(02/04/2026)
La Passione di Cristo nella liturgia, nella sacra rappresentazione, nella pietà popolare


di Dora Donofrio Del Vecchio



Il dramma della Passione e Morte di Cristo offre un ricco scenario della  Settimana Santa, dalla pia pratica della Via Crucis alle Tre ore di agonia, alle processioni notturne dell’Addolorata, ai Sepolcri, alle Passioni viventi, alle processioni del Venerdì Santo, all’incontro della Madre con il Figlio morto.  Riti e pratiche che per il loro contenuto e la loro spettacolarità coinvolgono emotivamente tutti i credenti, che li rivivono con grande partecipazione secondo una tradizione secolare.A Bari, nell’XI secolo, davanti alla cattedrale attori nelle vesti di angeli, di Pietro, di Giovanni, della Maddalena, in forma dialogica recitavano le Laudes  Victimae Paschali; a  Bitonto, nel 1320, davanti alla cattedrale attori di professione, nelle vesti della dolente Madre, di Giuda, dell’Historico, cui faceva eco il popolo, recitavano la lauda Va a lo Calvario la dolente Madre.Ad una composizione del 1400 si rifaceva il dramma la Passione di Cristo che si recitava a Muro leccese fino ai primi decenni del secolo scorso.Come realizzare queste sacre rappresentazioni per commuovere e coinvolgere lo spettatore veniva raccomandato anche da scrittori come padre B.C. Morone, che nel 1560 pubblicava il Mortorio di Cristo. Chiese, sagrati, oratori, piazze, strade di molte località della Puglia, dalla Daunia al Salento, si trasformarono in teatri per le sacre rappresentazioni della Settimana Santa che, in età barocca, si realizzavano con accorgimenti tecnici ed anche effimeri, ed i cui prodromi si possono rinvenire nella tradizione teatrale pugliese medioevale, sempre più documentata nei secoli successivi fino ai giorni nostri. Tutto era finalizzato ad esaltare il bene contro il male, a far comprendere all’uomo la valenza del sacrificio della Croce per la sua salvezza.Si prestavano e si prestano alla spettacolarità ed alla drammatizzazione, con il dramma della Passione di Cristo, le sofferenze della Vergine Addolorata.
A Sant’Agata di PugliaIn un antico testo narrativo popolare santagatese, in forma dialogica ed in un contesto di folla, Maria, il Figlio, un Giudeo esprimono tutto il dolore della Passione di Cristo e le sofferenze della Madre:
Maria ngammerata nzerrata stèva.S’affaccia e vère tanda ggende.“Chi è quest’uomo che passa sti turmiénde?Quiste èja lu figlie mije e ije nu nzacce niénde!”.Mo se volda une re li giurèjeE ddije na resposta a MmarijaChe tande re la corla carìje malèta.Lu Figlie: “Mamma, mamma mia amorosa,Ije mo me sende re scì nzepoldura”.“Oh, figlje, aspètta n’alde quarte r’oraChe passene tutte le martireje tuje”.
Maria era in camera ben chiusa. / S’affaccia alla finestra e vede tanta gente. / “Chi è quest’uomo che soffre tanti patimenti? / Questo è mio figlio, ed io non so niente!”. / Le rivolge la parola uno dei giudei / Per darle una notizia tanto triste / che Maria per il dolore si ammalò. / Il Figlio “Mamma, mamma mia amorosa, / Io ora mi sento di morire”. / “Oh, figlio, aspètta un altro quarto d’ora / che passano tutti i tuoi martiri”.
Nel teatro della Casa del S. Cuore di Gesù di Sant’Agata, alla presenza di numerosissimi spettatori per qualche anno, durante la Settimana Santa, venne più volte interpretato il Golgota. Attori: Donato Cela, Romolo Cela, Rocco Cela, Gerardo Di Rienzo, Rocco Marinaccio, Angelo Mongiello, Gregorio Pietrocola. Il Cristo era interpretato dal Pietrocola, i flagellatori da Rocco Cela e Gerardo Mongiello. Collaborava don Donato Pagano, parroco della chiesa di S. Angelo e presidente della Casa, e le suore.Nello stadio Zaccheria di Foggia, il 24 maggio 1987, la Compagnia teatrale santagatese recitò alla presenza di papa Giovanni Paolo II e di una folla immensa, la lauda di Jacopone da Todi dal titolo  Pianto de la Madonna de la passione de lo figliolo Jesu Cristo. Collaborarono alla riuscita dell’opera Silvia Leogrande Barbato (costumista, cartellonista, fotografia), Rachele Palombini (truccatrice), Carmela Orlandella Donofrio (costumista), Dina Perrone (presentatrice), Paola Teta Brescia. Scenografo e tecnico dei suoni Pierino Donofrio, regista Sergio Barbato.Gli attori: Cristo, Nicola Danza; la Madonna, Alessandra Iuspa; il nunzio, Gerardo Lionetti; S. Giovanni, Francesco Vitagliano; pie Donne, Concetta Soldo, Titina De Leo, Lucia Mazzeo, Marisa Cirillo; Pilato, Rosario Brescia. Nel corteo erano anche cinque bambini: Francesco Barbato, Daniela Brescia, Lucia Danza, Rosalinda Perrella, Rocco Vitagliano. Altri nelle vesti di centurioni e popolani. La lauda fu rappresentata nella chiesa di S. Nicola, della SS.ma Annunziata e più volte nella Piazza di Sant’Agata di Puglia  Con la consulenza storico-religiosa di padre Bernardino Fondaco, dietro iniziativa sua e di padre Michele Massa, del convento della SS.ma Annunziata di Sant’Agata, iniziativa condivisa dalla Pro loco e dal Centro Studi, il 13 aprile 1979, si tenne la prima rappresentazione della Via Crucis vivente ripetuta negli anni 1980, 1981, 1982, 1983. I costumi della