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All’altezza dell’isola di Ischia il terzo ufficiale, in quel momento al comando, ordina una correzione di rotta di 3 gradi per evitare una zona di pesca nei pressi dell’isola di Ischia inibita al traffico merci. Ma i calcoli erano sbagliati, la rotta andava corretta di 10 o anche 20 gradi. In quel momento un peschereccio di Torre del Greco, il Giovanni Padre, è impegnato nella pesca del gambero. I marinai vedono arrivare l’enorme nave merci, ma sono certi che accosterà, come si fa di solito. Quando l’impatto è ormai inevitabile, dal Jolly Grigio arriveranno segnali d’allarme e manovre d’emergenza. Tutto inutile, nell’impatto il Giovanni Padre colerà a picco trascinando con sé le vite di due marinai, Vincenzo e Alfonso Guida, padre e figlio di 42 e 18 anni, che in quel momento riposavano in cabina. Il comandante, Vincenzo Birra, si salverà grazie a una bolla d’aria.«Pescirossi e pescicani» è un libro di Sandro Di Domenico (Minimum fax) Il muro arancione«L’ultima cosa che ricordo è un muro arancione, poi l’acqua e il pensiero di affogare. Avevo sempre pensato che così non volevo morire. Tutto, ma non affogare». Birra ha raccontato la storia del naufragio del suo peschereccio a Sandro Di Domenico, che ha appena pubblicato per Minimum Fax «Pescirossi e pescicani», un libro che è allo stesso tempo un’inchiesta sull’opaco mondo del trasporto merci navale e un romanzo di formazione giornalistica, che evidenzia contraddizioni e miserie di una realtà editoriale in grave crisi, nei confronti della quale neanche l’autentica passione per la verità può molto. I colori del JollyDi Domenico è un giornalista che si è innamorato di una storia. E ha continuato a scavare, a raccogliere dati e informazioni. Ha provato a tirarne fuori un documentario, adesso l’avventura della sua ricerca è finita in un libro. Che parte come un racconto, con divertenti bozzetti delle redazioni locali in cui Di Domenico ha lavorato, per diventare poi un’indagine sui principali naufragi che, nel corso degli ultimi 30 anni, hanno visto come protagonisti navi della stessa compagnia navale, la Linea Messina. Il primo caso risale proprio al 1990, con la Jolly Rosso, carica anche di rifiuti tossici, che si arenò sulla spiaggia di Amantea, in Calabria. A questa vicenda è collegata la morte del capitano Natale De Grazia, mai chiarita fino in fondo, che indagava sulle cosiddette «navi a perdere», vecchie carrette del mare usate per lo smaltimento dei rifiuti. Ma i Jolly coinvolti in incidenti sono diversi. Il 10 settembre 2002 toccò alla Rubino subire un incendio vicino alle coste del Sudafrica, con conseguente affondamento della nave. La Jolly Amaranto è finita invece per arenarsi all’ingresso del porto di Alessandria, la Jolly Blu che nel 2003 al largo di Livorno ha speronato un altro peschereccio, con una vittima . Fino al tragico crollo della torre piloti del porto di Genova, che il 7 maggio 2013 costò la vita a 9 persone. In quel caso è stata la Jolly Nero che con un motore in avaria non è riuscita ad arrestare una rovinosa manovra in retromarcia.    Fri, 23 Oct 2020 22:28 Covid, Rezza: «Crescono casi e ricoveri. Focolai nelle scuole, attenzione ad attività extra» - Covid, Rezza: «Crescono casi e ricoveri. Focolai nelle scuole, attenzione ad attività extra» Lo ha affermato il direttore generale della prevenzione sanitaria - Agenzia Vista/Alexander Jakhnagiev    Fri, 23 Oct 2020 21:04 De Luca: "Chiedo lockdown totale al governo, in Campania chiudo tutto" - De Luca: "Chiedo lockdown totale al governo, in Campania chiudo tutto" Il presidente della regione sull'emergenza Coronavirus - Agenzia Vista/Alexander Jakhnagiev    Fri, 23 Oct 2020 21:00 «L'Aria che Tira» non va in onda, l'annuncio di Myrta Merlino: «Sto bene, ho fatto il tampone» - «L’Aria che Tira» non va in onda, l’annuncio di Myrta Merlino: «Sto bene, ho fatto il tampone» La conduttrice della trasmissione di La7: «Torniamo lunedì» - Corriere Tv    
Santagatesi illustri
Stefano Cavaliere L'uomo - il Parlamentare - il Giurista
Stefano Cavaliere L'uomo - il Parlamentare - il Giurista

Retrospettiva  dell’on. avv. Stefano Cavaliere

Note biografiche 

Nasceva a Sant’Agata di P. (FG) il 14 novembre 1920, ultimo di sei figli. I genitori Leonardo e Maddalena Pietrocola erano umili e tenaci lavoratori della terra che, come tanti concittadini, erano costretti a fare di necessità virtù.

Il suo paese, arroccato su uno dei monti dell’Appennino Dauno Meridionale a forma piramidale, gravita verso l’Irpinia e la Basilicata ed ha un territorio tra i più estesi della Provincia di Foggia, con circa dodicimila ettari. Scrive il prof. Michele Antonaccio nel suo libro Foggia e la sua provincia: «A circa 800 metri, su di una solida e snella montagna di forma elegante e proporzionata, s’erge Sant’Agata con un maestoso castello alla sommità. Sembra il diadema della regina delle alture, che le fanno corona per il suo glorioso passato e per il promettente avvenire».

I suoi abitanti, nella prima metà del secolo scorso, erano prevalentemente, contadini, salariati, affittuari e piccoli proprietari; spesso prestavano le loro opere in qualità di “braccianti” per integrare le entrate familiari. Anche i bambini davano il loro contributo nei lavori, anziché Sin dall’età scolare metteva in evidenza la personalità non comune e le elevate potenzi frequentare le scuole elementari presenti in loco. L’alfabetizzazione del paese crescerà lentamente solo nei decenni successivi.

Molte famiglie vivevano in case piccole ed anguste con la presenza anche d’animali, in situazioni igienico-sanitarie precarie, mentre altre vivevano in campagna. Le condizioni di vita erano disagiate per tutti, ma spesso la generosità d’alcune persone dava conforto e assistenza a che ne aveva urgente bisogno. L’uso del denaro era limitato e, spesso, le merci erano barattate con i prodotti della terra.

In tale situazione socio-economica o meglio arcaica rurale cresceva Stefano Cavaliere. All’età scolare cominciava a frequentare le scuole elementari, ben presto mettendo in evidenza la sua personalità non comune e le sue elevate potenzialità intellettive, di cui era molto fiero il suo maestro Domenico Rosati.

Alfonso De Capraris ha scritto in un articolo pubblicato sul sito “Santagatesinelmondo”: «Il comune amico Bonifacio Florio, coetaneo di Nicola (fra i due correva una differenza di soli quattordici giorni: 15-29 febbraio 1920), mi raccontava che da piccoli Nicola D’Onofrio e Stefano Cavaliere erano i più bravi del maestro Rosati. Se il buon giorno si vede dal mattino . . .».

Progrediva negli studi senza alcuna insicurezza, fra l’ammirazione dei compagni di scuola ed il compiacimento dei familiari. Mostrava la grinta di chi voleva arrivare lontano, nemmeno le vacanze riuscivano a fermarlo: nelle ore del tempo libero era capace di isolarsi con un libro per studiare in tranquillità.

Frequentava l’ambiente della Chiesa, come chierichetto e questa decisiva esperienza gli consentiva di provare già l’ebbrezza del protagonismo in pubblico, con la massima disinvoltura.

Alla fine del ciclo scolastico elementare, il maestro Rosati si rivolgeva al padre di Stefano, perché potesse frequentare la scuola media fuori paese, assumendosi ogni responsabilità per il buon esito degli studi. Egli era convinto che un ragazzo con quelle capacità, non doveva rimanere confinato in un paese così arretrato.

Nonostante gli sforzi del ministro Bottai per adeguare l’istruzione alle nuove condizioni di vita create dagli avvenimenti politici, la scuola fascista rimaneva nei suoi fondamenti scuola di classe, preclusa sostanzialmente al popolo, per garantire un’ancor più efficace selezione sociale; in modo che coloro che erano fruges consumere nati non fossero indotti nella tentazione di frequentare scuole non consone alle condizioni economiche.

I genitori di Stefano, che non potevano permettersi di mandare un figlio agli studi superiori, facevano resistenza alla pressione del maestro, ma poi si arresero alle giuste motivazioni. È solo da immaginare lo sforzo economico della famiglia, che dovette vendere anche degli appezzamenti di terreno!

L’allievo diede soddisfazioni ai familiari e al suo maestro con un brillante successo negli studi, sempre riconoscente. Conseguiva il Diploma d’Abilitazione Magistrale presso il Regio Istituto Magistrale di Salerno nella sessione estiva dell’anno scolastico 1939 e in quella estiva del 1940 la Maturità Classica.

