(08/01/2015) JE SUIS CHARLIE Editoriale all'indomani dell'attentato del 7 Gennaio 2015 a Parigi di Samantha Berardino | ||
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Sette Gennaio 2015. L'11 Settembre europeo. Ahimè.
Nessun giornalista avrebbe mai voluto commentare ciò che è accaduto ieri in Francia.
Nella redazione parigina della testata satirica Charlie Hebdo, giornale noto per il suo stile irriverente e provocatorio, cinque minuti di terrore puro: tre uomini armati di kalashnikov e un lanciarazzi, ieri, hanno effettuato un assalto mortale.
12 morti. Uccisi 8 giornalisti, 2 agenti, un ospite e il portiere dello stabile. Undici feriti, di cui cinque gravi.
Sono stati uccisi il direttore del settimanale, Stephan Charbonnier, detto Charb, e i più importanti vignettisti: Cabu, Tignous, Philippe Honore' e Georges Wolinski, molto famoso anche in Italia. Nell'attentato è rimasto ucciso anche l'economista Bernard Maris, azionista della testata parigina e una donna: si chiamava Elsa Cayat, era psicologa e psicoterapeuta, e teneva una rubrica ogni due settimane sul magazine.
Per Hollande non ci sono dubbi: si tratta di terrorismo.
Molti hanno parlato della contrapposizione simbolica violenta tra l'attacco a colpi di kalashnikov e l'attacco satirico delle matite di Charlie Hebdo, la cui ultima irriverente vignetta prima dell'attentato paventava proprio questa efferata ipotesi. "Ancora nessun attentato in Francia”, si legge sul disegno, mentre un talebano armato risponde: "Aspettate. Abbiamo tempo fino a fine gennaio per farci gli auguri".
Eppure, per quanto estrema fosse la satira di Charlie Hebdo, la società democratica offre canali di espressione del dissenso decisamente alternativi al fuoco delle armi. E sono in molti quelli che li hanno voluti percorrere, attaccando in passato il settimanale per i suoi eccessi.
L’irriverenza di Charlie Hebdo è infatti incorsa, più volte, in critiche pesanti, seppur civili e il dibattito verteva sempre attorno ai confini della libertà d’espressione, indubbiamente rasentati dal settimanale.
Le libertà individuali andrebbero sempre difese fino in fondo ma solo nella misura in cui esse non danneggino gli altri, così scriveva il padre fondatore del pensiero liberale John Start Mill. Ma crediamo davvero che la satira danneggi i propri bersagli? Molti si soffermano sulle stranezze dell'attentato, sul come abbia fatto un sospettato componente del commando a lasciare la carta d'identità in auto, su come abbiano fatto gli attentatori a sbagliare edificio, ad entrare in possesso di armi siriane, su come sia stato possibile sfuggire ai controlli degli efficientissimi servizi segreti francesi etc.
"Nos sommes tous americains": così titolava 'Le Monde' all’indomani dell’attacco alle Torri Gemelle e 'Je suis Charlie' è diventata la parola d'ordine del giorno dopo, anzi subito dopo, con i tempi di internet e dei social network, quello che ha tutti i requisiti per essere un gravissimo punto di non ritorno nella storia dei conflitti Oriente - Occidente. Una storia di lungo corso ormai, che contrappone emancipazione e fondamentalismo, libertà e obbedienza, l'integrazione che sfida l'opposizione.
La redazione di Santagatesi nel Mondo condanna il vile attacco ed è moralmente vicina alle famiglie delle vittime.
Papa Francesco lancia un hashtag: #PrayersForParis insieme a una ferma condanna. Anche la comunità musulmana è sconvolta dal gesto vile e balordo di alcuni esaltati che agiscono in nome di Dio e di una intera comunità.
Niente giustifica tale delitto a sangue freddo.
Io sono Charlie, tu sei Charlie, noi tutti siamo Charlie.
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