(11/10/2016) RAPPORTO MIGRANTES: 107 MILA ITALIANI EMIGRATI NEL 2015 Oltre 67mila i cittadini della Capitanata all'estero. Meta preferita la Germania di Samantha Berardino | ||
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Sono soprattutto giovani i nuovi migranti italiani in fuga verso l'estero.
Anche dalla provincia di Foggia sono davvero in tanti ad essere partiti, soprattutto per motivi di lavoro.
In tutto, sono oltre 107 mila gli italiani espatriati nel 2015. A iscriversi all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (Aire) sono state 6.232 persone in più rispetto all'anno precedente, con un incremento pari al 6,2%.
Tali dati emergono dal rapporto "Italiani nel mondo 2016" della Fondazione Migrantes, relativo agli italiani 'fuggiti' all’estero fino a fine 2015.
Soprattutto dal Sud ci si sposta verso Germania (la più ambita), Svizzera, Francia, Belgio e Argentina, proprio come accadeva agli inizi del '900: stessi posti, stesse motivazioni. Nella classifica dei primi 25 comuni pugliesi con il tasso più alto di emigranti: San Severo, Sannicandro Garganico, Manfredonia, San Marco in Lamis e Foggia.
Nel dettaglio, a Foggia ci sono 3.771 emigrati, pari al 2,5% della popolazione. La maggior parte sono uomini e la fascia di età con la percentuale più alta è quella che va dai 35 ai 49 anni. Circa il 22% dei giovani di Capitanata tra i 18 e i 34 anni, poi, cerca il primo impiego proprio all’estero.
A primo impatto si può attestare che l'emigrazione dei cittadini del Bel Paese non è cambiato dalla prima ondata migratoria. Infatti i cittadini meridionali sono i più propensi a preparare la valigia e trovare migliori opportunità di lavoro all'estero. Secondo i dati censiti dall'AIRE, l'Anagrafe degli Italiani Residenti all'Estero, si rileva che proprio le opportunità di un futuro migliore nel campo dell'occupazione all'estero spingono i giovani a lasciare l'Italia.
L'analisi della Fondazione Migrantes evidenzia che l'Italia vive un'emorragia di talenti: i giovani migliori e più preparati se ne vanno e il Paese è incapace ad attrarne di nuovi. "La mobilità è una risorsa - sottolinea il Rapporto - ma diventa dannosa se è a senso unico, quando cioè è una emorragia di talento e competenza da un unico posto e non è corrisposta da una forza di attrazione che spinge al rientro". Pur restando indiscutibilmente primaria l'origine meridionale dei flussi, il Rapporto Migrantes sottolinea che "si sta progressivamente assistendo a un abbassamento dei valori percentuali del Sud a favore di quelli del Nord del Paese. Ciò consegue dal fatto che, negli ultimi anni, pur restando la Sicilia con 730.189 residenti la prima regione di origine degli italiani residenti all'estero seguita dalla Campania, dal Lazio e dalla Calabria, il confronto tra i dati degli ultimi anni, pone in evidenza una marcata dinamicità delle regioni settentrionali, in particolare della Lombardia e del Veneto".
La Germania (16.568) è stata, lungo il corso del 2015, la meta preferita dagli italiani andati oltreconfine: a seguire, con una minima differenza, il Regno Unito (16.503) e poi, più distaccate la Svizzera (11.441) e la Francia (10.728).
Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha commentato dicendo che "il nostro Paese ha una storia antica di emigrazione. Una storia di sofferenze e di speranze. Una storia di riscatto sociale, di straordinarie affermazioni personali e collettive, ma anche di marginalità patite e di lacerazioni. Oggi il fenomeno degli italiani migranti ha caratteristiche e motivazioni diverse rispetto al passato. Riguarda fasce d'età e categorie sociali differenti. I flussi tuttavia non si sono fermati e, talvolta, rappresentano un segno di impoverimento piuttosto che una libera scelta ispirata alla circolazione dei saperi e delle esperienze".
La mobilità dei giovani italiani verso altri Paesi è certamente una grande opportunità. Che le porte siano aperte è condizione di sviluppo, di cooperazione, di pace, di giustizia ma bisogna fare in modo che ci sia equilibrio e circolarità.
I nostri giovani devono poter andare liberamente all'estero, così come devono poter tornare a lavorare in italia, se lo desiderano, e riportare nella nostra società le conoscenze e le professionalità maturate. Un secolo dopo, quindi, un'altra ondata di emigranti ma si tratta di un’emigrazione di tipo diverso che non ha più molto da spartire con la natura dell’emigrazione storica espressa tra Ottocento e Novecento.
Speriamo che non sia mossa da una disperazione e un avvilimento maggiori.
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