Mentre leggo, i miei occhi si posano su un dipinto che conservo gelosamente. Mi fu regalato da un veneto sposato con una santagatese: entrambi erano emigrati in Svizzera, nello stesso periodo di tutta la mia famiglia.
L'emigrante, come del resto anche noi, non aveva una sua casa; ogni famiglia occupava una parte di quelle che a Sant'Agata chiamiamo "pagliaie" , dove, un tempo, allevavano galline e conigli; solo che in Svizzera ci vivevano le mostre famiglie.
La prima della famiglia ad emigrare fu mia sorella e aveva solo 18 anni. Mio padre dovette firmare l'autorizzazione all'espatrio.
Io avevo solo 9 anni, ma ricordo chiaramente il vissuto: la mia mamma non si alzò dal letto per salutarla...., piangeva e mio padre con voce decisa: "Su andiamo che perdiamo il pullman!"
Mia sorella prese la valigia di cartone più grande di lei, con miseri indumenti pure prestati ; mentre mio padre portava uno scatolone con i viveri: pane, formaggio, pomodori e peperoni.
Piangevo anche io e non perche'capissi, ma perché piangeva la mamma.
Da quel giorno quella famiglia, povera ma felice, fu avvolta da una "nuvola grigia", come quelle che appaiono improvvIsamente in un cielo sereno!
E le nubi continuarono ad oscurare sempre piu' la nostra casa con la partenza degli altri 5 componenti.
La casa si chiude ed io vado a vivere dalla nonna. Ero piccola e non accettavano bambini, altrimenti " NIENTE ARBEIT ! "
D'estate puntualmente mio padre veniva in Italia e con la solita valigia di cartone ripartiva ogni volta.
Che tristezza, lasciare il paese, gli amici e, soprattutto, la mia nonna alla quale va il mio piu' grande affetto!