(10/01/2015) ADDIO FRANCESCO ROSI Ci lascia il maestro del cinema che raccontò i mutamenti della nostra società con uno suo stile unico e asciutto di Samantha Berardino | ||
![]() | ![]() | |
Novantadue anni, napoletano, autore del grande capolavoro Le Mani sulla città e di tanti altri indimenticabili film, muore oggi Francesco Rosi, il grande cineasta italiano pluripremiato.
Classe, 1922, compagno di liceo del Presidente Napolitano durante la Guerra, è stato un regista e sceneggiatore tra i più grandi del cinema italiano. Una mente lucida che, come molti commentano, ha raccontato il malaffare italiano con la freddezza di un grande cineasta e con le competenze di un grande amante del suo Paese. Cinema civico, qualcuno dice.
La prima esperienza cinematografica arriva nel 1948 come assistente regista di Luchino Visconti per i film La terra trema e Senso (1953).
Sicuramente nei suoi film ci sono impegno e maestria, secondo una scuola d'altri tempi, che troppo presto abbiamo dimenticato.
Rosi inaugurò il filone dei film-inchiesta ripercorrendo la vita del malavitoso Salvatore Giuliano (1962); l'anno successivo diresse Rod Steiger ne Le mani sulla città, nel quale denunciava con coraggio le collusioni esistenti tra i diversi organi dello Stato e lo sfruttamento edilizio a Napoli. La pellicola fu premiata con il Leone d'Oro al Festival di Venezia. Questi due film sono generalmente considerati i capostipiti del cinema ad argomento politico, che che vide spesso, successivamente, le straordinarie interpretazioni dell'attore feticcio Gian Maria Volontè.
Nasce con lui una nuova nozione di realismo che si confronta anche con lo stile del miglior cinema americano: una scuola che Rosi non ha mai negato, tanto da non farsi scrupolo di averne i grandi interpreti come Rod Steiger. E non a caso chi parla di una scuola italiana del noir, accosta il nome di Rosi (e di Sciascia) al percorso del noir americano d’impronta sociale.
E se è vero che ultimamente abbiamo pianto la scomparsa di grandi talenti musicali del nostro Belpaese come Mango e Pino Daniele, è altrettanto vero che diventa sempre più evidente che i grandi artisti non muoiono mai veramente finché ci lasciano il frutto del proprio talento e del proprio lavoro.
E così Francesco Rosi ci lascia, oltre ai film citati, capisaldi come Il caso Mattei, Lucky Luciano, Cristo si è fermato ad Eboli, Tre fratelli, Cronaca di una morte annunciata, Dimenticare Palermo, giusto per citarne alcuni.
Nel 2008 gli è stato assegnato l'Orso d'Oro alla carriera al Festival di Berlino, nel 2009 la Legione d'Onore, nel 2010 l'Alabarda d'oro alla carriera e, il 10 maggio 2012, la Biennale di Venezia approvò all'unanimità la proposta del suo direttore Alberto Barbera di conferire il Leone d'oro alla carriera al regista in occasione della 69ª edizione della Mostra.
Nel 2010 morì sua moglie Giancarla Mandelli, sorella della celebre stilista Krizia, in seguito a un incendio accidentale scoppiato nella loro casa romana.
Maestro del Premio Oscar Giuseppe Tornatore, il vecchio leone Rosi scompare lasciandoci orfani di un grande genio che amava ridere e ascoltare la musica e che portava sempre nel cuore i colori della sua Napoli. | ||