Via Crucis, che furono acquistati a Cinecittà, sono stati indossati il 28 marzo 2026 da ragazzi di V elementare e di scuola media, da giovani della scuola superiore, del coro parrocchiale e dell’oratorio S. Giovanni Paolo II, e da ministranti adulti della chiesa di S. Nicola di Sant’Agata, i quali, eredi di una tradizione di profonda pietà religiosa, in una affollatissima chiesa hanno interpretato la Passione di Cristo.Cristo è stato interpretato da Davide De Leo, Maria da Flavia Lavilla, Pilato da Leonardo Marino, la Veronica da Bianca Marino, Giuda Iscariota da Pasquale Longo. Narratori: Giorgia Petronio e Giangabriele Di Giorgio. Altri si sono avvicendati nelle vesti delle pie Donne, di apostoli, I e II servo, soldati, ladroni, angeli.Promotore di questa lodevole iniziativa il parroco don Mimmo Guida con cui, per la buona riuscita dell’evento, hanno collaborato in vario modo la Pro Loco, i genitori e tanti volontari.In tutta la Settimana Santa, a Sant’Agata, come in tutto il mondo cristiano, si susseguono riti e liturgie molto condivisi e partecipati. Molti sono stati ridimensionati con il tempo ma permane immutata la fede con cui si vive intensamente questo solenne momento del Mistero Pasquale.In un mesto e silenzioso pellegrinaggio si visitavano i Sepolcri il Giovedì Santo e ĺa mattina del Venerdì, in numero dispari, cinque in memoria delle cinque piaghe di nostro Signore o sette in memoria dei sette dolori della Vergine Addolorata.  Adornavano gli altari della reposizione addobbi di rara solennità che creavano un ambiente per la meditazione e la preghiera. Ad adornarli contribuivano fiori, come i profumatissimi “garofani di S. Giuseppe”, piante di grano fatte crescere al buio e perciò di un verde delicatissimo, e tante olezzanti viole che ragazzi e ragazze andavano a raccogliere nei boschi.Degno di citazione e di memoria è il rito delle Tre ore di agonia, che si celebrava dalle ore 12 alle 15 (ora nona, ora in cui Cristo spirò) del Venerdì Santo nella chiesa madre, e che vedeva presente una folla straripante di fedeli. Quando il quaresimalista recitava le Ultime sette parole di Gesù, messe in musica da Lorenzo Danza, pianista santagatese di fama internazionale, ed un coro di uomini le interpretava, intensa commozione toccava il cuore dei presenti in un’atmosfera di grande partecipazione. Tra i coristi ricordiamo Salvatore Zocchi, Nicola Inneo, Gerardo di Lillo, Gennaro Iacullo, Giuseppe Francesco Danza (il senatore, dotato di voce tenorile), Florio Prisco, Vito Locurcio, Giuseppe Fredella, Giuseppe Chiuchiolo, Leonardo Botticella, Donato Castello, Quinzio Pietrocola, Gerardo Mazzeo. E degli organisti ricordiamo Gregorio Zanzonico, Gerardo Zocchi, Gerardo Colotti, Gerardo Mazzeo. Si tenevano le prove nella casa dei fratelli Fredella di Filomeno con la collaborazione del canonico don Francesco Fredella. Di drammatica spettacolarità era ed è la processione del Venerdì Santo. Partecipano tutto il clero, il popolo, le confraternite. Il Cristo nella bara è seguito dalla statua della Vergine Addolorata che, di patronato della famiglia Volpe, in passato era seguita da un familiare dei Volpe. In successione sfilano i “Misteri”, statue in cartapesta raffiguranti la Caduta di Gesù, Pilato, la Veronica. Il suono delle campane tace in segno di lutto. Lo sostituiscono quello triste e rauco delle battole e le marce funebri suonate dalla banda locale, i canti della Passione come Trema il mondo, parole del parroco don Raffaele Anzano e musica del maestro Stanislao Iossa; Fieri flagelli, parole e musica di S. Alfonso Maria de’ Liguori; Purtroppo vi offesi, Gesù mio, con dure funi. Il paese è stretto in un silenzio che sa di attesa. Domenica il suono del Gloria e lo scampanio festoso di tutte le campane annunceranno la Resurrezione.Anche un capolavoro d’arte a Sant’Agata espone il dramma della Passione e Morte di Cristo. Ne è autore Enzo Liberti, “l’artista del sacro”, autore anche delle stazioni della Via Crucis in S. Nicola. Nella cripta di questa chiesa il pennello dell’artista ha narrato le tappe della Passione dall’Agonia, all’Orto degli ulivi al S. Sepolcro. Nella cappellina-sepolcro la bara del Cristo è sorretta da tre angeli. Tutto apre l’animo al colloquio con il Signore.Grande merito va alla secolare confraternita del SS.mo Rosario e Gesù morto, che ne fu committente nel 1947-1957, e che ha sempre rivestito un ruolo essenziale nel contesto dei riti della Settimana Santa.In un unicum di sacre liturgie, di fede, di tradizione, di memoria, di religiosità popolare, di arte in questo paese del Subappennino dauno si celebrava e si celebra il Mistero Pasquale.
Le foto che ricordano i momenti salienti della rappresentazione della Lauda iacoponica da parte della   Compagnia teatrale santagatese nello Stadio Zaccheria di Foggia, e l’incontro con papa Giovanni Paolo II, sono di Rosario Brescia.Le foto degli interpreti della Passione di Cristo nella chiesa di S. Nicola in Sant’Agata di Puglia sono di don Mimmo Guida. Ringrazio per la gentile concessione. Proibita la riproduzione del testo e  delle
immagini.