(24/04/2017) IL CULTO DEI SANTAGATESI PER LA MADONNA DELL' INCORONATA di Michele Antonaccio | ||
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Il culto della Madonna ebbe inizio fin dai primi anni del cristianesimo. A Roma il Papa Liberio, dopo la miracolosa nevicata del 5 agosto 352 sull'Esquilino, traccia il piano della grandiosa basilica, Santa Maria ad Nives, poi S. Maria Maggiore, secondo la volontà del ricco patrizio romano, Giovanni. Passa un secolo e il concilio di Éfeso definì la Madonna Madre di Dio. Invano l’imperatore d’Oriente Leone III, detto l’Isaurico perchè nato nell’Asia Minore, decreta il 726 la rottura delle sacre immagini, l’iconoclastia, ritenendo di stroncare ogni forma di feticismo, il culto si accresce sempre più e Pio IX l’8 dicembre 1854 proclamò dogma di fede l’Immacolata Concezione. L'uomo ha sempre sentito il bisogno della protezione di esseri soprannaturali. Gli Egiziani per meritare gli aiuti necessari offrivano statuette antiche ad Osìride, il simbolo del potere fecondatore della terra che ogni anno si rinnova, i popoli antichi e quelli della Magna Grecia, nelle varie epoche della storia, offrivano oggetti votivi alle divinità che essi adoravano prima dell’era cristiana. Di tanto in tanto si leva qualche voce per gridare allo scandalo, per insorgere contro questa o quella esagerazione di culto, contro la presunta tendenza all'idolatrìa, più per fare scalpore che per intima convinzione, e non si tiene conto che la religione cristiana vuole il bene dell'uomo su questa terra, ove il prossimo deve essere amato come fratello e vuole redimere il credente con i mezzi di cui questi può liberamente servirsi e ottenere la redenzione come premio supremo derivante dalla fede liberamente professata. Il cristianesimo si riferisce all'uomo e non ad enti astratti e l’uomo comune è quello che è, con i pregi e i difetti, pronto, se opportunamente guidato, ad imitare le virtù e a seguire, per quanto gli può essere possibile, l’esempio degli eletti ab aeterno, dei Santi che egli venera. Non si può non constatare che moltitudini ecumeniche si recano ininterrottamente a Loreto, a Pompei, a Fatima, a Chestokawa, a Guadalupe e a tante altre Basiliche per venerare la Madre del Signore. Vanno per impetrare protezione, vanno fiduciose per la salvezza dell’anima e per le grazie terrene. I Santagatesi effettuano pellegrinaggi alla Consolazione e all'Incoronata l'ultimo sabato di aprile. Data la distanza dell'Incoronata occorreva una particolare preparazione per alleviare i disagi del lungo tragitto a piedi. Si rendevano promotori i campieri con tutta la gerarchia dei contadini addetti alle masserie. Rimanevano nelle campagne quelli che non potevano essere facilmente sostituiti, il curatolo « curator >> il guardiano, il << gualano >> addetto ai buoi e il pastore; gli altri partecipavano alla processione con il preciso intento di venire incontro agli eventuali bisogni dei fedeli durante la strada da percorrere. Il capo buttaro era addetto alle vettovaglie, i giumentari facevano proseguire a cavallo chi era troppo stanco, << lu scapulu ›> passava da un gruppo all’altro per informarsi delle eventuali difficoltà che incontravano i pellegrini che, finalmente, all'alba, dopo una nottata di cammino, scorgevano in lontananza perché un po’ elevata, attraverso le distese di grano, la chiesa fra tanti alberi. Stavano per arrivare là dove la Vergine, seduta su di una quercia, apparve a Strazzacappa, non importa ai fedeli se alle dipendenze del Conte di Bovino, Guevara, o del Feudatario di Ariano. Il pastore, rapito dalla straordinaria visione, in uno slancio di fede profonda, versò il poco olio che aveva in un recipiente a portata di mano, la << Caldarella ››, per alimentare la piccola fiamma che ininterrottamente arde da quel lontano sabato 1001. I fedeli per devozione alla Trinità e per atto di sottomissione, come per purificarsi, effettuano ancora i rituali tre giri intorno al fabbricato prima di entrare nel Tempio, secondo una consuetudine che deriva dai monaci di S. Basilio, ivi stabiliti immediatamente dopo che il primo anacoreta volle fermarsi in quella zona divenuta sacra. L'ingresso a due file è solenne, i pellegrini arrivano cantando all’altare maggiore, si mettono in un angolo, ascoltano la messa, ammirano la miracolosa statua di stile bizantino, gli occhi grandi, le mani e le dita lunghe, il colorito scuro e pregano con fervore. All’uscita dalla chiesa vecchia, rettangolare e fatiscente, quasi priva di luce, ognuno accorre alle bancarelle per comprare i ricordini da regalare agli amici rimasti in paese, mentre nel bosco si diffonde una musica di organetti e si spande l’odore dei caratteristici << turcinielli ». Si ricompone la processione e, dopo un ultimo devoto saluto alla Vergine, si riprende il lungo viaggio di ritorno cantando:
