(08/11/2015)
L'ARTE DEL PANE A LU PAESE NUOSTRE


di MaestroCastello
Ph L. Botticelli
 Ph L. Botticelli


Ph L. Botticelli
 Ph L. Botticelli


L'arte del pane a lu paése nuóstre.

Na volda il pane si faceva in casa, impegnava tutta una nottata ed era un'arte. Mia madre mi mandava a pigliè lu crescènde (lievito madre) ra la cummèra, lei intanto apparecchièva lu tumbàgne (tavola di legno), mettéva una montagna di farina e accumenzèva a trumbè ru ppène.
Àte ca Pastamatic, le nostre donne erano macchine umane con la forza di cento braccia nel rimestare quell'ammasso gigantesco. Alla fine si copriva il tutto con le coperte e restava ore a lievitare. Era come una funzione religiosa e se, in quel mentre, entrava uno in casa, al veder quell'altarino apparecchiato, era d'obbligo che dicesse: " Benerìca!".
Era ancora notte quando mamma preparava le pagnotte (re scanète) e cu la palètta facéva na cróce sópa, forse per devozione; perchè una volta il pane era l'alimento essenziale nelle famiglie santagatesi, come una cosa sacra. Mamma lasciava sempre una quantità di impasto per la pizza bianca che era la mia passione. E quando tutto era pronto, si partiva pe lu furne e qui avvenivano certi teatrini improvvisati. Io m'incantavo a vedere la bocca del forno (lu mbiérne) e il fuoco incandescente che produceva la paglia che lo alimentava e mia madre stava attenta che non le scambiassero le pagnotte appena sfornate.
A proposito di forni di una volta, così li ricorda l'amico Nicola Mavilia:
"Che tempi meravigliosi l'infanzia, che ricordi i personaggi ricordate chichircusc, Rocco rosangel, furnaried, pannettera, azzarito, ecc. I forni al castello , a lu chien, lu furn r Montemorra, lu furn r Mavilia, lu furn r don Ascanio, lu furn r vrniere e poi quelli moderni ma vi ricordate le pupite, era quella parte di pane 🍞 che quando accedeva la lievitazione traboccava dalla stagna o meglio ruotò si mangiavano appena sfornato che squisitezza erano croccantissimi raccontiamolo ai giovani se ci credono".
Il pane di allora non aveva additivi, durava anche 15-20 giorni semplicemente avvolto in un canavaccio, non come oggi che il giorno dopo è già stantìo. 
A proposito: tutto si concludeva che l'indomani mia madre immancabilmente mi diceva: " Giuuà, va' puórte lu crescènde a la cummèra!"
Buona domenica!