“La Festa dell’Otto Marzo è da sempre l’occasione per discutere sui temi della
condizione della donna, sulla sua reale emancipazione, sul raggiungimento della
parità di genere nei campi della politica, dell’impresa, del mondo del lavoro, del sindacato. Un’occasione per riflettere che abbiamo il dovere di non ridurre ad una celebrazione retorica, ma di trasformare nel punto di partenza per azioni concrete che portino ad una piena valorizzazione del ruolo della donna nella nostra società.
Un obiettivo importante, per il raggiungimento del quale, tuttavia, è necessario
prima di tutto fare un salto di qualità sul piano culturale, abbandonando le logiche che hanno portato all’idea che quella delle donne sia una sorta di “riserva” da tutelare sempre e comunque. Occorre comprendere che – come per la cosiddetta “questione giovanile” – a fare la differenza sono le capacità e le competenze. È il motivo per cui oggi il più grande nemico delle donne è l’idea che sia necessario istituire “quote rosa” nelle liste elettorali, nell’accesso alle cariche di responsabilità politica, nel mondo dell’impresa, del lavoro e delle professioni. È la convinzione che il dato di genere sia un valore in sé. Per uscire da questa impasse bisogna farsi guidare solo e soltanto dalla meritocrazia, costruendo i presupposti per cui tutti abbiano uguali condizioni di partenza.
Perché le donne, se messe nelle condizioni di “gareggiare alla pari”, sanno esprimere capacità straordinarie, competenze e sensibilità tali da permettere loro di occupare posti di primissimo piano. Non è un caso che, a fronte di una ridottissima presenza femminile nei consessi istituzionali, tanto la Provincia quanto il Comune di Foggia abbiano due donne a ricoprire la carica di vicepresidente e vicesindaco. È la dimostrazione che le cose possono cambiare se guidate dalla volontà di far prevalere il merito e di dare alle donne la giusta considerazione.
Ovviamente questa nuova filosofia che la classe dirigente del territorio deve saper introdurre da sola non può bastare. Accanto a questa “rivoluzione culturale” serve combattere senza se e senza ma le tante forme di discriminazione purtroppo ancora presenti, serve non dimenticare mai il ruolo e la responsabilità che la donna ricopre nella famiglia. E allora ci si deve impegnare perché gli interventi tesi alla conciliazione dei tempi tra lavoro e famiglia siano un reale sostegno e non un ostacolo. Serve comprendere che non può esservi una reale emancipazione se il ruolo di madre e di moglie viene sacrificato sull’altare della carriera, se la donna continua ad essere oggetto e non risorsa.
Nel fare gli auguri a tutte le donne di Capitanata, dunque, assumiamo insieme
l’impegno perché questo Otto Marzo, questa importante ricorrenza, segni l’inizio di un cambiamento che faccia per davvero dell’universo femminile una straordinaria ricchezza per l’intera comunità”.
La Redazione