(04/03/2015) SANT'AGATA DI PUGLIA : IL CORO DELLA CHIESA MATRICE DI S. NICOLA di Dora Donofrio Del Vecchio | ||
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In conformità alle norme liturgiche tridentine, che prevedevano destinazione e fruibilità funzionali e precise degli spazi delle chiese, al coro, il cui ruolo era tutt'altro che secondario e marginale nelle sacre funzioni, si assegnò un’area ben definita che coincise con il prolungamento della zona presbiteriale. Ove fu possibile, si ammodernarono e si adattarono cori preesistenti, altrimenti se ne realizzarono nuovi, nel rispetto della cultura controriformista e del gusto artistico corrente.La Chiesa matrice di San Nicola di Sant’Agata di Puglia subì, proprio nella prima metà del '600, ampliamenti e trasformazioni architettoniche che la resero in pratica com'è attualmente. Su un'area rialzata, rispetto al primitivo impianto, furono prolungate le tre navate. In fondo alla destra, si costruì, nel 1642, la cappella del SS.mo Rosario, a quella di sinistra la cappella del SS.mo Sacramento, delle rispettive omonime confraternite. In fondo alla navata centrale, dietro l'altare maggiore, in un prolungamento di m. 8,20 circa, fu costruito il coro, nel 1645, come attesta la lapide murata. Il coro ligneo fu realizzato da mastro Iacovo di Vallata nel 1649-1650. Era vescovo di Bovino Mons. Giovanni Antonio Galderisio e parroco della Chiesa Matrice di San Nicola don Gabriele Bilella. L'opera, in legno di noce scuro nostrano, si compone di 17 stalli, di cui 12 laterali; il centrale, tra i quattro di fondo, è il maggiore per il vescovo o il parroco. E' semplice nell'impianto architettonico e, per la scansione ritmica molto lineare dei dossali privi di decorazioni, è di schema tardo-rinascimentale. Scandiscono la successione degli stalli snelle colonnine scanalate per 2/3 che si raddoppiano nello stallo principale. Questo, che sul dossale riporta in rilievo il busto di San Nicola di Bari, titolare della chiesa, è sovrastato da un importante timpano spezzato nel cui centro primeggia lo stemma del vescovo Galderisio, raffigurante una colomba con un ramoscello d'ulivo nel becco. Una scultura zoomorfa sempre uguale si succede ritmicamente a mo’ di bracciuolo tra i vari stalli. Alla semplicità di questi, privi di decorazioni, si contrappone un intenso motivo decorativo con rosette centrali che corre costantemente alla base di tutti i dossali. Analogamente corre un altro motivo decorativo a strigilature nella parte superiore e, al di sopra di esso, una fascia parallela con racemi ornamentali e rosette. Nella cornice dello stallo a sinistra di quello centrale è collocato lo stemma del marchese Loffredo, in quella dello stallo di destra uno stemma raffigurante un cane rampante. Quest'uItimo, secondo l'Agnelli, è dell'Arciprete don Francesco De Lilis, che era parroco quando si consacrò la Chiesa (1694) ma non quando fu realizzato il coro. Analogie si possono cogliere con il coro ligneo di San Domenico a Lucera, datato 1640 e firmato da Fabrizio lannulo da Monopoli (cfr. M. Pasculli Ferrara, Fabrizio Iannulo da Monopoli;Fasano 1988). Va precisato che mons. Galderisio era nativo di Monopoli e certamente conosceva Iannulo e la sua opera. Non è da escludere che sia stato lo stesso vescovo a proporre per il coro di San Nicola modello e stile all'artista intagliatore lacovo di Vallata, la cui perizia esecutiva si avvaleva certamente anche della tradizione e fiorente esperienza in arte lignea della scuola irpino-campana. Esponenti di questa scuola e famosi intagliatori erano Teodoro Marzano di Nocera Inferiore, Scipione Infante di Bagnoli Irpino (costui realizzò il coro della cattedrale di Andria nel 1650), Giacomo Bonavita di Lauro di Noia, scultore dell'artistico coro ligneo della Chiesa matrice di Bagnoli Irpino (1652-57), Giandomenico Vecchia (R. Mormone, Il coro ligneo di Bagnoli Irpino, Ercolano 1985). Intensi rapporti culturali e artistici legavano la Puglia alla Campania. Contribuirono a realizzare il coro di Sant'Agata di Puglia mastro Paduano Marino, che per cinque mesi curò i lavori nella sua bottega, e Scipione Nova, che eseguì l'inceratura. Mastro Scipione Recina costruì la finestra del coro. Occorsero circa 11 canne di tavole di noce (ducati 1 la canna), acquistate a Vallata e Sant'Agata di Puglia, alcune di castagno, numerose travi, 1800 chiodi, 800 “centrolle”, 10 libbre di vernice, 2 carlini di colla “carmina”. Il maestro Iacovo fu ricompensato con 228 ducati, un tomolo di fave (ducati 1), vino per 2 carlini, 5 pese di pane per un totale di ducati 4, un paio di caciocavalli di rotola 7 (carlini 4 circa). Mastro Paduano Marino percepì ducati 7 e 1/2, Scipione Nova ducati 2, Scipione Recina ducati 7. Per la sola opera lignea si spesero in tutto 337 ducati. Il maggior contributo (ducati 43) fu offerto da mons. Galderisio, presule particolarmente sensibile e magnanimo. La marchesa di Sant'Agata di Puglia, donna Eleonora Crispani Loffredo, offrì ducati 16, il Capitolo ducati 13 1/2. Cento ducati furono presi a censo da don Ovidio Macchione, il resto si attinse dalle rendite della chiesa e da elemosine. Nel 1991, per interessamento del parroco-arciprete don Michele Falcone con la collaborazione dei fedeli della Chiesa Matrice di San Nicola, fu restaurato coro, poiché l'usura del tempo ne aveva fatto perdere il suo originario splendore. I lavori sono stati eseguiti dalla ditta specializzata Di Francesco Gianni di Deliceto. Il bel coro di San Nicola oggi costituisce una delle più importanti e significative testimonianze storiche di Sant'Agata di Puglia. Un'espressione di sensibilità e di cultura del '600 degna di considerazione e di un'adeguata collocazione nella storia dell'arte lignea e sacra. Dora Donofrio Del Vecchio
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