<<E statte bona Madonna mia se non ci verime qua ci verime nell’eternità. Addio Madonna bella l'anno che viene ce riverime se non ci riverime de vise ci riverime in Paradise.>>
Non mancano negli intervalli, fra una preghiera e il canto di una laude, brevi conversazioni con la persona che cammina a fianco, come questa di Mariuccia e Concetta. - “ Concetta, ti sei ricordata di cumma Francesca? Che cosa le porti? ›> - << Ho comprato per lei una medaglietta ›>. -<< Mi sembra troppo piccola ›>, osserva Mariuccia. -<< E’ per devozione! ›>. - << E quel libro ›> aggiunge Mariuccia << per chi è? ›› - «Il libretto è un regalo per Pippiniello›› precisa Concetta,<< il mio vicino di casa che vuole leggere la storia di tutti i santuari. Frequenta il terzo industriale, fa un anno a scuola, passa a settembre, ma sarà promosso a giugno appena ci sarà la riforma delle scuole superiori, come è stato fatto nelle scuole medie >>. - <<Beh >>, risponde Mariuccia << continuiamo a pregare ora, poi riparleremo di questo, intanto penso ad una nota canzone santagatese. _ «Quando il cafone andò in Puglia fece credere alla mamma di essere diventato notaio. Mi sto ricordando che non ho preso nulla per la cugina Giovannina, chi la sentirà! Le darò le nocelline, la -Copeta - e le fascianelle - che ho comprato per me ». Ora sono i mezzi meccanici, addobbati di fiori, che fanno la sfilata nell’immenso piazzale della Basilica; gli agricoltori continuano a distinguersi come i loro avi e ricevono attestati di benemerenza dalla giuria appositamente costituita per la bellezza dei carri cosparsi di migliaia di garofani, dopo la « Cavalcata degli Angeli›> in ricordo dell’Incoronazione ad opera di schiere angeliche, quando la Madonna apparve circa dieci secoli or sono. I bizantini, nel tentativo di ristabilire l’Impero Romano, avevano combattuto contro gli Éruli e gli Ostrogoti, ricacciando verso i monti i Longobardi. Esercitavano il controllo nella zona al momento dell’Apparizione e i primi monaci furono dell'Oriente. Si avvicendarono i basiliani; nel 1140 i Verginiani e nel 1232 i Cirstercensi che vi profusero tanto bene per altri due secoli. Con i laici la Chiesa subì un lungo periodo di decadenza fino a quando nel 1939 l'amministrazione tornò all’autorità ecclesiastica, al Vescovo Mons Farina una di quelle personalità che una volta conosciute non si dimenticano più. Era di media statura, piuttosto esile, la fronte spaziosa, lo sguardo dolce e penetrante, dal portamento semplice e solenne, sempre con la gente bisognosa. Fra le tante utili iniziative ebbe l'idea geniale di affidare la gestione del Santuario ai Padri dell’Opera Don Orione con una solenne cerimonia. Appena quindici anni trascorrono di intenso lavoro senza risparmio di energie e l’11 aprile 1965 si ha l’inaugurazione del nuovo Santuario. Per essere al passo con la tecnica, i Padri hanno fatto effettuare nel 1970 sui prelievi della statua due esami, uno chimico che ha accertato la natura del legno, che risultato di noce e l'altro al carbonio 14 che ha determinato la data in cui il noce stesso fu tagliato, per essere scolpito tra il 1280 e il 1320. L’altare è situato al di sopra della cappella originaria. Dietro una grata è sistemato il ramo di quercia sul quale fu vista l'immagine. La costruzione nel suo insieme si intona ai trulli come per esprimere il sentimento religioso della Puglia. A forma di corona un gigantesco lampadario in ferro battuto pende dalla cupola centrale. Il diametro è di metri 10 e sul cerchio sono incise le parole: << Salve Regina Madre di Misericordia Vita Dolcezza e Speranza Nostra ››. Distaccato dalla chiesa, al centro dell'immensa piazza, s’innalza per ben 58 metri il campanile che ha anche la funzione di serbatoio d'acqua. Nelle navate laterali, due loggiati, aperti verso la navata centrale, sono ricoperti da << tavolette ›› votive di carretti capovolti, cavalli imbizzarriti e immagini recenti con strade asfaltate, treni deragliati, macchine cappottate, aspetti di società differenti ma che confermano la stessa inalterata fede perchè lo spirito religioso non subisce, attraverso i tempi, modifiche nello slancio di venerazione per la Vergine Bruna.
MICHELE ANTONACCIO da Il Santagatese
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