Il 10 giugno 1940 l’Italia entrava in guerra contro la Francia e la Gran Bretagna. Molti studenti universitari, pur potendo usufruire di permessi per sostenere gli esami universitari, decidevano di non arruolarsi volontariamente. Gerardo Maruotti nel suo libro L’Impero di paglia metteva in evidenza l’atteggiamento di alcuni studenti di Sant’Agata durante questo periodo storico, quando scriveva: «Alcuni studenti non sorvegliati, fanno propaganda sovversiva al fascismo». Parlando del giovane Stefano Cavaliere riferiva: «Uscito fino fino dalla scuola cattolica del maestro Rosati aspetta la caduta del Fascio, perché vuole, nientemeno, sedere alla Camera, a Roma».

Inoltre, per evidenziare le condizioni poco igieniche in cui vivevano i cittadini di Sant’Agata, riportava questa frase di Stefano Cavaliere: «Io tirerei con la cavezza i fautori della guerra, come si tirano i muli testardi, e li porterei qui a Sant’Agata. Dico Sant’Agata, per non fare un elenco dei tanti paesi come il nostro, sparsi nella penisola. Sapete che cosa mostrerei? Quella fila lunghissima di “escrementi” fuori del paese, dove vanno a raspare le galline delle case più vicine, appena uno si alza e comincia a tirar su i calzoni. Voglio dire che qui ci sono bambini, che fanno i loro bisogni all’aria aperta, perché ci sono ancora non so quante strade della periferia sfornite di fognatura».

Nel luglio del 1941 erano chiamati alle armi il terzo e l’ultimo scaglione degli studenti universitari, oltre a quei laureati che, per ragioni di studio, avevano ottenuto il rinvio del servizio militare. Stefano era reclutato presso il 56° Reggimento Fanteria in Mestre, territorio di guerra, e aggregato al Comando Truppe Deposito 72° Fanteria, per frequentare i corsi indetti per gli studenti universitari. Nominato Caporale e poi Sergente, era successivamente ammesso al corso A.U.C., presso la scuola di Fano.

Al servizio della Patria svolgeva, con spirito di adattamento ogni compito assegnatogli. Non impiegato operativamente, perché lo Stato Maggiore Generale dell’Esercito, evitava di compromettere l’incolumità di uomini, che sarebbero stati la classe dirigente del domani.

Contemporaneamente con grossi sacrifici si preparava agli esami universitari. Nominato sottotenente di complemento con Regio Decreto del 9 ottobre 1942, concludeva con tale grado il servizio militare il 19 maggio 1943; nello stesso anno (8 settembre) l’Italia si arrendeva ai conquistatori alleati anglo-americani.

Laureatosi brillantemente in Giurisprudenza, s’iscriveva all’Albo dei Procuratori di Napoli il 5 gennaio 1946 e successivamente all’Albo degli Avvocati di Napoli il 16 novembre 1948. La sua formazione professionale ha fruito della gloriosa tradizione dei giuristi partenopei, tra cui il penalista Amerigo Crispo e il suo “mitico” professore universitario avv. Alfredo De Marsico. Quindi emergeva per le sue doti, affermandosi in molti procedimenti giudiziari, ove il suo stesso tutor non riusciva ad avere ragione. Aveva imparato, infatti, l’arte oratoria con un’ampia capacità di aggettivazione, abilità di cui si servirà anche in politica.

Trasferitosi da Napoli a Foggia, si iscriveva il 27 marzo 1952 all’Albo degli Avvocati di Foggia e il 21 dicembre 1953 all’Albo speciale degli avvocati ammessi al patrocinio dinanzi alla Corte Suprema di Cassazione. Penalista, onorava la toga per preparazione giuridica, onestà professionale e forza di carattere. Per la sua attività forense aveva modo di conoscere gli aspetti diversi delle azioni umane. In contraddittorio con molti suoi colleghi, si sapeva gestire con sapienza e abilità oratoria, conseguendo fama indiscussa anche in ambito nazionale. Il suo nome diveniva sinonimo di sicuro successo, specie nelle controversie di carattere penale e politico.

A parte l’acutezza con la quale affrontava qualsiasi processo, la sua prima qualità era la disponibilità, la cortesia arricchita sempre da un sorriso incoraggiante, capace di rinfrancare e tranquillizzare chiunque si rivolgesse a lui sotto tensione, prescindendo da qualsiasi condizione sociale.

Poneva in essere uno strumento di comunicazione più efficace di quello attuale: il contatto umano. Difatti, conosceva quasi tutti i suoi elettori, che sovente affollavano lo studio in via Zara, n. 15 a Foggia. Qui, chiunque entrava era attirato da una targa, posta sulla parete dietro la sua scrivania, con l’iscrizione del motto personale:

Il segreto del successo è la fiducia in se stessi.

            La sua giornata cominciava alle sette del mattino e si protraeva sino a sera inoltrata con enorme sacrificio personale, ma anche di chi collaborava con lui. Ascoltava tutti, sempre nel massimo rispetto della legittimità delle richieste, e non faceva mancare una parola di conforto. Spesso le richieste che riceveva, erano attentamente esaminate e diventavano interrogazioni parlamentari, interpellanze o proposte di legge.

L’ambiente professionale frequentato a Napoli era anche molto politicizzato, con prevalenza di sentimenti monarchici, di cui sentiva l’influsso. In particolare la monarchia era vista come baluardo conservatore di fronte alle incognite del dopoguerra. La fedeltà del meridione ai Savoia si spiega anche con una propensione storica alla forma monarchica, che da lunghissimi secoli, sotto dinastie diverse, aveva retto il Sud.

Stefano Cavaliere aderiva presto al Partito Nazionale Monarchico e scendeva nell’agone della politica, da lui intesa come servizio alla collettività, senza perseguire interessi di carattere personale, anzi mettendo a disposizione della politica la sua attività professionale, per risolvere i problemi della gente.

In Italia, dal 1948 alla prima metà degli anni ’50 si avvicendavano governi formati dalla Democrazia Cristiana (nella persona di de Gasperi, che aveva la maggioranza relativa alle elezioni, con la partecipazione dei liberali, repubblicani e socialdemocratici. Il Centrismo procurava un notevole e duraturo sviluppo, assecondato dagli aiuti americani ed in particolare dal Piano Marshall.

            Nelle elezioni del 1948 sosteneva il candidato Medaglia d’oro Carlo Del Croix per il partito Nazionale Monarchico e nel 1953, a soli 33 anni, veniva eletto alla Camera dei Deputati nel predetto partito nel Collegio Foggia-Bari. Sant’Agata lo festeggiava con grande orgoglio e affetto; così numerosi simpatizzanti accorsi dai Comuni limitrofi, increduli che una piccola realtà locale potesse dare i natali ad un Parlamentare.

Gli elettori scoprivano un giovane avvocato dall’oratoria forbita ed incisiva, che sarebbe stata poi apprezzata nei Fori di tutta l’Italia. Portatore di una politica diversa, quella della personale consapevolezza della conoscenza dei problemi, particolarmente quelli legati direttamente alla gente più debole, li poneva all’attenzione dei Governi con opportuni interventi a sostegno e proposte di legge. Con la sua voce calda ed imperiosa, manifestava ideali di onestà, rettitudine e coerenza, testimoniando la formazione di una persona votata al culto della giustizia e alla piena tutela dei diritti.

I suoi comizi erano arringhe appassionate che coinvolgevano tanti uditori curiosi di ascoltarlo. Riusciva a regolare in modo gradevole la voce e la gestualità secondo i toni più consoni a quanto stava dicendo; perciò teneva viva l’attenzione del pubblico e con il crescere delle sottolineature, infiammava gli animi e scatenava gli applausi più scroscianti.

Negli anni cinquanta e sessanta, quando non vi erano le emittenti televisive e radiofoniche private, il comizio era annunciato alcuni giorni prima con mezzi di fortuna; una vera festa per le persone, che con sgomitate conquistavano la posizione sotto il palco. La folla riempiva le piazze all’inverosimile e seguiva con interesse l’oratore del momento. Successivamente chi partecipava al comizio era incaricato, in qualche maniera, di riferire nei quartieri periferici a coloro che non erano presenti.

Politico leale e corretto (i detentori del potere avevano paura della sua onestà, della sua rettitudine), rifuggiva qualsiasi compromesso, muovendosi su una linea di coerenza assoluta, che forse non gli giovava personalmente, ma serviva per un discorso politico chiaro, realistico e costruttivo. Con tali ideali, ha potuto attraversare momenti anche difficili, specialmente in politica! Quando alcuni dei suoi più stretti amici, che ricoprivano rilevanti cariche presso enti, ottenute grazie all’attività politica svolta all’interno del partito (all’indomani di un Congresso provinciale della D.C., che vide vincitori le liste dell’on. V. Russo e dell’on. S. Cavaliere), si allontanavano per opportunismo, approdando in altre correnti politiche, egli ha decisamente sofferto. Le ferite più profonde e insanabili vengono proprio dalle persone più vicine, dalle quali ci si aspetta incondizionata dedizione e riconoscenza.

