(03/05/2017) COME E' BELLO VIVERE IN CAMPAGNA di Luigi Daquino | ||
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Ai miei tempi, in estate ero dai nonni in campagna e la mia maggior preoccupazione non era certo la batteria dell’Ipad!”. Eh, no, in effetti, anche io che sono cresciuta in una piccola cittadina e con genitori amanti della natura pensavo più a come costruire giorno dopo le giorno le mie avventure alla scoperta del mondo, delle piante e degli animali piuttosto che a come riempire il tempo con oggetti e prodotti. In campagna ci sono più cose da imparare: chi vive in campagna deve gestire diversamente la casa, spesso ha almeno un orto se non è un contadino di professione, percepisce diversamente lo scorrere del tempo e delle stagioni. E’ indubitabile che le informazioni che arrivano a un bambino di campagna sono di qualità maggiore a quelle assorbite da un bambino di città che vive indirettamente lo stress della quotidianità degli adulti. I piccoli di città, con i pochi spazi a disposizione e al chiuso, spesso si rifugiano nei giocattoli quando basterebbe qualcosa da scoprire e spazio per correre. Il bello del crescere in campagna è anche quello: diventare ricettivi a tanti stimoli prodotti dall’ambiente. In città per un cervellino in maturazione non mancano certo gli stimoli. Tutto si muove, tutto fa rumore, ci sono luci, gente, oggetti in quantità. Il problema è che, dal mio punto di vista, tutto questo ci renda sin da piccoli in qualche modo anestetizzati verso l’esterno e alla fine, a meno che non ci scoppi una bomba vicino, totalmente ciechi. — presso Bastia beach. | ||