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Artemisium News
04/11/2017
AI CADUTI DI TUTTE LE GUERRE " ONORE E GLORIA... E PER SEMPRE "
di Dora Donofrio Del Vecchio
di Dora Donofrio Del Vecchio
Nel 1918, novant’anni or sono, si concludeva la prima guerra mondiale. L’Italia ne usciva vincitrice, ma contava ben 650 mila Caduti, moltissimi feriti, invalidi e mutilati.
Sant’Agata di Puglia, come altre località, volle dare onore, riconoscimento e gloria ai suoi numerosi Caduti con degne onoranze funebri, con un monumento, con il Parco della Rimembranza, con l’intitolazione di strade, di aule scolastiche e scuole.
L’Amministrazione comunale nella seduta del 12 luglio 1919, con delibera n. 32, decise di dedicare “una lapide ai caduti sul campo della gloria” e affidò l’incarico al prof. Beniamino Nàtola, noto scultore di Foggia.
Il Nàtola doveva realizzare una lapide in marmo di Carrara di mt. 1,20x0,72x0,5 con “mille lettere incise e piombate a fuoco, e con un bassorilievo scolpito e ricacciato dallo stesso piano del marmo raffigurante una radiosa figura di regal Dama (Italia)” che volgeva mestamente, ma serenamente lo sguardo sui nomi dei caduti, mentre sotto ai piedi della figura doveva scolpire un prato con un gruppo di fiori “porzione recisi ed altri restanti immaculati”. La spesa non doveva superare le 2500 lire.
Successivamente il Consiglio comunale, interpretando i voti della popolazione, preferì alla lapide un monumento, che realizzò il prof. Turillo Sindoni di Roma. 
Si costituì un Comitato per raccogliere i fondi e si aprì una pubblica sottoscrizione “pro erigendo monumento ai caduti in guerra”. Si raccolsero 5000 lire. Un consistente contributo giunse dai santagatesi emigrati negli USA.
Il presidente della Sezione mutilati e invalidi di Sant’Agata di Puglia, Gennaro De Capraris, raccolse lire 750,75. Il Ministero della Casa di S.M. il Re concesse un contributo di lire 300; quello della guerra fece pervenire 6 granate da 280, spedite gratuitamente dalla Direzione di artiglieria di Venezia e quattro bombarde da cm. 9 dalla Direzione di artiglieria del Regio esercito di Taranto “quali cimeli di guerra da conservare inalterate ad ornamento del monumento ai gloriosi caduti”. Il monumento, collocato in Piazza XX Settembre, di fronte al Palazzo comunale, fu inaugurato domenica 3 giugno 1923, festa dello Statuto. La cerimonia comprese diversi momenti: la mattina, alle otto, al suono della banda cittadina, raduno in Piazza XX Settembre di scolaresche, insegnanti, autorità laiche, militari, religiose, delle associazioni, dei circoli, delle Sezioni combattenti, mutilati ed invalidi, dei familiari, delle vedove e mamme dei Caduti, del popolo; distribuzione delle medaglie ai combattenti; S. Messa; benedizione delle bandiere da consegnare alle scuole elementari in forma solenne con un discorso di mons. Donato Pagano; discorsi degli insegnanti Giuseppe Cela, Emiddio Nova e Angelini; inaugurazione del monumento con un discorso del sindaco; visita alla “Casa del S. Cuore di Gesù” ancora in costruzione. Per le autorità pranzo nel castello offerto dalla famiglia del Buono.
Nel pomeriggio: distribuzione dei certificati di promozione delle scuole serali con discorsi degli insegnanti Nova e Cela; consegna a ciascun alunno del libro La dignità del lavoratore, offerto dalla Società Umanitaria contro l’analfabetismo.
Alla cerimonia intervennero l’onorevole Valentini, il vice prefetto cav. Perez e signora, l’ing. Frisoli, il cap. Leone, gli ufficiali santagatesi in grande uniforme, il pretore Ciccarelli, il giudice conciliatore Novi, il sindaco e le autorità cittadine. Telefonarono il ministro Salandra, gli onorevoli Ungaro e Maury, molti sindaci ed autorità della Capitanata, impossibilitati a presenziare.
L’ordine cittadino fu tenuto dal maresciallo Antonio Giordano.
Il monumento, che rappresentava l’Italia vittoriosa, era coperto da un candido lenzuolo che l’artista, ch’era ai piedi, fece cadere ad un cenno del sindaco, gener. grand’uff. Antonio Locurcio, tra applausi ed evviva! al Re, all’Italia, al Governo, mentre la banda suonava inni patriottici, tra cui l’Inno del Piave che suggerì alti sentimenti verso la Patria e grande commozione.
Per disposizione del Ministero dell’istruzione ogni scuola doveva avere la bandiera italiana e la consegna in ogni Comune doveva essere fatta da un educatore insignito di ricompensa al valor militare. A Sant’Agata la scelta cadde sul prof. Giuseppe Cela, tenente aviatore, mutilato, e come alfieri e madrine furono scelti i figli dei Caduti.
Nel suo discorso per la benedizione delle bandiere da consegnare alle scuole, mons. Pagano, illustrò il valore della bandiera italiana perché, sottolineò, “rappresenta l’Italia, la Patria, la libertà, l’unità, la giustizia, la dignità, l’onore degli Italiani...Per questo la benedizione del Signore...scenda copiosa, auspicio sicuro di grandezza e di gloria”.
