(16/02/2009) LETTURA DI UNA FOTO di Rina Di Giorgio Cavaliere | ||
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L’immagine proposta è molto semplice, da una parte il lusso sfrontato di orgogliosi grattacieli, dall’altra la miseria di una baraccopoli. In altre parole una vasta distesa di baracche di terra, fango, lamiere, legni, qualche bidone e tanta spazzatura, come può essere il ghetto di Sidi Moumen in Marocco, ove trecentomila persone sono accalcate come sardine in uno spazio nel quale ce ne potrebbero stare meno della metà; la bidonville di Hong Kong, le catapecchie degli squatters, i rifugiati, i miserabili, esposti al pericolo di frane, di incendi, di tifoni, per non parlare poi delle condizioni igieniche e della promiscuità; i villaggi di barche di Aberdeen; le strade del rione di Matunga a Mumbay, letteralmente gremite di mendicanti, lebbrosi, vecchi, donne e bambini, i cui volti rivelano un denominatore comune: fame, sofferenza, miseria. Queste sono le grandi città del nostro pianeta ove miseria e ricchezza convivono. Numerosi grattacieli custoditi da guardiani, abitati da ricchi commercianti, professionisti o sedi di uffici, di banche, di società di assicurazioni, ristoranti . . . ai loro piedi le catapecchie dei rifugiati, dei miserabili, esposti ad ogni pericolo. Non può essere tollerata una situazione come questa e le numerose altre simili, che esistono nel mondo: le persone che vivono, si fa per dire, in queste condizioni sono i nostri fratelli. Cosa facciamo per aiutarli? Parafrasando le parole di J.F. Kennedy si può affermare che: «Se una società libera non può aiutare i molti che sono poveri» non può dirsi veramente libera e certamente non può dirsi cristiana. L’UNICEF, la FAO, la Caritas e altri organismi assistenziali tendono a far inserire nello svolgimento dei programmi scolastici progetti di educazione allo sviluppo dei paesi poveri. Si tratta di progetti interessanti che mirano ad avvicinare gli studenti ad una serie di tematiche, problematiche di rilevanza planetaria e di grand’attualità, aventi carattere formativo e culturale. Se si vuole favorire veramente la formazione del buon cittadino d’Italia, d’Europa e del mondo; se si vuole sviluppare nei ragazzi atteggiamenti di comprensione, di tolleranza, di amicizia, di solidarietà; se si desidera che i giovani abbiano un’ampliata coscienza internazionale, occorre discutere, dibattere e sviluppare a scuola queste tematiche. D’altronde una scuola che tende all’integrale educazione ed istruzione delle generazioni future non può dimenticare o misconoscere che esistono popoli oppressi dal dramma della guerra, della mal nutrizione, del sottosviluppo, delle malattie e deve, pertanto, educare ai principi di fraternità, pace, cooperazione, solidarietà. di Rina Di Giorgio Cavaliere | ||