(16/12/2017) I MERCATINI DI NATALE di Mario De Capraris | ||
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L’aria di Natale ormai si sente solo nelle zone pedonalizzate, in alcuni posti ancora di più, tipo dove mi trovo adesso, nel borgo di Pesaro, talmente frequentato che su via Branca non si riesce quasi a passare, e poi in piazza del Popolo dove i mercatini di Natale fanno veramente l’atmosfera. A differenza di altre città dove i centri storici si sono spopolati e quasi abbandonati perché la vita cittadina si è spostata nei centri commerciali, il centro storico di Pesaro rappresenta un’eccezione, specialmente la piazza che, quando il clima è dolce, è piena di gente, ma solo nel primo pomeriggio. Se passi la sera, non trovi nessuno. La domenica mattina invece il passeggio è fitto sul lungomare, tanto che sulle prime viene da pensare che per una città di mare è facile presentare una tale scenografia. Per forza. C’è il mare. Ma chissà se va solo al mare il merito di questa bellezza lungo il marciapiedi – metà bici metà pedoni – che staresti a passeggiare tutta la giornata. Non so dove ho letto che il tale viticoltore, naturalmente biologico, aveva eliminato il rame e lo zolfo. E quale elemento combatte la peronospora e fa da fungicida? Il solfato di rame, che io ricordi (la pretaturchina) si è sempre usato. I cristalli, resi liquidi, si spargevano con la pompa, mentre lo zolfo in polvere si buttava a mano sulle viti. La tecnica evidentemente si è migliorata, perché anche nel caso delle olive quello che ricordo è che si raccoglievano in buona parte a terra, cosa oggi assolutamente da evitare se non si vuole guastare l’olio. Le olive non devono essere mature, ma verdi, quando si raccolgono dall’albero e si fanno cadere sopra a lu racanone. Inoltre deve passare il meno tempo possibile dalla raccolta alla spremitura obbligatoriamente a freddo. L’olio deve pizzicare in gola (adda arraffè ‘nganna). Però non è necessario che sia proprio verde, anzi semmai deve essere torbido, trùvele. Le olive una volta si andavano a buttare nello stanzino personale al frantoio Barbato e là si ammucchiavano mentre sera sera ci si ritirava al buio con un sacco o due di olive in groppa all’asina e si andavano ad ammassare alle altre e poi, alla fine, ma dopo tanti giorni, si andava a molire. | ||