Dominique Chapot sostiene: «L’amicizia si fonda su reciprocità, disponibilità, stabilità e fiducia» e l’onorevole Cavaliere, convinto di questi valori fondamentali, trattava gli amici con grande sensibilità e condivisione. Spesso trascurava il lavoro per curare gli interessi di quanti si rivolgevano a lui, preoccupandosi perfino di seguire le loro pratiche presso gli uffici istituzionali, ove si recava personalmente. Di questa sua generosità scrive Carmine Granato nell’articolo “Ricordi di un bambino del 1945”: «Naturalmente moltissimi santagatesi bussavano alla sua porta per mille motivi e la trovavano sempre spalancata».

            Per le sue qualità, molto apprezzate in campo internazionale, in seno al Consiglio d’Europa e all’Assemblea dell’Unione dell’Europa Occidentale, lo vedevano protagonista di dibattiti, specialmente in tema di difesa e di politica estera. Infatti, per dodici anni partecipava in qualità componente del Consiglio d’Europa e dell’Assemblea dell’Unione dell’Europa Occidentale. Eletto per tre volte Presidente della Commissione Difesa ed Armamenti dell’Unione dell’Europa Occidentale, si distingueva quale assertore della necessità di riequilibrare il rapporto di forze tra la Nato e il Patto di Varsavia, ai fini di garantire la sicurezza europea e del mondo libero.

            Il 29 dicembre 1954 sposava Felicia Palazzo, dal cui matrimonio nasceva l’unico figlio Leo. La consorte, i parenti e gli amici più intimi collaboravano attivamente nelle estenuanti campagne elettorali, per assicurarne il successo.

            Il 24 maggio 1967 con alcuni amici dauni residenti a Roma fondava l’associazione “Famiglia Dauna di Roma”, per rinsaldare i vincoli fra i dauni ovunque residenti e diffondere la conoscenza dei valori naturali, storici ed artistici della Daunia. Ne fu presidente per i primi dieci anni. Michele Urrasio nella pubblicazione La Famiglia Dauna di Roma a quarant’anni dalla sua costituzione lo ricorda con queste parole: «Ne sono una lampante dimostrazione le attività realizzate, nell’arco dei primi dieci anni, sotto la sapiente guida dell’on. avv. Stefano Cavaliere, il quale ha sempre creduto in questo sodalizio, guidandolo amorosamente come una creatura che ha bisogno di sostegno e di incoraggiamento, per crescere e realizzarsi nel migliore dei modi.

A lui, a lui soprattutto, spetta la primogenitura e la paternità di una Famiglia, nata sotto favorevoli auspici e pronta a guardare al futuro con rassicuranti prospettive. La sua presidenza è stato un esempio di dedizione e di impegno serio e costante, pregi che hanno consentito di affrontare e analizzare i problemi economici, civili e sociali della Daunia con competenza e passione, oltre a favorire la scelta rigorosa dei temi culturali, e a mettere in evidenza la varietà di espressione e di sensibilità degli artisti presentati».

È stato presidente del Patronato Acli di Foggia, della Federazione provinciale Combattenti e Reduci di Foggia e della relativa sezione di Foggia, nonché membro della Direzione Centrale della predetta Associazione.

In tale periodo è assurto a strenuo difensore del combattentismo di Capitanata, di cui ha risollevato le sorti, rivedendo e curando capillarmente tutta l’organizzazione nei suoi gangli vitali. Grazie alla sua azione bonificatrice in ogni angolo della provincia si è potuto tornare a parlare di amore di Patria senza alcuna perplessità.

Egli, tra l’altro, si è dedicato con tenacia e passione a tutti i problemi insoluti dei commilitoni fino alla favorevole soluzione. In particolare, ha curato la concessione del Cavalierato di Vittorio Veneto, l’assegno vitalizio ai veterani della prima guerra mondiale e la concessione dei benefici contenuti nella legge 336/70. La sua gratificazione si esternava nel momento in cui appuntava le decorazioni sul petto degli Eroi, perché vedeva concretizzarsi lo spirito delle leggi in favore dei combattenti e reduci, le quali portavano anche la sua firma!

Dal 1972 al 1976 dirigeva il quindicinale «Ordine Democratico», periodico di politica, cultura e informazione, di cui la maggior parte degli articoli di fondo sono riportati in questo libro.

            Dopo essere stato eletto per ben sei volte alla Camera dei Deputati, la sua esperienza parlamentare terminava con l’elezione a Senatore nel 1983. Dopo essere stato eletto per ben sei volte alla Camera dei Deputati, la sua esperienza parlamentare terminava con l’elezione a Senatore nel 1983. Da parlamentare non bramava posti di comodo o di alto prestigio, perché l’attenzione ed il tempo erano esclusivamente rivolti alle persone della sua terra. Difatti in ogni incarico profondeva l’autorevolezza della poliedrica preparazione, la passione per la terra di Capitanata e l’esempio della sua probità. Forniva parametri etici e culturali sui quali modellare il rapporto fra le istituzioni e la società, proponendo soluzioni a problemi generali e locali. Protagonista d’iniziative, che ancora affermano il prevalere dei valori fondanti della nostra civiltà sui motivi di disgregazione, evidenziava, sempre, i meriti dell’etica solidale, egualitaria ed universale, rispetto ai tanti aspetti deteriori della nostra società.

Serviva in semplicità la causa del suo Paese con la serietà della vocazione politica e giuridica, fornendo tutta la sua collaborazione ed il frutto delle esperienze vissute. Oggi, se si può discutere su come migliorare alcune leggi dello Stato, sulla struttura stessa delle entità locali, è possibile grazie ad uomini come lui, che si sono impegnati allo spasimo, formando anche intere generazioni. Infatti, la grande dedizione al lavoro, la passione civile, l’ostinata coerenza ai suoi principi etici hanno spronato e favorito la formazione delle coscienze di coloro che lo seguivano politicamente e professionalmente e in generale della gente di Capitanata.

Nel 1992 s’iscriveva alla Delegazione provinciale di Foggia dell’Istituto Nazionale delle Guardie d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon, per la quale teneva pregevoli conferenze:

-         21.12.1997 sulla figura di “Vittorio Emanuele III”;

-         11.11.2000 “Dallo Statuto Albertino alla Costituzione Repubblicana”;

-         09. 03.2001 “La bandiera italiana dalle origini” (riportata a pag. 131).

            Negli ultimi anni, durante i quali si allontanava dall’attività politica, si dedicava alla professione di avvocato, vivendo con maggiore serenità i fatti contemporanei, dando il proprio contributo alle iniziative territoriali, ritenute più conformi ai suoi ideali. Il 29 novembre 1997 è premiato dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Foggia con la “Toga d’oro” per i suoi cinquanta anni di professione forense.

            In questi anni le aule giudiziarie, ove teneva le difese più appassionate, erano sempre gremite sia da coloro che erano coinvolti nei processi sia da estimatori, che vi si recavano per il solo desiderio di ascoltare le sue forbite e brillanti arringhe, ricche di contenuti. Era una vera e propria icona delle tecniche difensive e non mancava di anteporre le lodi del suo avversario, anche se poco meritevole. Per meglio conoscere la sua arte oratoria bisogna tener presente che era dotato di eloquenza e di connotazioni non verbali quali il gesto, la mimica, l’inflessione della voce. Il suo discorso diventava così avvincente e convincente da persuadere i Giudici nel concedere quella assoluzione, che egli tanto desiderava per i suoi assistiti.

Profondamente legato alla sua terra, ai suoi prodotti e alle sue genti, settimanalmente accettava di viaggiare per Roma, ove risiedeva la sua famiglia. Così anche per le festività natalizie del 2001, dopo i rituali auguri e saluti agli amici, il 23 dicembre rientrava in auto a Roma. Era l’ennesimo viaggio e bastavano poche ore di auto con andatura tranquilla per raggiungere i suoi cari, ma l’inesorabile destino lo attendeva. Un inspiegabile incidente stradale, in cui la sua auto sbandava più volte contro il guard-rail dell’autostrada A14 tra Pescara ovest e Pescara sud nel territorio di Francavilla, interrompeva il viaggio e la vita di Stefano Cavaliere, lasciando un vuoto incolmabile non solo negli amici, che per anni avevano avuto il piacere di stargli vicino, ma anche nell’ambito politico.

