(01/11/2017)
POETI AL FRONTE


di Rina Di Giorgio Cavaliere

La guerra genera rovina e devastazione, distrugge la nostra libertà e l’indipendenza dei popoli. Il contrasto tra l’idea spesso nobile della guerra e la sua triste realtà di sacrificio e di morte, la condizione umana di assoluta precarietà, è fissata nei versi lapidari e ben noti della poesia “Soldati”: «Si sta come / d’autunno / sugli alberi / le foglie» (G. Ungaretti, 27 agosto 1916).

Alcuni scrittori e poeti, tra cui Gabriele D’Annunzio e Giovanni Papini, il pittore Ardengo Soffici furono tra i più accesi sostenitori dell’entrata in guerra dell’Italia nel primo conflitto mondiale in una prospettiva di propaganda nazionalistica, che identificava il ruolo dell’Italia con quello di una grande e potente nazione. Altri vedevano nella guerra la fine di un processo già iniziato nel Risorgimento. Fra questi, più legati al concetto di Patria come luogo natio che a quello di nazione come grande potenza, vi furono Giuseppe Ungaretti e Salvatore Di Giacomo, partiti volontari per il fronte.

In quel conflitto la civiltà, creata dal lavoro di parecchie generazioni, andò distrutta e la barbarie più selvaggia trionfò su tutto quanto costituiva l’orgoglio dell’umanità. Qualunque sia la verità sulle responsabilità immediate della guerra, questa fu il risultato dell’espansionismo di ciascuna nazione, per soddisfare l’avidità di guadagni e fare incetta del lavoro umano e delle ricchezze naturali del mondo.

Di certo il linguaggio informatico consente un maggiore, attivo coinvolgimento di quanti sono interessati alla conoscenza della storia del nostro Paese, come è avvenuto per il centenario della Grande Guerra (in questi giorni è vivo il ricordo della tragedia di Caporetto – 24 ottobre/12 novembre 1917). Ha permesso, infatti, di modificare gli stili della conoscenza e dell’educazione alla pace, ampliando e collegando i piani del discorso con un’organizzazione reticolare delle informazioni raccolte e fornendo a tutti un prodotto aperto e fruibile, a cominciare dalla scuola: libri in rete, film, documentari, dibattiti televisivi . . .

Nonostante ciò, nel mondo si configurano scenari apocalittici, emergono tutti i segnali di numerosi conflitti e le probabilità di uno scontro imminente tra Usa-Nord Corea con il conseguente impiego di armi nucleari; ma esiste una solida cultura della pace. Anche Papa Francesco al recente convegno organizzato in Vaticano sul tema “(Ri)Pensare l’Europa” ha affermato: «Europa, non è tempo di costruire trincee».