(26/11/2015)
DALLA SALETTA INTERNA AL BAR DEL CORSO


di Mario De Capraris

Essendo mattina, questa volta al tavolino è d’obbligo il caffè preceduto dal pasticcino. Sandro non ‘è bisogno che gli venga offerto il tema per chiacchierare. Mentre mi guarda torvo, so già che l’argomento sarà lungo e tosto, ma per fortuna Luigi mi darà man forte.

Sandro: “Voi che su SNM parlate degli anni Cinquanta, la mietitura, la trebbiatura, l’uccisione del maiale, i mestieri di una volta, le persone che avevano sani principi: idealizzate un tempo che non aveva niente di speciale. In realtà la vita media era bassa, la gente aveva poco….”

Luigi: “E’ proprio quello il punto. Non è detto che oggi avendo molto si sia più felici. Anzi. Metti il bambino che ha tanti giocattoli: si annoia. Non sa che farsene. Non ha desiderio di niente. Invece vuoi mettere che noi il giocattolo ce lo dovevamo creare? È proprio perché avevamo poco che rimaneva lo spazio per sognare e per desiderare.”

“Sì, ma voi state a descrivere quell’epoca come se fosse stata chissà che…… Diciamo la verità, che siete pasoliniani. Credete insomma che, passando dalla civiltà rurale a quella del consumismo, è come se avessimo perso una ricchezza. Come se allora fossimo stati davvero ricchi e adesso in effetti siamo diventati poveri.”

“Siamo diventati poveri di valori. Lo sai quando le campagne erano piene di contadini? Esisteva un altro spirito di comunità. Pensa che mio padre, aspettando che arrivava la trebbia, lasciava incustodito il covone di grano sull’aia che era distante dalla sua masseria. E anche al frantoio di Barbato: ogni sera andava a scaricare nello stanzino le olive, e queste là stavano finchè non si macinava. Mai che si fosse preoccupato del grano o delle olive. Era tranquillo perché c’era la fiducia reciproca. Anche le case. Si tenevano le vetrine aperte. Invece oggi che teniamo? Le porte blindate.”

“Ragazzi, ma quello era un tempo che non c’era un bagno, non c’era una doccia…..”

“Non se ne sentiva la necessità.”

“Non c’era un frigorifero….”

“Non c’era bisogno.”

“Non c’era la televisione.”

“Cattiva maestra.”

“Ecco, siamo arrivati ai filosofi. Tra un poco ci manca solo che vi mettete a parlare delle lucciole che non ci sono più. Per voi è come se fosse stato più importante aver continuato a tenere le lucciole piuttosto che tenere la lavatrice.”

“Se ci pensi.”

“Vi avrei voluto far stare al posto delle donne, a lavare i panni sulla pietra del ruscello d’inverno con le mani gelate. Troppo facile oggi pensarla così. Vi avrei voluto far vivere allora in quelle condizioni: un orario di lavoro impossibile, la sporcizia, senza le comodità e i medicinali di adesso….”

“Però, basta guardare le fotografie, allora era tutto più semplice. Oggi siamo tutti uguali. Un matrimonio celebrato in un paese della Daunia è uguale al matrimonio che si celebra a New York. Ci hanno omologati. Prima, non so, si viveva più alla buona. Non si avevano i bisogni che abbiamo oggi. Non si sapevano tante cose….”

“Ecco che torniamo ai pasoliniani, non più della quarta elementare, eccetera.”

“Se per esempio veniva a nevicare, tu pensavi che nel mondo nevicava perché il paese era tutto il mondo conosciuto. Ti alzavi la mattina e trovavi la neve. Oggi lo sanno pure le pietre che verrà a nevicare. Sono giorni che avvisano a che ora cadranno i primi fiocchi e qual è la nuvola della neve dall’alto del satellite. Ma così si è persa tutta la poesia.”

“Voi con la poesia…… Mi fate ridere quando girate per le campagne a cercare l’olio e il vino biologico, il cibo genuino, l’agriturismo dove fanno ancora il sugo di gallina originale o il pane cotto nel forno a legna. Ma fate come me che mangio il cibo industriale, l’aglio asiatico e il vino nel contenitore di plastica tenuto al sole.”