            Ai solenni funerali, svoltisi il 26 dicembre 2001, giorno di Santo Stefano nella chiesa di Gesù e Maria in Foggia, il celebrante Padre Armando Gravina, con alate parole, teneva l’orazione funebre, creando una mistica atmosfera di commossa partecipazione assembleare. Quantunque non conoscesse personalmente Stefano Cavaliere, aveva sentito parlare di lui come di persona che aveva solo fatto del bene al prossimo. La sua dipartita suscitava profondo cordoglio e costernazione nell’animo di tutti, per aver perduto un grande amico, un illustre personaggio.

            Dopo la sua morte la famiglia donava la biblioteca e lo studio al Comune di Sant’Agata di Puglia. L’Amministrazione Comunale, guidata dal Sindaco Dott. Vito Nicola Cristiano, riallestiva fedelmente lo studio in una sala del castello imperiale con la collaborazione delle operatrici del Servizio Civile della locale Pro Loco. La sala è visitabile al pubblico a testimonianza dell’affetto che Sant’Agata di Puglia conserva nei confronti dei suoi figli più insigni.

La manifestazione pubblica di commemorazione alla persona dell’On. Stefano Cavaliere, con l’inaugurazione del predetto studio, avveniva il 29 agosto 2005 alla presenza di numerose personalità politiche della Capitanata e del ministro della Repubblica Carlo Giovanardi. Questi evocava il valore, l’impegno e la capacità con cui l’illustre santagatese, nei suoi oltre cinquant’anni di attività politica, aveva saputo farsi interprete delle esigenze del territorio, rimarcando, tra l’altro, i suoi convincimenti e la perseveranza nel difenderli. Concludeva con queste parole: «E’ giusto che il Comune di Sant’Agata di Puglia lo ricordi come uno dei suoi cittadini migliori». 

Note sull’attività parlamentare 

E’ d’obbligo tracciare una breve cronistoria degli eventi politici che hanno scandito la vita dell’on. Stefano Cavaliere. Ripercorrendoli, emergono le caratteristiche che hanno contraddistinto il suo modo di interpretare non solo la politica, ma le esigenze del nostro territorio. In sintesi, quanto è stato da lui fatto in cinquant’anni, quanto grande è stato l’impegno e quanta intelligenza ha profuso nell’affrontare i problemi, che hanno interessato il nostro Paese.

 Nel corso delle competizioni politiche teneva numerosi pubblici comizi in tutti i comuni interessati alle elezioni della provincia di Foggia e di Bari, parlando anche in cinque, sei comuni nello stesso giorno. Era un appassionato ed instancabile oratore, con un uditorio sempre nutrito e bramoso di ascoltarlo, esprimeva al meglio la sua vena brillante, penetrante e convincente, perché partiva da una mente lucida, amante della verità, degli ideali, dei valori: Dio, Patria, Famiglia. Testimone dei suoi convincimenti, fermo difensore, era forte e chiaro quando nei comizi o nelle conferenze affrontava problematiche sociali, etiche e politiche. Non aveva mezze parole nel condannare i mistificatori della verità; lo faceva con tanta veemenza e con tale sicurezza che, pure i suoi avversari, dovevano ammetterne la veridicità.

Nei primi anni Cinquanta la Destra monarchico-missina, amministrava la nostra città, ma era anche presente ed attivo un partito cattolico forte e vitale: la Democrazia Cristiana. Questa si avviava a future e notevoli affermazioni, mentre il partito Comunista, ancora alla ricerca di un’integrazione effettiva dello Stato, si imponeva con uomini di alto valore culturale e politico ed il Partito Socialista contava su personalità di spicco.

            Si riporta la sintesi dell’intervento di Stefano Cavaliere, nel ruolo di Consigliere comunale di Foggia, in un’Assemblea condotta dall’on. Gustavo De Meo, per un programma presentato all’ultimo momento e in maniera sintetica:

Una Giunta di minoranza che minaccia «o mi date i voti per una Giunta di minoranza, o viene il Commissario» significa commettere un atto di prepotenza, verso il quale noi abbiamo tutto il diritto, ed anzi abbiamo il dovere di opporci, contro il quale abbiamo il diritto ed il dovere di resistere. I problemi di Foggia sono tali e tanti che non si possono risolvere con una Giunta di minoranza, di per sé stessa instabile, non sicura: una Giunta di minoranza che non abbia dietro di sé il conforto di una maggioranza pre-costituita.

Noi, quindi, siamo nettamente contrari e per dimostrare ancora a Foggia essere più clamoroso questo nostro dissenso, questa nostra ribellione al sopruso, al ricatto che vuole fare il centro democratico, come si appella, alla fine di queste dichiarazioni e prima che si dia inizio alla votazione abbandoneremo l’aula.

Educato nello spirito all’amore di Patria e ai valori della libertà e giustizia, si distingueva per il suo entusiasmo come parlamentare in sette legislature: sei alla Camera dei Deputati ed una al Senato della Repubblica. Le prime due nel Partito Nazionale Monarchico, le altre nella Democrazia Cristiana, affrontate sempre con parsimonia di mezzi propagandistici.

L’on. Donato De Leonardis così lo ricorda tra i Deputati della Provincia di Foggia nel suo libro Eventi democristiani: «L’attività parlamentare di Stefano Cavaliere è stata molto rilevante. Attento agli avvenimenti della società civile, rilevava gli assillanti problemi, portandoli all’attenzione dei Governi. Con le sue proposte di legge, concorreva a risolverli, anche sollecitandoli con numerosi interventi a sostegno e approvazione dei Disegni di legge. Con atti e indirizzi di controllo sorvegliava le attività governative». 

II LEGISLATURA

Elezioni del 7 giugno 1953 

Candidato nel Partito Nazionale Monarchico per la II Legislatura, veniva eletto per la prima volta Deputato al Parlamento nel Collegio di Bari-Foggia nelle votazioni del 7 giugno 1953. Riceveva 14.413 preferenze: 9.435 in provincia di Foggia e 4.978 in quella di Bari. Unico eletto del partito, perché l’on. Carlo Delcroix, pur ricevendo 13.251 consensi, non era confermato.

            Carmine Granato nel già citato articolo “Ricordi di un bambino del 1945” scrive: «Quando egli fu eletto Deputato nelle file del Partito Monarchico Italiano, di cui era segretario nazionale Alfredo Covelli, Rocco Barbetta ere4sse un arco di trionfo in alloro a poche centinaia di metri dalla curva del ponte. Tutta Sant’Agata era in festa. Gli avversari politici ostentavano indifferenza, ma in cuor loro gioivano perché sapevano che la porta dell’onorevole sarebbe stata aperta anche per loro».

La percentuale dei voti raccolti da tale partito, per la maggior parte nel Meridione, era stata del 6,9% dei voti, tanto da meritarne l’inserimento nell’area governativa. Il PNM rafforzava la sua base di consensi, accentuando i caratteri di partito di conservazione. Molti ceti medio alti meridionali puntavano esplicitamente su un programma di restaurazione economica sociale e politica, che tutelasse i loro interessi minacciati dal governo democristiano. La popolazione più umile attribuiva al governo, e quindi al partito democristiano, il disagio di una situazione economica e del lavoro sempre più carente.

Nel 1954 il gruppo guidato dall’armatore napoletano Achille Lauro lasciava il partito,

indebolendo il ruolo nazionale dei monarchici, e fondava il Partito Monarchico Popolare. I contrasti nascevano dal fatto che Achille Lauro si proponeva come obiettivo la ricerca di un accordo con la Democrazia Cristiana per la formazione di una maggioranza governativa di centro-destra, che riteneva necessaria anche per consolidare il proprio potere locale (soprattutto a Napoli), mentre il segretario del partito Alfredo Covelli era orientato a stabilire alleanze a destra con il Movimento Sociale Italiano (MSI). Inoltre, Lauro, ricco armatore navale, non intendeva più finanziare con il proprio patrimonio un partito, che si era data un’organizzazione costosa e di cui non aveva il pieno controllo. Nel frattempo la formula centrista si esauriva proprio per l’opposizione dei liberali, che non volevano le riforme mirate a rimuovere i problemi sociali più urgenti.

Nella stessa legislatura era membro della IV COMMISSIONE (ISTRUZIONE E BELLE ARTI) dal 22 luglio 1953 all’11 giugno 1958.

Numerosissime le interrogazioni con risposta presentate dall’on. Cavaliere in questa Legislatura, tra cui quelle relative alla definizione di pratiche di pensione di guerra (n. 114) e quelle di carattere generale su:

- Proposta di Medaglia d’oro alla città di Foggia per il suo eroico comportamento nell’ultima guerra;

- Trasformazione in contratti di vendita delle concessioni di poderi dell’O.N.C. nel Tavoliere della Puglia;

- Provvedimenti per gli agricoltori della provincia di Foggia danneggiate dal maltempo;

- Istituzione di nuove sedi farmaceutiche;

- Provvedimenti a favore delle zone del Gargano colpite dal recente terremoto;

- Provvidenze per le province di Foggia e di Bari colpite dal maltempo.

