(06/02/2015) STELE DI BOVINO A MANFREDONIA. DEDDA: DEVONO FARE I CONTI CON UN PAESE INTERO La Soprintendenza pare voglia spostarle a Manfredonia. Ecco cosa ne pensano la comunità e il Sindaco di Redazione | ||
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Si è da poco diffusa la notizia che la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia ha disposto lo spostamento delle stele antropomorfe di Bovino dall'attuale collocazione, il Museo Civico 'Carlo Gaetano Nicastro' al Museo Nazionale Archeologico di Manfredonia nel Castello Svevo-Angioino e che a Bovino verranno sostituite con i calchi delle stesse. Una notizia che ha fatto andare su tutte le furie il primo cittadino del borgo dei Monti Dauni, Michele Dedda: "Le stele sono nostre e nessuno le porterà via. Come i grifoni ad Ascoli Satriano, le stele antropomorfe fanno parte del patrimonio storico-culturale e archeologico della nostra città. Se il Ministero per i Beni Culturali dovesse prendere questa decisione dovrà fare i conti con l'intera comunità. A Manfredonia dovranno portare con le stele anche noi amministratori e tutti i cittadini". Dedda ha immediatamente risposto al Sovrintendente Luigi La Rocca dicendo che "è assurdo quello che vogliono fare. Esporre le nostre stele, donateci nel 1925 dalla famiglia Gesualdi, in maniera permanente, in un altro museo situato in un territorio non avente assolutamente alcuna attinenza con l’area del loro rinvenimento non ha nessun senso. C'è la totale disapprovazione di questa Amministrazione circa il provvedimento che si intende adottare in quanto tale decisione porta alla spoliazione di un unicum che rappresenta il nucleo più importante dell’intera collezione museale di Bovino. Tra l’altro - aggiunge il sindaco - non è stato considerato che la collezione delle stele in questione è stata “donata” al Comune di Bovino, per il museo civico e con condizioni vincolanti, dagli eredi del defunto Pasquale Gesualdi, che le rinvenne nei terreni di propria proprietà. in località Sterparo. Quindi invito la Sovrintendenza a non far rimuovere le stele da questo Comune e, se proprio indispensabile, far esporre i loro calchi nel museo nazionale di Manfredonia. Sono molto rammaricato per tale decisione e, per lo spirito di collaborazione che da sempre è intercorso tra le parti. Questa Amministrazione - conclude Dedda - vorrebbe evitare di rivolgersi al Ministero per i Beni Culturali, alle altre autorità tutorie ed all’opinione pubblica per lamentare il notevole danno che si verrebbe a creare a questo territorio la cui economia, per una buona parte, è basata sul turismo culturale". Attualmente nel Comune di Bovino, che si fregia dei titoli di 'Uno dei Borghi più belli d’Italia' e 'Bandiera Arancione', vi sono il museo civico, che è a prevalenza archeologica, il museo diocesano, il museo della civiltà contadina, inoltre, con finanziamento della Regione Puglia, è in corso l’allestimento di un importante museo delle armi. Dedda per l'occasione ha chiesto alla Soprintendenza la restituzione di due stele che si trovano presso il museo nazionale di Taranto e la stele che si trova presso il museo civico di Foggia, in quanto facenti parte del gruppo delle stele rinvenute dallo stesso Gesualdi. Chiesta anche la restituzione dei reperti archeologici del neolitico ed eneolitico prelevati già da molto tempo dalla Soprintendenza dal museo civico di Bovino per l’esposizione in una mostra temporanea che si stava organizzando presso il museo nazionale di Manfredonia. La vicenda ha rappresentato un motivo di riflessione sulle scelte inerenti la gestione e la valorizzazione dei reperti, nello specifico se sia opportuno non conservare gli stessi nelle zone in cui sono stati ritrovati. Una questione spinosa e di vecchia data questa che, come ben sappiamo, ha visto negli anni coinvolti anche reperti di ben più ampia eco. Le statue-stele di Castelluccio dei Sauri - anche dette di Bovino - e rinvenute tra il 1954 e gli anni ottanta nell'area denominata Sterparo Nuovo - a pochi chilometri da Castelluccio dei Sauri e Bovino - sono riconducibili al fenomeno delle statue-stele e statue-menhir diffusosi nell'Età del Rame che coinvolse in modo particolare la Puglia. I primi ritrovamenti in zona Sterparo Nuovo risalgono al 1954, ad opera del Prof. Michele Leone (ai tempi Ispettore Onorario delle opere d'arte della circoscrizione) che segnalò il ritrovamento di quattro pezzi al Museo Pigorini di Roma. Nel '60, poi, ci fu la prima pubblicazione scientifica di M. Ornella Acanfora che cominciò a rendere note le stele nell'ambiente. I ritrovamenti continuarono e nel 1991 si intervenne col sondaggio di scavo che diede ai monumenti un contesto cronologico certo, inquadrabile nella seconda metà del III° mill., età Eneolitica, già sospettato in precedenza per la tipologia dei pugnali incisi. Si comprende, dunque, l'importanza storica/culturale che le queste stele rappresentano essendo un tassello prezioso della storia non solo della zona in cui sono state ritrovate, ma di tutta la Puglia e, addirittura, dell'Europa essendo le prime vere statue antropomorfe che l'umanità abbia concepito. Diverse stele dei Monti Dauni hanno già trovato collocamento in musei esterni all'area del loro ritrovamento, come il Museo Civico di Foggia e il Museo Nazionale di Taranto. Lo spostamento dei reperti di Bovino costituirebbe l'elisione fisica e culturale di una testimonianza fondamentale della storia locale dalla stessa terra che tali segni ha fatto riemergere. Le stele di Bovino rappresentano uno dei pochi elementi identitari fisici della cultura dei Monti Dauni a fronte di innumerevoli beni culturali immateriali costituiti da tradizioni e riti. La vicenda, inoltre, suona ancora più paradossale se si considera che, da una parte, il MIBACT promuove un Progetto di Eccellenza turistica dei Monti Dauni (in cui Promodaunia è attivamente coinvolta) e, dall'altra, un suo organo territoriale, la Soprintendenza per i Beni Archeologici di Puglia, dispone la privazione di un'evidente eccellenza a suddetto territorio. | ||