(02/05/2015)
FETTE DI PUGLIA


di MaestroCastello

Fette di Puglia.

La vedete questa fetta di pane? È la sagoma della nostra regione, la Puglia. È un'immagine singolare, manca solo una spruzzata di sale, uno sfregolìo d'origano e una lacrima d'olio buono della nostra terra e il gioco è fatto. È proprio la merenda di quand'ero bambino io al paese, Sant'Agata dì Puglia. L'olio è da sempre il nostro vanto, per qualità e per la quantità che siamo sempre riusciti a produrre. Da qualche tempo si è sviluppato un potente batterio, la Xylella, che attacca le piante d'ulivo della Puglia. Il batterio viene trasportato sulle piante  per mezzo di un insetto, il philenus spumarius, chiamato volgarmente "sputacchina" ; compromettendo il raccolto e la produzione d'olio extravergine pugliese.
Il batterio Xylella ha causato danni enormi in quelle zone in cui non c’è stato un reale controllo ed una cura degli uliveti nel rispetto delle buone pratiche agricole raccomandate. Gli esperti ribadiscono, comunque, che il batterio non ha nessuna rilevanza sulla qualità dell’olio di oliva che l’ulivo produce, pertanto i consumatori possono stare tranquilli e continuare a godersi la bontà dell'olio pugliese che si riesce a produrre. La Xylella è una minaccia per le piante e non per la salubrità dell’olio di oliva!
Siamo solidali e vicini a quanti vivono ogni giorno ansia e sofferenza nel vedere il lavoro di una vita tagliato via dalle ruspe. 
Ora ci si è messa anche l'Unione Europea, secondo la quale bisognerebbe abbattere tutte le piante, anche quelle che non sono malate.
Speriamo che nulla venga fatto a svantaggio di chi ama la propria terra, bensì vengano utilizzate strategie in grado di eliminare il batterio e difendere i nostri terreni.
Comunque, secondo ricercatori come il prof. Nicoletti, esperto di  Biologia ambientale, dell'Università "La Sapienza" di Roma, distruggere gli ulivi centenari della Puglia non basta: la Xylella fastidiosa è in realtà un super-batterio che deve essere combattuto con armi capaci di colpire al cuore direttamente sia lo stesso microrganismo, sia l’insetto che lo diffonde. E’ questo l’appello lanciato anche  da altri ricercatori che stanno studiando il problema e che ritengono ugualmente importante azioni preventive sul terreno e per intercettare il batterio grazie alla diagnosi molecolare.
“Anche dopo aver distrutto le piante – osserva Nicoletti – gli insetti restano nell’ambiente e continuano a diffondere la Xylella”. Per questo è importante aggredire anche gli insetti, ad esempio con larvicidi, “ma sempre di origine naturale”, e agire poi sul terreno, “modificandolo in modo che fornisca alla pianta il sostegno di cui ha bisogno.
Auguriamo che ci si organizzi in modo da rispettare tutte le buone pratiche agricole e che gli alberi vengano trattati con cura ed amore.