             Alcune attività legislative e non in Assemblea, tra cui:

- Intervento del 5 ottobre 1955 sullo “Scadimento dei costumi” con cui si sollecitava al Ministro dell’Interno

   la questione della normalizzazione contro la delinquenza ed il rispetto della legge a dieci anni dalla fine

  della guerra, la cui sconfitta aveva creato difficoltà e distruzione di valori morali;

- Richiesta, datata 19 settembre 1957, di miglioramenti economici agli appartenenti all’arma dei carabinieri e

  del corpo delle guardie di pubblica sicurezza.

- Intervento per la formazione del Governo con cui sosteneva in tutta sincerità (precipua qualità di un

  giovane quale egli era) l’impossibilità di governare con una coalizione quadripartitica, allorché la volontà

  popolare aveva sancito con il voto del 7 giugno la necessità di trovare un’altra maggioranza, per risollevare

  la grave situazione del Paese.

- Discussione del 22 febbraio 1956 in difesa del Contribuente sulla politica di inasprimento fiscale, che aveva

  portato all’aumento della spesa, specie degli investimenti improduttivi, e alla diminuzione del potere

  d’acquisto della lira. Il contribuente italiano compiva il suo dovere, mentre lo Stato non amministra nel

  modo migliore il denaro del contribuente. Il palese appoggio della sinistra al Governo poneva le premesse

  perché si inserisse nella maggioranza parlamentare e divenisse maggioranza attraverso gli errori verso cui

  essa sospingeva il Governo.

-Richiesta di chiarimenti del 22 febbraio 1956 sui disordini fomentati da alcuni istigatori mentre i

 disoccupati di Foggia erano in attesa del sussidio predisposto dall’ECA. 

COMUNE DI FOGGIA

Elezioni amministrative del 27 maggio 1956 

La competizione elettorale amministrativa è stata lunga e accesa. I risultati definitivi delle elezioni amministrative in provincia di Foggia fanno registrare una netta affermazione della Democrazia Cristiana (ma non tanto da poter avere la maggioranza assoluta), un leggero progresso dei social-comunisti e una regressione della destra. La formazione della Giunta a Foggia si presenta quanto mai ardua, se non impossibile, senza un’apertura della D.C. a destra o a sinistra.

Nelle votazioni al comune di Foggia del 27 maggio 1956 è candidato per la lista del Partito Nazionale Monarchico in qualità di capolista e viene eletto consigliere con 2.733 voti per il quadriennio 1956/1960.

Questo periodo d’impegno al comune di Foggia è stato di sicuro il più intenso politicamente, essendo già parlamentare alla Camera dei deputati. Eppure è stato quasi sempre presente in Consiglio comunale come risulta dal relativo registro delle delibere consiliari.

Egli aveva a cuore le sorti della città e di conseguenza ha profuso il suo impegno, mettendo a disposizione le sue idee, la sua professionalità, la sua intraprendenza, la sua moralità, tanto da essere apprezzato anche dall’opposizione.

Sin dall’inizio della gestione amministrativa svolse reiterati e motivati interventi in Consiglio per una indispensabile Giunta di maggioranza per poter amministrare saggiamente la città; le sue raccomandazioni non furono ascoltate e la destra non appoggiò l’amministrazione a guida della D.C.

Senza i necessari consensi la Giunta minoritaria fu pressoché paralizzata nella sua azione programmatica, finché il 31 marzo 1957 il sindaco notaio Girolamo Caggianelli e la Giunta furono costretti a dimettersi, non riuscendo ad approvare il bilancio di previsione 1957.

Dopo circa tre mesi di crisi comunale faticosamente si raggiunge un’intesa con il coinvolgimento dei partiti di destra e viene eletto Sindaco il prof. Vittorio De Miro insieme alla nuova Giunta per condividere il programma elaborato con gli altri partiti nell’esclusivo interesse della città.

Il programma svolto fu notevole e nutrito di realizzazioni dall’acquisizione di 176 nuove aule scolastiche all’impostazione di grandi opere pubbliche quali il carcere giudiziario, il nuovo palazzo di giustizia, il nuovo stadio comunale, due mercati coperti, oltre all’eliminazione di abitazioni pericolanti e malsane.

I suoi interventi compiuti in Consiglio comunale per questo periodo amministrativo sono molteplici e di diversa natura. Tra questi è opportuno riportare quelli che riguardano:

-         Il licenziamento di alcuni comprovati operai addetti ai giardini pubblici con relativa assunzione di altri con criteri di poca obiettività;

-         I luttuosi avvenimenti in Ungheria;

-         La proposta di riqualificazione del teatro “U. Giordano”;

-         La sospensione dell’acquisto di banchi – tipo da parte dei rivenditori del mercato “Ginnetto”;

-         Il Regolamento per la composizione delle commissioni con particolar riguardo alla rappresentanza proporzionale;

-         L’appalto del servizio riscossione imposta di consumo;

-         La commemorazione all’on. Giuseppe Di Vittorio a cui riconosce la rettitudine, la fermezza, la probità e l’umanità delle sue qualità;

-         Gli acquisti di aree per la costruzione del quartiere residenziale;

-         Il Regolamento edilizio e composizione commissione edilizia;

-         L’istituzione Ufficio Legale;

-         La mozione relativa alla necessità di riqualificazione professionale del Corpo dei vigili urbani. 

III LEGISLATURA

Elezioni del 25 maggio 1958 

Di nuovo candidato nel PNM nel Collegio Bari – Foggia alle votazioni politiche del 25 maggio 1958, veniva eletto nel suo partito con 9.435 preferenze in provincia di Foggia e 4.978 in terra di Bari per un totale di 14.413 voti, nonostante la vistosa flessione di voti del suo partito. Era unico eletto nel PNM del predetto Collegio, perché l’on Carlo Delcroix, pur ricevendo 13.251 consensi non veniva confermato.

L’idea monarchica dopo 12 anni perdeva il suo fascino, così la tradizione storica risorgimentale e quella dell’unità degli italiani. La classe dirigente non riusciva a dare il giusto impulso, per un innegabile vuoto ideologico ed un’azione mirante esclusivamente alla conservazione integrale di antichi privilegi. I processi di trasformazione, che con una rapidità senza precedenti si avvicendavano nella storia d’Italia, trovavano impreparata tutta la Destra.

I due partiti concorrenti perdevano complessivamente un terzo dei voti. Anche a Napoli il partito del comandante Lauro aveva un inatteso crollo, destando sorpresa e incredulità. Perciò, dal 16 aprile 1959 i due partiti monarchici si riunivano nel Partito Democratico Italiano e dal 3 maggio 1961 nel Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica. Intanto la disaffezione elettorale dei simpatizzanti s’accentuava ulteriormente sia per lo sviluppo economico del paese sia per la grande emigrazione dal Meridione.

Al contrario la Democrazia Cristiana, sempre più attiva e concretamente operante dal 1948, aveva un esaltante successo elettorale: la sua imponente era avanzata giustificata dall’impegno nel guidare la Nazione in condizioni particolarmente dure e difficili, per farla rinascere e progredire.

Con tali motivazioni, ma soprattutto per essere vicino alla gente della sua terra e ai problemi inerenti al progresso e al riscatto sociale, in data 3 maggio 1961 aderiva al Gruppo Misto (altri otto deputati lasciarono il Gruppo Monarchico tra il 1960 ed il 1962). Rimaneva al suo interno fino al 24 gennaio 1962, poi optava per la Democrazia Cristiana.

 In tale legislatura faceva parte della I COMMISSIONE (AFFARI COSTITUZIONALI) dal 12 giugno 1958 al 30 giugno 1959, della IV COMMISSIONE (GIUSTIZIA) dal 1° luglio 1959 al 15 maggio 1963 e della V COMMISSIONE (BILANCIO E PARTECIPAZIONI STATALI) dal 12 giugno 1958 al 30 giugno 1959.

Numerose le proposte di legge presentate come primo firmatario, tra cui:

- Modifica alle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato;

- Assistenza sanitaria ai pensionati ex dipendenti degli Enti locali;

- Modifica all’art. 253 del Codice di procedura penale e all’articolo 163 del Codice penale;

- Modifica dell’art. 70 del testo unico delle norme per la protezione della selvaggina e per l’esercizio della

  caccia, approvato con regio decreto 5 giugno 1939, n. 1016.

Alcune proposte di legge presentate come cofirmatario:

- Modificazione delle norme vigenti in materia di epurazione;

- Modificazione degli articoli 164 e 175 del Codice penale;

- Provvedimenti speciali per la valorizzazione del Gargano;

- Norme per l’estensione dell’assicurazione obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia alle donne casalinghe.

