Na volda il pane si faceva in casa, impegnava tutta una nottata ed era un'arte.
Mia madre mi mandava a pigliè lu crescènde (lievito madre) ra la cummèra, lei intanto apparecchièva lu tumbàgne (tavola di legno), mettéva una montagna di farina e accumenzèva a trumbè ru ppène.
Àte ca Pastamatic, le nostre donne erano macchine umane con la forza di cento braccia nel rimestare quell'ammasso gigantesco.
Alla fine si copriva il tutto con le coperte e restava ore a lievitare.
Era come una funzione religiosa e se, in quel mentre, entrava uno in casa, al veder quell'altarino apparecchiato, era d'obbligo dire: " Benerìca!", " Crìsce! "
Era ancora notte quando mamma preparava le pagnotte (re sc-canète) e cu la palètta facéva na cróce sópa, forse per devozione; perchè una volta, il pane era l'alimento essenziale nelle famiglie, non solo santagatesi; come una cosa sacra.
Mamma lasciava sempre una quantità di impasto per la "pizza 'ndèrra" o pizza bianca che era la mia passione.
Quando tutto era pronto, si partiva pe lu furne.
Qui era un vero divertimento per la gente che incontravi, i discorsi che facevano le nostre donne, senza mai perdere di vista le proprie panelle a cui avevano apposto un segno di riconoscimento.
M'incantavo a vedere il fuoco che s'intravvedeva, allorché la furnèra alimentava il forno con la paglia.
Già, allora tutti i forni di Sant'Agata andavano a paglia, paglia che li furnère carreggiavano con gli asini a lu Chiène San Carle, dove stazionavano le " Mete ", ammassi giganti di paglia, composti durante il periodo della trebbiatura che avveniva poco distante nel mese di giugno.
Il nostro pane sembrava panettone, per quanto era bello. Si conservava nella madia, avvolto nella stoffa e durava anche una quindicina di giorni.
Una volta indurito, serviva per fare ru pènecuótte.
Il pane accompagnava quasi ogni companatico, il pane era sacro. Se ti cascava un pezzo a terra, lo si raccoglieva, vi soffiavi sopra, gli davi un bacetto e lo mangiavi.
Gettare il pane era peccato mortale.
Bòna jurnèta!
foto presa in prestito da "Santagatesi nel Mondo".