(09/11/2016) IL MAESTRO ROSATI di Mario De Capraris | ||
Le foto pubblicate della casa del maestro Rosati mi hanno fatto ricordare un episodio che accadeva molti anni fa. Le stanze delle fotografie sono le stesse che vidi allora, da ragazzo, nell’unica volta che mi trovai in quella casa, che naturalmente appariva così diversa dalle solite case di contadini che ero abituato a vedere. Ci ero andato non ricordo insieme a quale amico più grande di me il quale era andato a ritirare non so quale documento. Il Maestro aveva scambiato qualche parola col mio amico e poi, mentre stavamo andando via, da uomo di cerimonie quale era, aveva rivolto la parola anche a me, che fino allora ero stato zitto, dicendomi: “Tu di chi sei figlio?” “Sono il figlio di Vituccio” dissi io. “Vituccio chi?” “Quello che abita vicino al carcere” risposi. “Ah ho capito” disse lui dopo aver pensato un attimo e subito domandò: “Che scuola fai?” “La prima media” risposi prontamente. “E stai studiando?” “Beh sì” risposi alquanto indeciso non capendo la domanda perché trovavo naturale che andando a scuola si studiasse, e già nella nuova domanda che, vedevo, si apprestava a fare mi sforzavo di comprendere dove voleva andare a parare. Disse: “Tu penso che vorrai essere promosso, no?” “Beh certo” ribattei ancora più perplesso perché cominciava a diventare misterioso, infatti chiese di nuovo: “E con che media di voti vuoi essere promosso?” “Con la media necessaria per essere promossi, col sei” risposi nulla prevedendo che lui era quella la risposta che si aspettava, perciò, più professorale di quello che dimostrava, disse calmo ciò che oggi so che non poteva dire altro e cioè che non bisogna accontentarsi del poco e insomma che dovevo cercare di risultare tra i primi e non tra gli ultimi e così via dicendo. Redazione: Grazie Mario per questa bella testimonieza | ||