(06/06/2015)
HERDONIA:STORIA DI UNA CITTA' ROMANA IN DAUNIA


di Alfonso De Capraris


Il 3 giugno scorso nella sala “Rosa del Vento” della Fondazione “Banca de Monte”, via Arpi, 152 – Foggia, si è tenuta una interessante ed oltre modo istruttiva conferenza sul tema Herdonia: Storia di una città romana in Daunia, organizzata e curata dall’Associazione “Amici della Fondazine Banca del Monte di Foggia” di concerto con la Sezione di Foggia dell’Archeoclub d’Italia.

Ha aperto i lavori il Prof. Saverio Russo, Presidente della citata Fondazione, il quale, dopo aver precisato che i siti di Herdonia, Siponto e Lucera costituiscono le eccellenze della Provincia di Foggia sul piano archelogico, ha posto in rilievo gli interventi ed i contributi elargiti dalla Fondazione stessa a favore di operazioni finalizzate al recupero ed alla salvaguardia di beni archeologici, come quello che ha visto di recente il restauro della capanna del villaggio neolitico di Passo di Corvo nei pressi di Foggia, danneggiata dalle intemperie, e che adesso è meta costante di visite da parte di scolaresche.

Ha preso, quindi, la parola la Presidente dell’Associazione “Amici della Fondazione”, la Prof.ssa Rina Di Giorgio Cavaliere, come sempre precisa e puntuale nell’illustrare le iniziative e le finalità dell’Associazione, auspicando un sempre maggiore coinvolgimento e partecipazione degli alunni delle scuole, per inculcare loro l’importanza ed il valore dei beni archeologici.

L’ultimo intervento è stato quello della Prof.ssa Santa Picazio, Presidente dell’Archeoclub, Sezione di Foggia, la quale, tra le altre cose,  c’ha tenuto a porre in risalto il fatto che, senza essere un’esperta della materia, svolge da decenni questa attività, perché animata da un amore profondo e sincero nei riguardi dell’archeologia.

La parola, infine, è passata al relatore della serata, il Dott. Angelo Valentino Romano, un giovane e brillante ricercatore ed archeologo del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Foggia, il quale, supportato dalla proiezione di diapositive e foto aeree, ha tracciato un’ampia panoramica del Parco Archeologico di Herdonia, a partire dal neolitico con i reperti di coroplastica risalenti all’età del bronzo, per passare all’insediamento daunio che si estendeva su di una superfice di 600 ettari, e concludere con l’insediamento risalente ad epoca romana, molto più circoscritto rispetto al precedente, ma molto più ricco di vestigia, quali il Foro, la Basilica, il Macello, la Via Traiana, capitelli privi di colonne, perché erano fatte con mattoni, che costituiscono un immenso patrimonio storico e culturale.

Una momento particolare della relazione è stato quello riguardante le tombe, di tipo differente a seconda che fossero ipogei o a grotticelle, in entrambi i casi protagoniste involontarie di un aspetto per nulla affatto esaltante della storia del sito, in quanto oggetto di razzie da parte dei tombaroli, molto più lesti dell’azione pubblica, mentre quelle a tumulo, identiche a quelle etrusche di Tarquinia e Cerveteri, purtroppo sono state rasate dai contadini, “avidi di terra”, aggiungerei io; oggi è possibile ammirarle soltanto grazie alle rilevazioni aeree effettuate in tempo utile.

Il merito del ritrovamento del sito e dei conseguenti scavi va ascritto tutto all’intuito ed alla tenacia del Prof. Joseph Mertens, ricercatore dell’Università Cattolica belga di Lovanio, il quale nel 1962 intravide nella zona di Ordona qualcosa di simile a ciò su cui stava già operando in Abruzzo, ad Alba Fucens.

Gli scavi, andati avanti per circa quarant’anni con intervento negli anni Novanta anche dell’Università degli Studi di Bari, affiancatasi a quella belga, nel 2000 purtroppo sono stati interrotti a causa di mancati accordi fra il Minstero dei Beni Culturali e la proprietà privata, atteso che il sito insiste all’interno della masseria Cacciaguerra, appartenente a privati.

Pur tuttavia c’è da dire che di recente si è intravisto uno spiraglio, che lascia sperare in una ripresa dei lavori, che possano continuare a portare alla luce elementi architettonici ed urbanistici a testimonianza di quella che fu la magnificenza di una città romana nel cuore della Daunia, da alcuni definita la Pompei della Puglia, che se non ci potrà parlare di eruzioni vulcaniche, ci potrà narrare la storia di Annibale e della sua guerra punica.

Alfonso De Capraris