Alcune interrogazioni con risposta:

- Richiesta della medaglia d’ora alla città di Foggia per il suo eroico comportamento nell’ultima guerra;

- Provvidenze in favore delle province di Foggia e di Bari colpite dal maltempo;

- Richiesta della denominazione di istituto tecnico statale commerciale mercantile, specializzato in

  contabilità meccanica all’ITC Giannone di Foggia;

            Attività non legislative e non in Assemblea:

- Richiesta provvidenze per i comuni della provincia di Foggia danneggiati dal terremoto del 21 agosto 1962

- Intervento a favore della politica di solidarietà atlantica;

- Discorso pronunciato alla Camera dei Deputati il 22 ottobre 1958 sul principio che sacra è la difesa della

  patria.

IV LEGISLATURA

Elezione del 28 aprile 1963 

Nelle votazioni politiche del 28 aprile 1963 riceveva 35.553 preferenze, 26.207 in provincia di Foggia ed 9.436 in provincia di Bari; mancava qualche centinaio di voti per essere eletto. Il partito monarchico riceveva una drastica riduzioni in termini percentuali (dal 5% all’1,7%), nonostante l’unificazione dei due partiti monarchici.

Alle politiche del 1963 il PDIUM otteneva solo l’1,7% dei voti e in quelle del 1968 l’1,3%. L’affermazione politica del partito trovava ostacolo nella distensione internazionale e nella progressiva debolezza dello schieramento conservatore, tanto che si giungerà al dissolvimento del partito nell’autunno del 1971. La maggior parte dei monarchici confluiva nel Movimento Sociale Italiano, ribattezzato per l’occasione MSI-Destra Nazionale.

In tale circostanza, la DC subiva una consistente flessione, pur conservando la maggioranza relativa con il 38% dei voti, grazie soprattutto all’elettorato cattolico. Il PCI cresceva più degli altri partiti sino al 25% dei voti, per un preciso programma politico e con massiccia propaganda presso i lavoratori emigrati. L’on. Togliatti chiedeva di poter partecipare al Governo.

 Anche in tale periodo l’on. Cavaliere testimoniava l’affetto alla sua gente, recandosi nei Comuni, per ringraziare gli elettori ed esortarli ad un maggiore attaccamento alla DC. Ad Apricena l’8 giugno 1963 in un comizio così riferiva:

La DC ha accusato una fase di stasi, ma il voto del 28 aprile segna il ristagno politico di tutta la destra, perché essa, presa in blocco, non solo non rappresenta un’alternativa alla DC, ma neanche può contrapporsi alle forze della sinistra. E’ quasi impossibile spiegarsi l’avanzata dell’estrema sinistra se si vuole continuare a sostenere che essa trova terreno fertile soltanto negli strati sociali meno abbienti ed intellettualmente meno dotati. Oggi constatiamo che l’ignoranza e la miseria non sono le uniche componenti di questo successo.

L’attuale congiuntura politica non prevede alternative al centro – sinistra, ma la DC non dovrà piegarsi a tutte le richieste, più o meno impossibili, dei socialisti; perché la DC ha ideologia, tradizioni, programmi suoi ed un elettorato vasto che non può tradire.

Auspicava a Moro la formazione di un governo stabile ed efficiente, ma dopo vari tentativi l’incarico veniva affidato all’on. Leone, assumendo carattere tecnico e amministrativo (con preponderante adempimento delle scadenze costituzionali). Per la prima volta un Governo (DC – PSDI – PRI – PDIUM) si presentava alle Camere a chiedere la fiducia. Si astenevano PSI e PLI, contrari il PCI ed il MSI.

Successivamente si formavano Governi di centro–sinistra e Moro ne presiedeva cinque. Il merito maggiore di tale formula di governo era stato quello di allargare la base sociale dello Stato e di aprire il Paese ad un costume di libertà più ampio. L’Italia raggiungeva un alto grado di benessere sociale ed economico.

 

V LEGISLATURA

Elezioni del 19 maggio 1968

 

Nei tanti comizi precedenti le votazioni del 1968, l’on. Stefano Cavaliere evidenziava l’efficacia della politica condotta dalla DC in favore del Mezzogiorno, affermando che l’azione del Governo aveva contribuito in maniera determinante a trasformare il volto del Sud. In Capitanata gli uomini della DC si erano adoperati con impegno e capacità, per dotare la nostra provincia di quelle attrezzature industriali, che avrebbero creato per l’avvenire maggiore produzione, ulteriori fonti di lavoro e graduale eliminazione della dolorosa piaga dell’emigrazione.

Alle elezioni per la V Legislatura la DC in Capitanata avanzava rispetto alle precedenti elezioni

politiche del 1963, mentre il PCI era stazionario. Venivano eletti addirittura quattro deputati: Vincenzo Russo, Gustavo De Meo, Donato De Leonardis e Stefano Cavaliere. Quest’ultimo riceveva 61.302 preferenze, 48.748 in provincia di Foggia e 12.554 in provincia di Bari.

A livello nazionale la destra subiva una netta diminuzione a favore dei partiti del centro–sinistra e dell’estrema sinistra. I risultati indicavano una tendenza dell’elettorato a radicalizzare le posizioni del centro–sinistra, riducendo il peso delle altre formazioni dello schieramento politico italiano. Formava il Governo l’on. Leone, occupando lo stesso spazio politico dei Governi precedenti dal 1964. Riconoscimento e gratitudine veniva riconosciuta a Moro con il premio Stefano Brun il 25 giugno 1968, anche se non era riuscito a portare a termine quanto prefissato. Tale premio era riservato a coloro che con la loro opera avevano apportato un concreto e significativo contributo all’industrializzazione dell’Italia meridionale e delle isole.

Nelle sezione democristiane (aprile 1971), ove si recava abitualmente di domenica in vista delle elezioni provinciali, l’on. Cavaliere affermava che:

La situazione politica generale era delicata, con gravi conseguenze sul campo economico, perché l’incertezza di indirizzo politico e la complicazione nella sfera di competenza degli organi dello Stato e dei sindacati aveva creato un clima di sfiducia, che si rifletteva negli investimenti, con la preoccupante conseguenza di una recessione, che avrebbe potuto avere sbocchi fatali. Se si volevano creare le condizioni per una duratura ripresa, concludeva era necessario:

-         valutare meglio gli apporti estremisti e chiarire definitivamente nell’area governativa i rapporti con il partito socialista italiano, rispondendo con un chiaro no agli “equilibri più avanzati” e prospettando un’alternativa, qualora il PSI dovesse persistere nella sua impostazione.

-         ridimensionare le correnti nell’interno della Democrazia Cristiana, specialmente nel loro modo di agire.

            In tale legislatura diveniva membro della GIUNTA PER L’ESAME DELLE DOMANDE DI AUTORIZZAZIONE A PROCEDERE IN GIUDIZIO dal 12 marzo 1971 al 24 maggio 1972, della IV COMMISSIONE (GIUSTIZIA) dal 10 luglio 1968 al 24 maggio 1972 e della COMMISSIONE SPECIALE PER L’ESAME DELLE PROPOSTE DI LEGGE CONCERNENTI LA DISCIPLINA DEGLI IMMOBILI URBANI dal 12 novembre 1968 al 24 maggio 1972.

Alcune proposte di legge presentate come primo firmatario:

- Norme integrative sulla immissione di insegnanti abilitati nei ruoli della scuola media;

- Costituzione in comune autonomo della frazione di Ordina e Zapponata in provincia di Foggia;

- Integrazione delle norme concernenti lo stato giuridico e la carriera dei segretari comunali e provinciali;

- Modifica dello stato giuridico degli ufficiali del Corpo delle guardie di pubblica sicurezza;

- Concorso speciale per titoli a posto di preside.

Alcune proposte di legge presentate come cofirmatario:

- Ristrutturazione del Corpo forestale dello Stato

- Norme a favore dei dipendenti civili dello Stato, degli enti ed istituti di diritto pubblico, ex combattenti

  mutilati ed invalidi di guerra e categorie assimilate;

- Nuova disciplina ed estensione degli assegni familiari ed aumento delle loro misure;

- Nuove norme per la repressione del commercio illegale, la propaganda e l’uso illegittimi di stupefacenti;

- Disciplina giuridica delle associazioni sindacali, del contratto collettivo di lavoro, dello sciopero e della

  serrata.

- Modifiche e integrazioni al testo unico delle leggi sul Mezzogiorno.

 

VI LEGISLATURA

Elezioni del 7 maggio 1972

 

Nella campagna elettorale precedente le votazione del 7 e 8 maggio 1972 l’on. Stefano Cavaliere criticava l’appoggio dei socialisti con queste parole:

E’ impossibile pensare ad una riedizione del centro – sinistra, perché non si può avere più alcune fiducia nel PSI, il quale andrebbe sempre più confermando la sua vocazione per un «neo – fascismo» pericoloso. Anche se dovesse rinunciare con le parole agli «equilibri più avanzati», non vi sarebbe ugualmente motivo di avere fiducia, sulla scorta di precedenti esperienze. L’unica possibilità di uscire dall’incertezza è quella di consentire la realizzazione della politica della centralità democratica. L’indebolimento della DC, auspicato dal PCI, dal PSI da una parte e dal MSI dall’altra renderebbe ingovernabile il Paese, oppure farebbe realizzare gli equilibri più avanzati, con conseguenze disastrose per l’economia, l’ordine e la democrazia.

