(31/05/2016)
RICORDI D'INFANZIA A SANT'AGATA


di MaestroCastello
In Primo piano Runatuccio Castello
 In Primo piano Runatuccio Castello




Eravamo ai primi di giugno degli anni sessanta, quando le scuole stanno per finire e nuje crijatùre stévene scettète mmijézze a la stréta. Mio padre all'epoca faceva lu frabbecatóre (muratore) e nei giorni che non era impegnato col suo lavoro, si recava a lu cambesànde, dove si stava costruendo assieme al fratello una tomba di famiglia. 
Mia madre aveva tagliato una pagnottina di pane, la parte finale, l'aveva svuotata della mollica e riempita con un soffritto (nu sfrisciùrre) di pepeciérre e òva (peperoni tondi e uova) che doveva essere il pranzo di papà.
Aveva chiamato me e mio fratello Gerardo, incaricandoci di portarlo a mio padre entro mezzogiorno.
Siccome, attaccato al cimitero del nostro paese, si trova il campo sportivo (lu chiène San Garle), pensammo bene, mio fratello ed io, di portarci anche una palla.
Giocammo per ore, fino a stancarci; insomma ne riémme la cataména, come si dice a Sant'Agata e, una volta stanchi di correre, ci togliemmo le magliette sudaticce e salimmo su uno dei due alberi di gelsi neri che stazionavano rigogliosi a lato del campo sportivo. 
Ci combinammo a facciòme, eravamo irriconoscibili, ma sazi; sembravamo due maschere umane, con la schiena, la faccia e le mani tinte di rosso. 
Ci guardavamo l'un l'altro e ridevamo, incuranti di come avrebbe reagito mia madre.
Mi ricordai del pranzo di mio padre e pregai mio fratello di portare lui il fagotto col pane farcito. 
Gerardo che aveva una gran fame, vabbè che a quei tempi avevamo tutti fame; prese il panino e si avviò verso il camposanto e cedette alla tentazione di afferrare il pane e mangiarselo tutto. Poi si portò nel luogo dove mio padre stava lavorando, posò a terra la busta e scappò via.
Il resto ce lo avrebbe raccontato mio padre la sera, tornato a casa, e la sorpresa che ebbe, quando fecero la pausa pranzo, e accortosi che la busta era vuota, inventò la scusa con gli altri operai che quel giorno non aveva fame. Grande papà!
Ora mio padre non c'è più (riposa in quella tomba), il convento San Carlo non c'è più, i due gelsi rossi non ci sono più; ma il loro ricordo rimane vivo nel mio cuore.