Artemisium News
16/03/2009
GIOVANI IN COMING
di Rina Di Giorgio Cavaliere
Nella scuola si è spesso inclini ad accostare i problemi su un piano preferibilmente emozionale, vicino alla particolare facoltà ricettiva dell’alunno, ma è doveroso ritenere quel piano a volte insufficiente per l’adeguata conoscenza delle cose. Proprio nel suo superamento e nella fase più scientifica che ne consegue, risiede il merito più concreto di una scuola che sa dare all’educazione il significato pregnante delle cose, di quelle realtà in esse contenute e prepara così all’ingresso nel mondo della cosiddetta “produzione”. Il discorso, naturalmente, è valido anche per il lavoro, intendendo ogni apporto efficacemente recepito dai giovani, come autentico e valido sostegno ad una profonda comprensione del tema, perché in questa fase adolescenziale della vita cominciano ad affacciarsi le domande sul proprio futuro, sulle scelte di studio e di lavoro.
I mezzi di comunicazione con le loro indagini giornaliere informano dell’incertezza e della precarietà, che caratterizzano in maniera sempre più preoccupante il mondo del lavoro. Intervistano giovani disorientati e preoccupati, confermando che oggi, più che mai, un futuro migliore passa non solo attraverso l’informazione, ma soprattutto attraverso un percorso educativo che possa fornire gli strumenti, per orientarsi in mezzo alla saturazione del mercato informativo.
Attraverso concrete esperienze, sviluppo d’indagini analitiche, dialoghi con operatori nel settore dell’economia e alunni provenienti da esperienze differenti, i giovani maturano confronti di posizioni, considerazioni sul ruolo e sul riconoscimento del lavoro, imparando a coniugare la dimensione del realismo con quello dell’etica e del rispetto per sé e per gli altri: il lavoro è motivato dal guadagno o può essere inteso anche come momento per realizzare se stessi? In questo modo diventano effettivamente informati di certe realtà e, nella consapevolezza, ritrovano motivazioni valide per studiarle e farle proprie. I genitori, e la società tutta, non chiedono soltanto il titolo di studio che permetta l’inserimento dei giovani nei diversi ambiti lavorativi, ma vogliono che dalla scuola escano uomini capaci di vivere in pienezza di responsabilità nel proprio tempo.
La questione è certamente difficile, innanzi tutto sul piano concreto della crisi economica in atto: perdita dei posti di lavoro, riduzione del salario, assunzioni a tempo determinato . . . C’è da chiedersi come e cosa fare per accompagnare in una sorta di corresponsabilità, adulti e scuola, i ragazzi nelle difficoltà della crescita, nella progettazione del loro futuro. Non rimane che guidarli verso un modo più ragionato e critico di affrontare la realtà; da qui inizieranno a percorrere una strada loro, senza disegni precostituiti e senza forzature.
di Rina Di Giorgio Cavaliere
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