Alle votazioni partecipava il 93,1% degli elettori, l’affluenza massiccia alle urne confermava la fondamentale saggezza e maturità dell’elettorato. La DC manteneva i suoi seggi al Senato e alla Camera, mentre le previsioni le attribuivano una perdita del 2 – 2,5% dei voti.

Stefano Cavaliere riceveva 61.337 voti, 17.332 in provincia di Bari e 44.005 in provincia di Foggia. L’impegno politico, profuso a favore della D.C. dalla segreteria provinciale di Zingrillo, produceva larghi successi con l’elezione di tre Senatori (Follieri a Lucera, Barbaro a Cerignola, Curatolo a Foggia) e ben cinque Deputati foggiani sui dieci assegnati nel collegio FG-BA (Cavaliere, De Leonardis, De Meo, Russo e Salvatori).

Nella stessa legislatura era componente della Giunta per l’esame delle domande di autorizzazione a procedere in giudizio dal 4 luglio 1972 al 4 luglio 1976, della II COMMISSIONE (INTERNI) dal 25 maggio 1972 al 4 luglio 1976, della COMMISSIONE SPECIALE PER L’ESAME DEI PROVVEDIMENTI CONCERNENTI LA DISCIPLINA DEI CONTRATTI DI LOCAZIONE DEGLI IMMOBILI URBANI dal 5 aprile 1973 al 4 luglio 1976 e della COMMISSIONE DI VIGILANZA SULLA CASSA DEPOSITI E PRESTITI E SUGLI ISTITUTI DI PREVIDENZA dal 18 giugno 1975 al 4 luglio 1976.

Intanto si avevano diversi tentativi per la formazione di un Governo, tanto che nei comizi di ringraziamento agli elettori nei vari comuni, l’on. Cavaliere così si esprimeva:

Per la soluzione della crisi governativa la DC deve tenere conto che i problemi più importanti ed urgenti da affrontare sono l’economia e l’ordine pubblico. Occorre chiarezza di impostazione, omogeneità di indirizzi, decisione nel voler superare gli ostacoli.

Tra gli interventi di rilievo egli pose all’attenzione del Parlamento il problema dell’aborto, ritenendolo un illecito, un vero e proprio delitto. La decisione del Governo di dichiarare la sua neutralità deriva dalla precarietà della maggioranza che lo sostiene, anzi dall’inesistenza della stessa.

Fu in questa legislatura e precisamente il 18 novembre 1974 che egli propose, a nome della Giunta per le autorizzazioni a procedere, che non fosse concessa l’autorizzazione a procedere contro Giorgio Almirante, mentre tutto il suo partito era di parere opposto (Cfr. art. “Antifascisti e Anticomunisti” a pag. 81).

 

Alcune proposte di legge presentate come primo firmatario:

- Modifiche alle norme per il conseguimento dell’abilitazione all’insegnamento nelle scuole secondarie;

- Nuova disciplina dei trattamenti previdenziali e assistenziali delle ostetriche;

- Modifiche alla legge 2 febbraio 1973, n. 14, recante norme sugli appalti di opere pubbliche;

- Modifiche alle norme sul nuovo ordinamento dei segretari comunali.

Alcune proposte di legge presentate come cofirmatario:

- Norme a favore degli ex combattenti ed assimilati;

- Elezione popolare diretta del sindaco;

- Revisione degli articoli 56,57,58,70, e 74 della Costituzione;

- Disposizione in materia di assistenza ai sordomuti;

- Norme transitorie riguardanti il personale docente dell’università;

- Riordinamento del servizio statistico nazionale;

- Norme in materia di comando del personale con rapporto di pubblico impiego.

 

VII LEGISLATURA

Elezione del 20 giugno 1976

 

Nei vari comizi precedenti le votazioni del 20 e 21 giugno 1976 accennava al trasformismo del PCI, che avendo compreso l’impossibilità di arrivare al potere attraverso l’enunciazione dei suoi postulati, accettava il sistema democratico e pluralistico.

Altrettanto critico era nei confronti del PSI, che non era stato all’altezza del socialismo democratico europeo, per divenire veramente quell’alternativa alla DC, che era il disegno essenziale della politica di centro–sinistra; al contrario aveva condizionato la DC, immobilizzando l’attività governativa e non rendendone possibile un discorso programmatico serio ed a lungo respiro.

Il disimpegno dei socialisti nell’aprile 1976 al governo portava alla elezioni anticipate del 20 e 21 giugno 1976. Tali votazioni consentivano alla DC di mantenere le posizioni del 1972 e di aumentare in maniera consistente rispetto alle regionali del 1975. I partiti laici subivano pesanti perdite, mentre a sinistra cresceva solo il PCI. La Tass faceva rilevare che l’epoca di governare l’Italia sulle basi dell’anticomunismo era finita e non sarebbe più ritornata.

L’on. Stefano Cavaliere veniva eletto con 47.490 consensi, 32.611 in provincia di Foggia e 14.879 in quella di Bari. In questa legislatura era membro della GIUNTA PER L’ESAME DELLE DOMANDE DI AUTORIZZAZIONE A PROCEDERE IN GIUDIZIO dal 15 luglio 1976 al 19 giugno 1979, della II COMMISSIONE (INTERNI) dal 5 luglio 1976 al 19 giugno 1979, della COMMISSIONE PER LA VIGILANZA SULL’AMMINISTRAZIONE DEL DEBITO PUBBLICO dal 28 ottobre 1976 al 19 giugno 1979, della RAPPRESENTANZA ITALIANA ALL’ASSEMBLEA PARLAMENTARE DEL CONSIGLIO D’EUROPA dal 6 ottobre 1976 al 19 giugno 1979, della COMMISSIONE PARLAMENTARE PER IL PARERE AL GOVERNO SULLE NORME DELEGATE PER IL RIORDINAMENTO DEGLI ENTI PUBBLICI E ELE RAPPORTO DI LAVORO DEL PERSONALE DIPENDENTE dal 5 agosto 1976 al 10 agosto 1976.

Nel commentare i risultati delle elezioni politiche in alcuni paesi della provincia di Foggia sosteneva che:

La tenuta della DC rispetto alle politiche del 1972 aveva un significato preciso, quello di una irrinunciabile contrapposizione al comunismo. Il recupero rispetto alle regionali del 1975 era dovuto esclusivamente a chi aveva sempre votato anticomunista, ritenendo di dover fare quadrato intorno alla DC, per evitare che venisse scavalcata dal PCI e per darle forza necessaria, perché rimanesse il partito guida del paese.

La situazione politica generale si è aggravata, perché non è possibile una maggioranza democratica senza il PSI: è sperabile che questo partito con la notevole flessione che ha subìto si renda conto che l’elettorato ha bocciato la sua politica tendente al frontismo per l’alternativa di sinistra e che ha giovato solamente al PCI, accreditandolo come l’unico partito capace di far uscire l’Italia dalle difficoltà che attraversa.

Il PSI dovrebbe rendersi conto che solamente una maggioranza di solidarietà veramente democratica, delimitata sia a destra che al PCI, potrebbe dare al Paese un governo stabile, che, nella chiarezza dell’indirizzo politico, dovrebbe affrontare i problemi dell’economia, le riforme, l’ordine pubblico, creando, oltre tutto, un clima di fiducia per gli operatori economici interni e stranieri. Se il PCI dovesse insistere nella sua tesi di governo di emergenza, comprendente i comunisti, le cose si complicherebbero, con sbocchi imprevedibili e pericolosi. In questo caso occorrerebbe che la DC convocasse un congresso straordinario, per le decisioni da sottoporre all’elettorato.

            Alcune proposte di legge presentate come primo firmatario:

- Obbligatorietà dell’esame radiografico preventivo nella prima e terza classe della scuola elementare e nella

  prima classe della scuola media inferiore;

- Passaggio in ruolo in qualità di professore straordinario universitario dei docenti in possesso dei tre titoli di

  assistente ordinario, libero docente ed incaricato stabilizzato al 1° ottobre 1973;

-  Norme per la unificazione della riscossione contributiva e per il coordinamento delle attività previdenziali;

Alcune proposte di legge presentate come cofirmatario:

- Riforma della legislazione cooperativistica;

- Norme in materia urbanistica;

- Principi fondamentali in materia di formazione professionale;

- Istituzione dell’università a Foggia, terzo centro universitario pugliese;

- Istituzione di un Albo degli amministratori di condomini ed immobili;

- Tutela preventiva della sicurezza pubblica;

- Legge quadro sull’assistenza e i servizi sociali;

- Modalità di votazione dei cittadini residenti o dimoranti all’estero.

