(03/11/2014) UNA PAGINA DI STORIA : CHI ERA CAPO AGATONE ? | ||
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Al IV Congresso Europeo di studi storici, tenutosi recentemente ad Oslo, al nostro concittadino Prof. Avv. Nicola Labriola è stata conferita la medaglia d’ onore per il suo ultimo libro dal titolo << il duecento Santagatese e la sua influenza nella storia del meridione d’ Italia>>. Il Presidente del Congresso, confortato dall’ assenso unanime degli illustri convenuti, ha segnalato il libro al Segretario permanente dell’ Accademia svedese, con sede a Stoccolma, Dott. Anders Osterling. L’ illustre Autore, da noi vivamente pregato, ci ha inviato un capitolo del suo libro che pubblichiamo integralmente. La figura del <<Capitano Agatone>> (dux Sanctae Agatae) vive tra storia e leggenda. È veramente esistito questo mitico personaggio? Laboriose ricerche bibliografiche e accurati studi storici hanno portato alla certezza sulla vera esistenza di Capo Agatone. Documenti rinvenuti presso l’ archivio vescovile di Benevento e l’ archivio civico di Potenza testimoniano non solo la sua esistenza, ma anche alcuni rilevanti episodi della sua vita privata e di governo, con dovizia di particolari che ci consentono di ricostruire finalmente la leggendaria figura del capitano. Agatone, vissuto nella seconda metà del duecento, fu signore di S. Agata nella cui rocca egli aveva preso la sua dimora. In quel tempo, il paese contava già cinque mila (1) anime ed era un centro fiorente per l’ agricoltura già avanzata, per l’ artigianato e per i commerci del grano, dell’ olio, della lana e del vino. La signoria aveva tutti i caratteri del feudo, e si estendeva a tutto l’ attuale territorio di S. Agata, Anzano, Accadia, Monteleone e candela. Agatone seppe concentrare nelle sue mani tanto dominio e tanta autorità, più che per investitura della suprema Autorità, per la sua prepotenza, per la sete di potere e per la proverbiale astuzia. Basta riferire pochi episodi per sottolineare i caratteri della sua personalità, e per mettere in evidenza che egli, per quanto prepotente e ambizioso, fu tuttavia il capitano che diede effettivamente a S. Agata un potere straordinario, uno sviluppo sociale non indifferente e una supremazia su tutti i paesi della zona. È storicamente provato che Agatone, in occasione di una grande festa religiosa, invitò alla rocca 10 capi delle vicine contrade, ai quali aveva fatto, da tempo, intendere che era disposto, per porre fine ad incidenti di confine, a stabilire di comune accordo rapporti di buon vicinato. Al termine di un sontuoso banchetto, egli invitò i partecipanti a ritirarsi nelle stanze loro destinate, per un salutare riposo. Ogni Capo, passando per un oscuro corridoio che dava alle camere da letto in un’ ala della Rocca, cadeva, senza che nessuno se ne accorgesse, in un trabocchetto abilmente predisposto, e finiva nelle mani dei sicari che lo sgozzavano nei sotterranei e ne seppellivano il cadavere nelle grotte del castello. (2) Tutti fecero la stessa fine. Agatone, la notte stessa, mandò i suoi ufficiali a prendere possesso delle terre e dei beni dei capitani massacrati, con l’ ordine di confinare in terre lontane e sotto sorveglianza anche le vedove e gli orfani. (3) Sempre sfruttando l’ occasione di fiere e feste, Agatone favorì in una ricorrenza della festa del Patrono, l’ afflusso di forestieri, promettendo farina, grano, vino ed altro. Mentre gli ospiti si godevano la festa assieme alle mogli ed alle figlie, ad un cenno di Agatone, un folto stuolo di nerboruti santagatesi si slanciò sulle donne e, mentre un altro stuolo di paesani riduceva all’ impotenza gli uomini, i primi trasportavano a viva forza le donne nelle segrete del castello, ripetendo il gesto dei romani nel rapimento delle sabine. Il fatto si rese necessario perché i santagatesi, non godendo allora di ottima fama, venivano respinti dalle famiglie del contado e la popolazione cominciava a risentire della mancanza di matrimoni. (4) Agatone, per sedare gli animi, dispose che i danneggiati fossero esentati dalle imposte per cinque anni, ed usufruissero di speciali benefici. Anche un altro paese vicino subì non la prepotenza o la violenza di Agatone, bensì le