Grazie all’interessamento dell’ins. Giuseppina Volpe, vedova Malleone e zia del sottotenente Silvio Volpe, si costituì una rendita di lire 1200 per la celebrazione di una messa perpetua in onore dei Caduti in guerra da celebrarsi ogni anno il giorno dello Statuto. Per incrementare la rendita mandarono la loro offerta i santagatesi emigrati in USA, tra cui Vittorio Gaida, da New York, che concorse con la somma di lire 500. Il monumento si arricchì di una lampada votiva, voluta dai cittadini, e di due corone di bronzo donate dalla stessa signora Volpe.
Per inculcare nei giovani rispetto per i Caduti e custodirne memoria, si decise di mettere gli alunni delle scuole elementari a turno a guardia del monumento. Così l’anno successivo, il 17 febbraio 1924, mons. Pagano benedisse i gagliardetti da consegnare a quelli che dovevano essere di picchetto.
Nel 1934 la Sezione combattenti costituì un fondo per far celebrare ogni anno, in piazza, una messa per i gloriosi eroi che immolarono la vita per la grandezza della Patria.
Nel 1971 si volle sostituire il vecchio monumento con un altro realizzato dal noto scultore sanseverese prof. Luigi Schingo. Il gruppo a figure intere, alte circa due metri, rappresenta un combattente in atteggiamento guerriero, con una bomba in mano, che con il suo corpo fa scudo all’Italia rappresentata da una donna che stringe al seno un bambino. L’opera costò 5 milioni di lire. La base del monumento reca scritti, ad imperitura memoria, i nomi dei santagatesi caduti nella prima guerra mondiale, nella guerra di Spagna, nell’Africa orientale, nella seconda guerra mondiale, dei dispersi e delle vittime civili di quest’ultima.
Il 4 Novembre 1971 ai piedi del nuovo monumento si svolse una cerimonia religiosa e civile particolarmente solenne per l’attribuzione dell’onorificenza di Cavaliere di Vittorio Veneto ad ex combattenti.
Con i Parchi della rimembranza, chiamati anche “giardini ricordo”, si volle affidare agli alberi il grande messaggio della rinascita, della vita, della pace contro gli orrori della guerra a memoria di giovani vite immolate per la grandezza della Patria. A Sant’Agata, il Parco s’impiantò in quella fascia di terreno che attualmente va dal luogo ove sorge il Monumento di S. Pio fino all’ex macello comunale (Via mons. Donato Pagano e Via P. Nicola D’Amato) e su cui, negli anni ’50-‘60, furono costruite le palazzine INA Casa. Si misero a dimora alberi, soprattutto cipressi, e per i santagatesi divenne il sacro luogo della memoria, ancora oggi con il nome “Parco della Rimembranza”.
S’intitolarono strade ad eroi come Carmelo Barbato, capitano 32 Fanteria, caduto a Castelnuovo del Carso il 18 luglio 1915, croce di guerra e medaglia d’argento al valor militare; al sottotenente Silvio Volpe, ventenne, 95 Fanteria, caduto a Vertoibizza il I novembre 1916, croce di guerra; al sottotenente Silvio Mele, classe ’99, caduto il 10 agosto 1918 fra le Grave del Piave, a G. De Capraris. S’intitolarono anche a Nazario Sauro e Luigi Cadorna; a località ove rifulse l’eroismo degli italiani: Vittorio Veneto, Monte Grappa, Trieste, ed anche al “24 maggio” del 1915, giorno di entrata in guerra dell’Italia! 
L’intitolazione di aule scolastiche avvenne il 3 dicembre 1932. Il geom. Samuele Danza, podestà e presidente della Sezione combattenti di Sant’Agata, il segretario comunale Quintino Mascia, il prof. Domenico Rosati, presidente dell’Opera Nazionale Balilla, Alfonso Volpe, segretario politico, Vincenzo De Vito, presidente della Sezione mutilati, sorteggiarono 11 nominativi di soldati cui intitolare altrettante aule. I sorteggiati furono Agnelli Michele fu Vincenzo, De Capraris Giuseppe di Pasquale, Turchiarelli Emilio fu Vito, Danza Giuseppe di Rocco, Zenga Michele di Nicola, Munifico Pasquale, Conversano Vito di Ciriaco, Freda Rocco di Giuseppe, Tedesco Andrea fu Giovanni, Morano Michele fu Nicola, Damiano Paolo di Giovanni.
Il 13 febbraio 1934, il podestà Danza, il prof. Rosati e Vincenzo De Vito, sorteggiarono su 96 tre nominativi di Caduti cui intitolare le scuole rurali istituite dall’Ente pugliese di cultura nel territorio santagatese. La scuola di Marchitellazzo venne intitolata al caporal maggiore Berardino Alberto, quella di Piano Casale al sergente Cavaliere Vito, quella di Monterotondo al soldato Letterio Antonio. 
La commemorazione dei santagatesi morti in guerra, con la celebrazione della S. Messa presso il monumento in Piazza XX Settembre, da decenni si tiene il 4 Novembre, giornata delle Forze armate. 
É sempre una ricorrenza importante e significativa per la memoria storica: il sacrificio di chi andò incontro alla morte per ideali così nobili è un luminoso esempio di eroismo e di attaccamento alla Patria ma anche un monito a comprendere il valore della Pace.
Dora Donofrio Del Vecchio


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