immaginate un paese senza storia ne tradizioni, come potrei negare tutto ciò che ci offrono di buono i nostri paesi? L’unico rammarico il lavoro, forse è illecito sognarlo? Colpo di culo, che possa cambiare la mia vita vuol dire sognare ma soprattutto sperare. Chi di noi non ha mai sperato di vincere del denaro gratuito, di trovare un lavoro, di avere un figlio sano, di scoppiare di salute o di avere una vita migliore nonostante si ha tutto?
vi lascio con alcune righe del poeta tedesco Leopold Schefer che scrive: ” La maggior felicità del mortale rimane sempre la speranza!.........L’attesa è per se stessa una felicità. Nell’attesa è centuplicata tutta l’immagine di ciò che ti attendi.”.
Buon proseguimento di lettura a tutti con affetto Mariagrazia Bonuomo
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