(11/11/2014)
APPENDICE A " SANTAGATA DI PUGLIA UNA PAGINA DI STORIA : LA RIVOLUZIONE "


di Alfonso De Capraris
Francesco Barbato
 Francesco Barbato


Raffaele Barbato
 Raffaele Barbato


Interessante l’articolo pubblicato sulla rivista L’INCONTRO, in cui si parla del “fatto” indicato nel titolo, evento, peraltro, abbastanza conosciuto, ma all’ignoto articolista va dato il merito di averlo saputo presentare in una veste nuova, arricchendolo con particolari non del tutto noti, come quando indica puntigliosamente il numero dei maiali, dei cani e dei quadrupedi esistenti in paese, aggiungendovi a volte una punta di ironia che non guasta.

Oltre a trovarlo interessante, come sopra detto, il pezzo ha pure rappresentato per me l’occasione per andare un po’ indietro nel tempo con la memoria, non soltanto nel ricordare con piacere personaggi appartenuti alla casata di mia madre, Donna Nunziatina Barbato, ma anche per rinverdire alcuni aspetti o circostanze di quell’epoca, che fecero parte della piccola storia locale o meglio familiare, e che mi hanno indotto a divulgarli attraverso questa appendice.

Il “regnante”, come lo chiama N. L., del tempo a Sant’Agata era per l’appunto l’Avv. Don Donato Barbato, ze Dunatucce, come lo si chiamava in famiglia, visto che era zio a mia madre; si trattava di una persona tutta d’un pezzo, seria, onesta, inflessibile, che non scendeva a compromessi, in possesso di una dirittura morale non comune.

Forte di queste doti, non soltanto non vedeva di buon occhio le situazioni descritte nella rivista, ma, nelle sue vesti di Podestà del paese, mal tollerava l’inosservanza delle disposizioni podestarili impartite con l’unico intento, più che giustificato, di eliminare tutte quelle cause foriere di malsania e nocive per la salute pubblica.

La sua attività amministrativa non si limitò, però, soltanto ad imporre divieti, ed a far comminare delle sanzioni, in quanto, contrariamente a quanto si legge alla fine dell’articolo in esame, offrì ai suoi compaesani la possibilità di condurre una vita degna di questo nome sotto il profilo dell’igiene, disponendo, fra le altre cose, l’allevamento dei maiali extra moenia, mediante la costruzione rra ffòre sotto l’ospizio dei famosi jusìrre, trasformati oggi in comodi box auto.

Negli ultimi anni della sua esistenza zio Donato ebbe a soffrire di un male, che gli rendeva curva all’indietro la sua bella figura snella ed elegante.

Tengo a sottolineare che, pure essendo un Barbato, Ron Dunate morì povero e solo, in quella casa nd’a la trasónna, dove mia madre, subito avvisata, giunse immediatamente, dal momento che abitavamo a due passi, facendo giusto in tempo ad abbassare le palpebre degli occhi ormai spenti di un uomo, che in gioventù avevano visto o sognato soltanto la grandezza del proprio paese.

Dell’altro zio, Don Ciccillo Barbato, ho maggiori ricordi, essendo coincisi i miei anni di permanenza a Sant’Agata durante lo sfollamento da Foggia a causa dei bombardamenti dell’estate del ’43, con gli ultimi anni della sua vita, trascorsi quasi sempre a letto.

Io mi recavo spesso a trovarlo, sia per tenergli compagnia, sia anche perché provavo molto piacere nello stargli vicino; lo ascoltavo con interesse, in quanto mi si offriva l’opportunità di imparare, conoscere la sua saggezza, tutte cose che mi facevano avere, nello stesso tempo, la certezza di trovarmi davanti ad un vero signore, un galantuomo di altri tempi.

All’età di settantaquattro anni, nove anni prima che lasciasse la vita terrena, zé Ciccillo fu colpito da un lutto gravissimo, il suo primogenito Raffaele, Avvocato e Pretore di Sant’Agata, morì giovanissimo a causa di una setticemia, provocata da un banalissimo ascesso dentario; all’epoca non era stato ancora scoperta la penicillina di oggi, si faceva ricorso ai sulfamidici, rivelatisi inefficaci.

Filuzzo, come lo chiamavamo in famiglia, aveva appena quarantuno anni, ed era il 13 novembre 1944.

Tutte queste storie sono state vissute in quel piccolo spazio costituito dal Corso Carmelo Barbato.

Alfonso De Capraris.