02/03/2009
" QUATTRO MINUTI E TRETATRE' SECONDI"
di Rina Di Giorgio Cavaliere

“Contro il logorio della vita moderna” così recita un noto slogan, mentre uno sparuto gruppo di persone cerca di isolarsi dal frastuono quotidiano dello stress cittadino. Questa spot pubblicitario ci invita a riflettere sul silenzio ed il rumore come eventi fisico-acustici ed estetici e a prendere consapevolezza del nostro vivere: lo smog, il clacson delle automobili incolonnate in lunghissime file, ma anche il telefonino sempre incollato al nostro orecchio e il correre frenetico e affannoso da un impegno all’altro.
Una prima riflessione d’obbligo va fatta sulla concezione negativa che l’uomo occidentale ha del silenzio. Egli ama produrre dei suoni per ricordarsi che non è solo e perché rifiuta il silenzio totale. Ha paura della mancanza di suoni, così come della mancanza di vita, poiché il silenzio definitivo è quello della morte ed è nelle cerimonie commemorative che raggiunge la dignità più alta. Contrariamente alle civiltà orientali, ove il silenzio costituisce l’incontro dell’uomo con l’armonia dell’universo, con la natura protettrice che ti avvolge e ti cura, nella nostra società ha un valore negativo; è un vuoto!
Un valido modello su come si può ascoltare il silenzio potrebbe essere quello del musicista inglese John Paynter, che cerca di trascrivere ciò che lo infrange, tracciando una linea “del minuto”e facendovi scorrere una bacchetta che funge da orologio, da segna tempo. Tutti ascoltano attentamente in “silenzio”, ogni rumore, ogni evento, ogni cosa proveniente dall’interno o dall’esterno. Questa esperienza vuole focalizzare l’attenzione prevalentemente su un tipo di ascolto analitico, meditativo e sensibilizzare verso una concezione e un valore “positivo” del silenzio, che la nostra società non riconosce. Quali e dove sono per noi oggi i luoghi del silenzio oltre ai monasteri, agli eremi o alle biblioteche?
Il geniale compositore John Cage, per invitare la gente ad ascoltare la musica che ci circonda inseriva nel programma a stampa di un suo concerto pianistico questo titolo: «Quattro minuti e trentatré secondi». Egli ricompariva da dietro le quinte, si sedeva allo strumento, apriva il coperchio del pianoforte e aspettava immobile, in silenzio, per tutta la durata. In questo modo Cage costringeva il pubblico ad ascoltare i suoni del silenzio. Il suono è una realtà a sé stante, che può servirsi di molti strumenti, ma può esistere come audizione interiore, come pensiero musicale, perché la musica è all’interno dell’uomo, prima che intorno all’uomo.
di Rina Di Giorgio Cavaliere