(28/10/2016) LI MACCARÙNE MBUCHÈTE : STORIE IN VERNACOLO SANTAGATESE RACCONTATE DA GIOVANNI CASTELLO di MaestroCastello | ||
![]() | ||
Ogni tanto mi sovviene un ricordo dell'infanzia e mi accorgo, dalle tante condivisioni, che il mio passato è un po' il passato di molti che hanno suppergiù la mia età. Ad esempio, mi è appena venuto a galla il ricordo di quello che mangiavo spesso la sera quand'ero ragazzo e stavamo al paese: li maccarùne mbuchète! Era un'abitudine che m'è rimasta tutt'ora. Allora si faceva la fame e non si buttava nulla. Eravamo tanti e mamma non badava mai a quanta pasta(fatta a mano, naturalmente) calava; tanto, usava dire: "muséra vène ra qquà! La pasta avanzata, la sera era più buona; perché si era riposata, aveva assorbito tutto il condimento. "Pasta e fasùle", "pasta e nemìccule", "pasta cu re fòglie"; erano una sciccherìa mangiate la sera. La pasta e broccoli, ad esempio, nemmeno la scaldavo; mi piaceva fredda ed era gradevolissima. Che ne sanno questi di oggi! Ora il cibo avanzato prende spesso la strada della pattumiera; mentre un tempo non buttavamo nemmeno un pezzetto di pane e se non era più buono per noi; si dava alle galline che beccavano per strada. I tempi cambiano e non sempre in meglio. Bòna jurnèta! | ||