Interrogazioni con risposta scritta:

- Riapertura dei termini per l’abilitazione alla conduzione dei generatori di vapore;

- Costruzione di case da assegnare al personale civile e militare addetto al nuovo carcere di Foggia;

- Intervento volto alla tutela ed alla valorizzazione del patrimonio archeologico di Coppa Nevigata presso

  Manfredonia (FG);

- Criteri di avviamento al lavoro adoperati dall’Ufficio di Collocamento di Foggia;

- Emissione di un francobollo commemorativo di Antonio Salandra.

 

VIII LEGISLATURA

Elezione del 3 giugno 1979

 

Alle votazioni del 3 e 4 giugno 1979 affluivano alle urne meno elettori del 1976. La DC manteneva la sua posizione, mentre i partiti del centro, tra cui il PSDI, avevano più consensi, il PCI arretrava ed il PSI si manteneva stabile. In sintesi l’elettorato confermava la fiducia alla DC, incrementando i partiti del centro, per evitare l’ingresso dei comunisti al governo. Il PCI perdeva maggiormente nelle regioni meridionali e non era votato dai giovani elettori a livello nazionale.

Gli uomini della DC erano soddisfatti dei risultati ottenuti, perché avevano condotto una campagna elettorale in termini rigorosi, chiedendo agli elettori di poter continuare una politica seria e responsabile in difesa della libertà e della democrazia. I consensi riservati alla DC ed il valido ruolo dei partiti intermedi avrebbe consentito un governo più stabile.

L’on. Stefano Cavaliere veniva rieletto alla Camera dei Deputati con 52.645 voti, 39.950 in terra di Foggia e 11.695 in quella di Bari. Diveniva membro della GIUNTA PER LE AUTORIZZAZIONE A PROCEDERE IN GIUDIZIO dal 6 luglio 1979 all’11 luglio 1983, della II COMMISSIONE (INTERNI) dall’11 luglio 1979 al 15 luglio 1981, della VII COMMISSIONE (DIFESA) dal 15 luglio 1981 all’11 luglio 1983 e della MEMBRI DELL’ASSEMBLEA PARLAMENTARE DEL CONSIGLIO D’EUROPA dal 19 dicembre 1979 all’11 luglio 1983.

            Alcune proposte di legge presentate come primo firmatario:

- Modifica disposizioni a favore del Corpo delle guardie di pubblica sicurezza;

- Istituzione in Foggia di una sezione distaccata della corte di appello di Bari;

- Modificazione dell’articolo 389 del Codice di procedura penale.

Alcune proposte di legge presentate come cofirmatario:

- Revisione delle norme sull’adozione e l’affidamento familiare;

- Disciplina dell’attività di estetica;

- Nuove norme in materia di sequestri giudiziari;

- Disciplina dell’esercizio del diritto di sciopero;

- Agevolazione tributarie a favore delle società, associazioni ed enti sportivi praticanti attività dilettantistica e

  giovanile:

 

IX LEGISLATURA

ELEZIONI DEL 28 MAGGIO 1983

 

Candidato al Senato della Repubblica nel Collegio Foggia – San Severo, dopo sei legislature quale Deputato al Parlamento, nelle votazioni politiche del 28 maggio 1983 riceveva, grazie alla sua competenza ed esperienza, circa 50.000 voti, che gli assicuravano l’elezione, nonostante un’astensione record dal voto dell’11%. Il suo partito, a sorpresa, subiva perdite nell’ordine del 5 – 6%, mentre avanzava la Destra come in molti paesi europei. I partiti del Centro erano clamorosamente eliminati dalla scena politica.

Durante la campagna elettorale della predetta Legislatura ribadiva il concetto che la spesa sociale

doveva essere controllata e meglio ridistribuita tra i cittadini, che vivevano in condizioni di sottosviluppo. Inoltre, particolare attenzione andava rivolta all’inflazione, al recupero delle risorse e alla competitività della produzione nazionale; per il futuro del Gargano era necessario puntare tutto sul turismo, recuperando le sue tradizioni locali.

In questa legislatura era membro dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa dal 14 marzo 1984 al 1° luglio 1987, della IV Commissione permanente (Difesa) dal 26 settembre 1985 al 1° luglio 1987 e Segretario della stessa dall’11 agosto 1983 al 26 settembre 1985.

A proposito di questa elezione a Senatore della Repubblica, scrive ancora l’on. Donato De Leonardis nel suo volume Eventi democristiani: «Stefano Cavaliere, avvocato, fu eletto Senatore nel 1983. Esercitò una qualificata attività parlamentare, concorrendo con il Governo, ad affrontare e risolvere le richieste che provenivano dalle Categorie economiche e dagli Enti locali».

Ciò che caratterizzato maggiormente tale legislatura sono stati i numerosi incarichi diplomatici (oltre cinquanta) all’estero in virtù delle sue esperienze internazionali in tema di difesa e politica estera già da deputato.

            Le missioni all’estero in questa legislatura sono state disposte per le attività del Consiglio d’Europa, della Commissione Agricoltura, della Commissione scientifica dell’UEO, della commissione Affari generali dell’UEO e della Commissione Difesa dell’UEO, perché l’Italia repubblicana ha sempre partecipato alle iniziative economiche e sociali delle Nazioni libere, instaurando relazioni ufficiali con i vari Stati.

            La destinazione di questi viaggi hanno riguardato diversi paesi: Francia, Spagna, Belgio, Austria, Germania, USA, Turchia, Taiwan, Regno Unito, Canada, Cipro, Giappone, Norvegia.

Molteplici sono state le relative finalità: promuovere l’immagine dell’Italia all’estero, coordinare le attività di politica estera, tutelare gli italiani all’estero, gestire le situazioni di crisi con il Paese ospitante, condurre negoziati internazionali nei limiti del mandato ricevuto.

Le attività e i compiti dei diplomatici sono rilevanti e richiedono capacità di adattamento per le condizioni sempre variabili e i nuovi mezzi a disposizione. Non si tratta di diplomatici con veri o presunti privilegi, ma di funzionari che sappiano conformarsi con flessibilità ed efficienza alla realtà del paese ospitante, comprendere i loro punti di forza e le debolezze, comunicare in modo persuasivo, spesso in lingua straniera, assicurare migliore rappresentanza dell’Unione Europea nel mondo.

In sintesi egli ha presentato in tutto l’arco temporale di parlamentare n. 165 progetti di legge, n. 94 atti di indirizzo e controllo (interrogazioni) e n. 158 interventi, attuando, così, lodevolmente il mandato ricevuto.

*   *   *

 

L’Unitre – Università delle Tre Età – sede di Foggia, nella persona della sua presidente prof.ssa Rina Di Giorgio Cavaliere, ha promosso nel giugno 2007 la prima edizione del “Premio Stefano Cavaliere. Nel corso degli anni è stato ripresentato grazie alla collaborazione di personalità, che ne hanno riconosciuto la valenza; a costoro va un sentito ringraziamento. In particolare:

-         l’on. Vittorio Salvatori e l’on. Gianni Mongiello, che hanno sapientemente illustrato la grandezza del comune amico Stefano;

-         l’Amministrazione comunale, nella persona del sindaco Gino Russo, e la Pro Loco di Sant’Agata di Puglia, nella persona del presidente Gerardo Lionetti per il patrocinio;

-         Annito Di Pietro e Gianluca Guastamacchio, che hanno sempre condiviso l’iniziativa del “Premio”;

-         Il prof. Carmelo Paglia, responsabile della locale Sezione staccata dell’Istituto “Pacinotti” di Foggia per la disponibilità profusa nell’organizzazione del “Premio” con gli studenti, che annualmente vi hanno partecipato;

-         i nipoti Tilde e Ginetto Boccia, che non hanno fatto mancare il proprio contributo economico;

-         Leonardo Capano che, sin dai primi anni volontariamente, si è fatto carico di diffondere il “Premio” tramite il sito “Santagatesinelmondo”.

Questa decima edizione, arricchita dalla pubblicazione del presente volume, vuole sottrarre i ricordi alla fragilità della parola e mantenere viva la memoria del Parlamentare alle nuove generazioni, con l’auspicio che nel futuro il “Premio” consegua sempre maggiori successi.

Tutti gli estimatori dell’on. Stefano Cavaliere auspicano che, analogamente a quanto realizzato nei confronti di altri uomini politici, l’Amministrazione comunale di Foggia e di Sant’Agata di Puglia dedichino alla sua memoria una strada delle rispettive città; in considerazione delle numerose qualità di emerito cittadino, con alle spalle ben sette mandati parlamentari, deceduto in seguito ad un tragico evento. Tanto dovrebbe essere sufficiente a superare ogni pastoia burocratica!

Foggia, maggio 2016

 

Il nipote

Leonardo Cavaliere

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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