(14/10/2014)
CRONACHE CITTADINE


di Mario De Capraris

Durante la mattinata noi pedoni sul marciapiede siamo impegnati a inalare gli scarichi dei motori accesi delle macchine ferme al semaforo, e l'odore è quello solito che conosciamo bene, che contiene tutte quelle belle sostanze nocive più le polveri sottili e via dicendo. Ma tutt'assieme si sovrappone un altro odore e non si capisce a cosa appartiene e si è presi dalla curiosità di scoprirne l'origine, ma nella traversa la spiegazione è il nuovo manto di asfalto bollente che gli operai stanno versando sulla strada tra rumori assordanti e sferragliare di macchinari.

Poi incredibilmente, tra tanta esalazione di combustibili fossili, ecco che si viene investiti da un odore nuovo e piacevole, un odore di biscotti appena sfornati e questo sì che è un profumo che fa la differenza.

Più avanti, sostando sulla piazzetta-isola pedonale, si assiste al lento ed elegante incedere di un gatto che con aria rilassata si ferma al sole, quando subito dopo un uomo, che sta passando, gli si dirige diritto contro, e il gatto è perplesso perchè si sta chiedendo come mai, con tanto spazio a disposizione per camminare, l'uomo abbia a dirigersi proprio verso di lui e sembra stia per travolgerlo, ma poi sempre il felino ne capisce il motivo perchè l'uomo lo faceva intenzionalmente per divertirsi. Lo stesso uomo si diverte anche a rincorrere l'animale. Quando è andato via, il gatto, paziente, sembra dire:

“La stupidità umana non ha limiti. Vedi che tipo. Perchè non si va a divertire con la sorella?”

Dopo un po' arriva un altro uomo e anche questi trova divertente rincorrere il gatto, il quale, quando è di nuovo fermo sotto il sole, pensa:

“Ce ne fosse uno buono! Avrei capito i ragazzi... ma gli adulti!”

Il sole è sempre più alto nel cielo e fa abbastanza caldo sebbene sia ottobre. Qualche frequentatore della piazza sta prendendo la via di casa quando arriva un cane volpino col padrone che si ferma accanto al gatto. Quest'ultimo quatto quatto va vicino al cane e fa che gli si vuole strusciare contro, ma il volpino si sottrae con garbo e decisione e sembra voglia dire:
“Per piacere, non azzardarti nemmeno a farmi vedere queste mosse. Ricòrdati che io sono un cane e tu un gatto.”

Il gatto però, sempre con leggerezza, ritenta, seppure senza successo, tra lo sguardo divertito dei passanti e sembra dire:

“Dai, strusciàmoci.”

Il cane, mentre gli sfugge altezzoso e imbarazzato:

“E smettila, che mi stai facendo perdere la reputazione. Che aspetti? Che mi radiano dall'albo dei cani?”

Per la cronaca, il gatto ha ritentato diverse volte, sempre con tanto di coda alzata e groppa protesa a cercare di strusciarsi verso il cane volpino, ma questo non ha mai ceduto.