(26/10/2014)
PERSONAGGI SCOMPARSI CHE NON DOBBIAMO DIMENTICARE : DOMENICO ROSATI MAESTRO EDUCATORE


di Redazione


Il maestro Rosati

Mi sembra di vederlo passare per le vie anguste del nostro paese distintissimo nel suo vestito nero sempre lindo ed impeccabile. Gli anacronistici baffi dalle punte ritorte ed il bianco colletto inamidato gli conferivano un’ ara austera che veniva meno ad un tratto, quando, incontrandoti, ti accoglieva con un affabile sorriso. L’ avresti detto un uomo di altri tempi e tale in realtà egli era in un’ epoca che lasciava avvertire la prima inquietudine di una società protesa verso la sconfessione di nobili ideali. Mentre i vincoli affettivi della famiglia per molti non erano più saldi, egli si recava ogni giorno, al tramonto, sulla strada che dall’ Ospizio mena alla cappella di S. Rocco e sostava in lunga meditazione. Guardava il Camposanto dove da tanti anni riposava la moglie che rivedeva nella romantica atmosfera del suo unico amore. L’ avresti detto uno spirito solitario, eppure non c’ era uno che sapesse aprire meglio di lui il suo cuore e penetrare nel tuo con la sua parola semplice e suadente. Oggi che tanto s’ insiste sulle mete educative della Scuola, vedo come egli mirasse in primo luogo alla formazione dello spirito. Così bene operava nell’ animo degli allievi la parola del Maestro che ciascuno di essi si sentiva, come un adulto, vincolato da una profonda responsabilità morale. Cito ad esempio il ragazzo che restituì al legittimo proprietario il portafogli rinvenuto nella strada con una somma considerevole. Non l’ attrattiva di possibili svaghi o il richiamo dell’ indigenza familiare erano riusciti a farlo deflettere da un senso di civico dovere. E se tanto valeva come educatore, non era da meno per l’ azione didattica che esplicava, rendendo tutto vivo e piacevole. Ricordo con quanto entusiasmo si seguissero le lezioni di storia, allorchè aveva l’ accorgimento di ambientare il racconto nel territorio del nostro piccolo paese. Che ansia quando vedevamo con la fantasia i nemici avanzare fino alle mura a strapiombo del castello! Ma che gioia irrefrenabile quando, dopo la loro fuga, la porta a saracinesca veniva sollevata ed appariva il mitico Agatone che agitava la spada in segno di vittoria! Così il sistema metrico decimale s’ imparava attraverso la descrizione di un viaggio immaginario ch’ egli diceva di aver compiuto in Grecia in compagnia dell’ amico don Marciano. Tutti e due, per l’ occasione timidi e sprovveduti, arrossivano ripetutamente, a cominciare da quando, ad Atene, il Sacerdote pensò di cavarsela con una lira per il trasporto della valigia ed il facchino, scuotendo la testa, disse ripetutamente: Deca. Tutto era pittoresco in quella scuola, dagl’ ispettori di pulizia, che avevano l’ incarico di controllare se i loro compagni fossero in ordine, agli addetti alla circolazione che, seri ed impettiti, uscivano con le loro cartelle a tracolla pochi minuti prima degli altri per sorvegliare il comportamento della scolaresca nella strada. E chi trasgrediva veniva punito il giorno successivo a restare in classe anche un’ ora in più a studiare e non c’ era castigo che pesasse più di quello, come non c’ era un premio più gradito di una promozione meritata sul campo, per condotta esemplare ed ottimo profitto. Si percorreva tutta la strada degli onori sino al grado di primo capoclasse che aveva l’ ambito compito di far scattare, all’ occasione, sull’ attenti i suoi cinquanta compagni con un ordine secco al pari di un energico sergente. Quei ragazzi oggi sono uomini ma, quando s’ incontrano ricordano insieme il Maestro, la cui figura si proietta sullo sfondo prestigioso dell’ infanzia, e le sue parole risuonano come massime morali ed hanno ancora il valore di un’ esortazione. Vedo come sia veramente bello forgiare l’ animo degli alunni nell’ età in cui le speranze germogliano come tanti fiori nel meraviglioso giardino della vita. 

GIUSEPPE VITAGLIANO

Tratto dalla rivista L'INCONTRO dell'Associazione dei Santagatesi residenti in Roma