26/02/2009
PREGO ABBASSI LA VOCE E' LA QUARESIMA
di Redazione
Articolo tratto da www.lagazzettadelmezzogiorno.it
di Cosmo Francesco Ruppi
Nei giorni scorsi, nel fragore del caso Eluana, da molte parti, financo dal presidente Napolitano, si è invocato il silenzio: di fronte a certi eventi, che sanno di misterioso e imponderabile, bisogna stare solo zitti. Rammentando la parola di Geremia e cioè che «il mondo va male, perché non c'è più nessuno che mediti nel suo cuore, nessuno che faccia silenzio...».
Se l'antica massima dei padri che spesso ripetiamo: «la parola è argento, ma il silenzio è oro», valesse anche per il nostro tempo e per ciascuno di noi, il mondo andrebbe certamente meglio e molti problemi sarebbero avviati più facilmente a soluzione. Eppure, ciascuno di noi è sempre pronto a parlare, a giudicare, a condannare, con una loquacità impressionante, una superficialità di giudizio che ci porta al peggio. E, quel che più impressiona, è che anche uomini intelligenti e provveduti, spesso rivestiti di pubblica responsabilità, sono più loquaci di quanto non dovrebbero, e fanno della battuta pronta e mordace, la «cifra» del loro comportamento e della loro azione.
Certamente tv, radio, giornali e tutti i mass media hanno la loro responsabilità, facendo intendere che chi non compaia o non si faccia sentire per radio, sui giornali e sui mezzi di informazione, non esiste dinanzi alla gente; anzi, più è citato, più è presente, tanto più vale, a prescindere da quello che dice, da quello che lettori e spettatori capiscano. Siamo nell'era dell'immagine e forse, per questo, siamo superficiali e sciatti nei pensieri, nei giudizi e nelle azioni.
I veri uomini non sono quelli che parlano sempre, trinciano giudizi all'improvviso, tagliando la testa all'avversario, ma sono quelli che pensano un minuto, prima di rispondere, e sanno stare zitti quando è necessario e quando il bene lo esige ricordando che il silenzio vale più delle parole, memori che parole taglienti e mordaci fanno senso sul momento, riescono anche a trascinare le folle e ad ammazzare l'avversario, ma, a lungo andare, non costruiscono le vere strade dello sviluppo delle società. Per questo, gli uomini di governo più stimati, a nostro sommesso avviso, sono quelli che parlano di meno, ma fanno di più.
Non sembrino le presenti riflessioni un rimprovero ad alcuno, ma solo l'esortazione ai cristiani a vivere il tempo di quaresima, cominciato all'indomani del carnevale, come il tempo della meditazione e del silenzio, «il tempo propizio» come recita la liturgia quaresimale, per fare una profonda e prolungata esperienza di silenzio, di riflessione e anche di carità, perché la carità vera è frutto della fede e si fa in silenzio, ricordando la parola del Maestro: «non sappia la destra, quello che fa la mano sinistra». Ed è nel silenzio che si ascolta la voce dello Spirito!
Il libro del Queleth, uno dei libri sapienziali della Bibbia più bello, attualissimo anche oggi, ci ha ricordato in questi giorni, che «c'è un tempo per parlare e un tempo per tacere». La quaresima è appunto il tempo del tacere, del silenzio interiore e anche esteriore, allo scopo di ascoltare la voce di Dio che, parla sempre sottovoce , parla nel cuore e diventa impercettibile nel chiasso della vita.
25/2/2009