(23/12/2017)
LA VIGILIA DI NATALE


di Carla Fredella

La vigilia di Natale

Da bambina non ho mai avuto un buon rapporto con Babbo Natale,ne avevo paura, ricordo che quando veniva all'asilo piangevo x tutto il tempo.
Sarà stato per questo che non veniva mai a portarmi i doni la notte di Natale.
A me poco importava i doni me li facevano i miei genitori, quando potevano: il vestitino o le scarpe nuove.
A casa mia la Notte di Natale veniva Gesù Bambino e anche se non portava doni perché era povero, nato in una grotta al freddo e al gelo, ero felice di poter fare io, o meglio noi qualcosa per Lui.
Ogni anno dopo aver cenato preparavamo la tavola per Gesù Bambino nel caso avesse fame: la tovaglia nuova, il piattino con gli spaghetti, un altro con un pezzo di capitone e baccalà fritto, e un altro ancora con due susumelli e una pizza fritta, vino e acqua.
Poi si preparava il cesto da portare in chiesa sempre per Gesù Bambino per l'inverno: pasta, vino, olio e quello che avevamo in casa.
Io mi vestivo da "pacchianella"(gonna e maglia di mia madre o di mia sorella, grembiule, fazzoletto in testa e le mie scarpe nuove)e andavamo a messa a S.Antonio, ma mio padre non veniva mai, diceva che preferiva andarci la mattina seguente e poi non poteva far trovare la porta chiusa a Gesù Bambino se aveva fame.
Finita la messa correvo a casa a vedere se Gesù Bambino era andato e ogni anno mangiava tutto e come al solito mio padre non aveva visto niente.
In tutti questi anni pur sapendo chi mangiava quel cesto e chi quella cena ho conservato la tradizione di lasciare ogni sera della vigilia il piattino per Gesù Bambino.