L’Italia meridionale è disseminata di strutture difensive di origine longobarda, erette da duchi e gastaldi con lo scopo di difendere il proprio dominio dall’attacco dei Bizantini (ai quali avevano sottratto gran parte dei territori) o dalle incursioni dei saraceni e di altre popolazioni intenzionate a conquistare la nostra Penisola.
A partire dal VI secolo d.C., numerose località della Campania, della Basilicata e della Puglia vengono perciò dotate di un castrum, un castello o una rocca: si trattava di un vasto edificio adibito a dimora feudale e circondato da mura e torri con sistemi di difesa e protezione.
Per costruire tali strutture i Longobardi si affidarono a maestranze locali, lasciandole libere di progettare e costruire secondo le proprie tradizioni. Ad esse vennero commissionati diversi tipi di lavori edili, poi retribuiti sulla base di un corrispettivo che non teneva in alcun modo conto nè della tipologia costruttiva, nè di quella edilizia, ma solo delle dimensioni (calcolate in “tegole”) e della destinazione d’uso della costruzione.
Da alcune ricerche si ricava che essi preferirono utilizzare, anche per le opere difensive, coperture voltate o piane in legno; murature realizzate con conci squadrati o di grandi dimensioni, o con conci piccoli e irregolari e, solo in rari casi, ricorsero a superfici intonacate.
In Puglia, si conservano alcuni esempi di tali costruzioni; su tutte il castello di Sant’Agata di Puglia nel Foggiano e quello, ormai semidistrutto, di Canosa di Puglia nel Barese.
Il Castello di Sant’Agata
La fortezza sorge in un luogo strategico: domina infatti la valle del Calaggio, ai i confini dell’Irpinia, della Lucania e della Daunia, ed è posto proprio allo sbocco dei valichi campani verso la Puglia (i confini del dominio Longobardo- Bizantino).
Il Castello era denominato nel periodo romano Artemisium, forse per il fatto che in vetta al monte vi fosse un tempio pagano.
Con l’avvento del Cristianesimo, e precisamente quando nel 592 per volontà del Papa Gregorio Magno furono trasportate le reliquie della Martire S. Agata, da Catania a Roma, l’Artemisium fu battezzato S. Agata in onore della Santa.
Durante la dominazione longobarda Sant’Agata fu l’ultimo avamposto del Ducato di Benevento ed appartenne ad un certo Marino, “gastaldo” del territorio.
Verso il mille ne diventarono padroni Landolfo e Pandolfo, principi beneventani.
La tradizione orale santagatese ha tramandato la leggenda del valoroso condottiero Capitano Agatone, Signore di Sant’Agata, abile e astuto nelle sue imprese, rigido nel far rispettare le leggi, che trovò la morte per mano del suo barbiere, il quale non aveva accettato che fosse applicato nei confronti della sua sposa lo “ius primae noctis”.
I Marchesi Loffredo, successivi padroni del castello, fecero dipingere un ritratto di Agatone, tutt’ora esistente, sotto la volta dell’atrio di accesso al cortile del Castello.
Il Castello fu roccaforte di controllo militare sulla valle sottostante per tutta l’epoca longobarda e, nella seconda met‡ dell’anno 1000, passÚ sotto il dominio Normanno. Dopo un periodo sotto la casata di Svevia, passò agli angioini e agli aragonesi.
Sotto Alfonso d’Aragona la struttura fu in mano agli Orsini, che apportarono le prime modifiche per trasformare la fortezza in residenza ducale
Nel tempo, la rocca perse le sue caratteristiche difensive trasformandosi in una residenza abitativa e tale rimase fino alla metà dell’Ottocento, finchè non fu abbandonata.
Il castello di Canosa
Venne costruito dal longobardo Autari sulla sommità della collina dei Santi Quaranta Martiri, sulle rovine di un’antica acropoli, della quale incorporò i resti.
Aveva la forma di un esagono, con sei torri quadrangolari sporgenti agli spigoli.
La sua struttura lo rese inespugnabile, consacrandolo a sede principale delle operazioni belliche longobarde nella zona (in particolare, il controllo della via Traiana).
Fu utilizzato e rafforzato durante le dominazioni bizantina e normanna e, addirittura, inserito tra i castelli demaniali dell’imperatore svevo Federico II che, certmante, soggiornò qui.
Successivamente la struttura ha conosciuto altri signori: gli Orsini, gli Affaitati, i Capece Minutolo (che lo acquisirono agli inizi del secolo XVIII), fino a quando, ridotto a pochi resti che comprendono torri in blocchi di pietra e tufo, è stato acquistato dal Comune.
Nonostante la forza del tempo ne abbia cancellato quasi del tutto l’antica fisionomia, quel che resta di questi vecchi simboli di potere, Ë ancora estremamente affascinante.
Fonte www.pugliain.net