conseguenze della sua astuzia. Il paese preso di mira possedeva un esteso e fertile Casale che Agatone non aveva mai potuto barattare con i vantaggi più ambiti. Nessuna ragione aveva potuto indurre i possessori a cedere il casale stesso ed anche le minacce non erano riuscite a far mutare proposito ai medesimi. Agatone decise di ricorrere all’ astuzia, ben sapendo che i possessori del casale non brillavano per intelligenza ed erano piuttosto superstiziosi e <<allabbonati>>. Fece ammaestrare, nelle segrete del Castello, un centinaio di Santagatesi ad imitare l’ ululato dei lupi e, quando ebbe raggiunto il risultato prefisso, li fece sguinzagliare di notte nei pressi del predetto casale, ove, ben nascosti dietro alberi e cespugli, essi, ad un’ ora prefissata cominciarono ad ululare. Dopo qualche settimana, il terrore e lo spavento dei casigliani fu tale che Agatone venne scongiurato di annettersi il territorio del casale, che i possessori ingenui effettivamente ritenevano infestato dai lupi famelici e pericolosi. (5) Agatone, oltre ad un ambizioso e violento, fu anche, un grande condottiero. Egli, per combattere contro i paesi vicini, fece per prima ricorso alla tecnica della guerriglia, per cui era praticamente impossibile sconfiggerlo. Fece costruire delle gallerie sotterranee che dal castello si diramavano nei valloni,nelle grotte e nelle campagne, ottenendo risultati sorprendenti, nel senso che i nemici, mentre si apprestavano a combattere in campo aperto un drappello di Agatone, improvvisamente si accorgevano che il drappello stesso era scomparso, come volatizzato o inghiottito dalla terra. Il drappello, invece, si era semplicemente rifugiato in uno dei cunicoli che portavano al Castello. Agatone, che aveva dato grande impulso all’ agricoltura, al commercio e all’ artigianato, che aveva predisposto un efficiente sistema amministrativo e giudiziario, ed aveva messo ordine nelle contrade di suo comando e possesso, non fece una morte degna della sua grandezza. Documenti storici riferiscono che egli cadde per mano del suo barbiere che lo sgozzò con il rasoio mentre lo radeva. Il barbiere doveva convolare a giuste nozze con una bella ed avvenente pulzella santagatese, la quale, per effetto della legge che stabiliva, a favore del capitano Agatone, il diritto della prima notte, doveva immancabilmente cadere sotto le grinfie del Capitano. Il barbiere, approfittando della confidenza con il suo padrone, al quale egli faceva anche da cerusico, da dentista ecc. ecc., scongiurò Agatone di risparmiare la sua fidanzata, dorogando alla regola. Agatone, che assaporava già il frutto acerbo e si leccava i baffi, (aveva baffi da vichingo), oppose un netto rifiuto. Il barbiere, al colmo della disperazione, trovò la forza di tagliargli la gola e di fuggire. Così perì Agatone, uomo ambizioso, violento, prepotente, capitano benemerito che i paesani ricordarono per alcuni secoli come un ottimo amministratore e duce. NICOLA LABRIOLA (1) Evidentemente l’ A. comprende anche gli abitanti delle borgate di Palino, Casalgrande, Borgineto, Sant’ Antonio, Santa Maria e San Pietro in Olivola. (N. d. R.). (2) Alcune esplorazioni condotte il secolo scorso da una squadra di scienziati inglesi diretta dal Prof. E.C. Mac Klanz, portarono alla scoperta di numerosi loculi ricavati nella viva roccia delle segrete del castello , con resti di antiche armature. (N. d. R.). (3) Le vedove venivano subito divise in due gruppi: quelle di età inferiore ai trenta anni prendevano dimora stabile nell’ ala nord del castello, le altre erano inviate in campagna e rimaritate con scapoloni impenitenti. (N. d. R.) (4) Il Capo, però, aveva diritto di destinare le rapite ai suoi fedelissimi riservando per sé due o tre esemplari che successivamente maritava a persone di suo gradimento alle quali garantiva la buona qualità della scelta. (N. d. R.). (5) Non a caso l’ A. si è tanto adoperato nelle ricerche storiche per far luce completa sull’ esistenza di Capo Agatone. Egli, infatti, si è prefisso di dimostrare che del grande Capitano è l’ unico discendente diretto (N. d. R.). Fonte dalla rivista L’INCONTRO dell’Associazione Santagatesi residenti a Roma
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