(12/01/2015)
GRAZIE AI MEDIA, OGGI SI RITORNA A PARLARE IN DIALETTO


di MaestroCastello

 Una volta la parlata dialettale era sentita come la varietà di lingua dei ceti bassi, simbolo di ignoranza e veicolo di svantaggio o esclusione sociale; oggi non è più così: gli atteggiamenti nei suoi confronti, almeno in molte regioni, non sono più oggetto di disapprovazione com’era appena pochi decenni fa.
 Sapere e usare un dialetto, oggi, è spesso valutato positivamente; rappresenta una risorsa comunicativa in più nel repertorio individuale, a nostra disposizione accanto all’italiano, di cui servirsi quando occorre e specie in virtù del suo potenziale comunicativo. Un arricchimento, insomma, e non più un impedimento.
 Io non mi faccio mai mancare la frase in dialetto sia in casa che con gli amici;
 tante volte il dialetto viene in mio soccorso. E sì, perchè ci sono situazioni, sensazioni e momenti che non potrebbero essere detti se non attraverso il dialetto, senza troppi giri di parole. Ci pensate? Basta il suono di un "eféss" per esprimere un chiaro sentimento di meraviglia. Non è fantastico?
 Spesso, però, c'è chi  vede come una scurrilità parlare il dialetto; c'è chi si sente quasi imbarazzato dalla presenza di chi lo parla, come se quella stessa lingua appartenesse solo a chi la pratica, senza sapere che è lui che compie un errore. L'errore di non parlare il dialetto è di non portare avanti  la tradizione che quella lingua possiede.
 Se guardiamo all'etimologia della parola idioma (dal latino idioma , "peculiarità" ) non possiamo non apprendere che il dialetto è espressione propria di una lingua, è ciò che la caratterizza, che la rende peculiare; cioè "unica". Sì, il dialetto ė proprio qualcosa di unico e non parlarlo significa spezzare la catena, troncare la sua storia.
 Ci avete mai pensato che è il dialetto e non l'italiano la nostra vera lingua madre? L'italiano non ha sofferto con noi, amato, vissuto, dormito da piccoli, lottato con noi; insomma, non sa di noi. Invece la nostra lingua di partenza, il dialetto, ha il nostro stesso odore: è la carta d’identità del nostro territorio, la chiave di lettura della nostra storia, della nostra cultura.
 Secondo la rivista National Geographic ogni 14 giorni muore una lingua. Tra cent'anni potrebbero essere scomparse la metà delle oltre 7000 lingue parlate oggi nel mondo, con la conseguente perdita di migliaia di culture. La tecnologia, accusata di uccidere le diversità, forse è l'unico modo per salvare le lingue nazionali e quelle locali Il messaggio che vi lancio è che
 dobbiamo parlare di più il dialetto del nostro paese di appartenenza, se vogliamo consegnarlo alle future generazioni; con la speranza che continueranno a parlarlo quelli che verranno dopo di noi.
 buona vita!
 maestrocastello