(15/08/2014)
TURISTA AL MIO PAESE


di MaestroCastello

....... Arrivo, tutto accaldato, a piazza Chiancato con l’idea di dissetarmi al vecchio fontanino e mi accorgo che hanno levato pure quello; non mi resta che ripescarlo nell’archivio dei miei ricordi, quando facevo la fila per la provvista dell’acqua della mia famiglia. La Madonnina, per fortuna, è sempre al solito posto, all’angolo in alto, a vegliare sui pochi coraggiosi che sono rimasti e con un occhio benevolo rivolto ai tanti figli che hanno dovuto far le valige e andarsene. Anche se reputo che la luce non sia ideale, mi decido finalmente a fare qualche scatto con la mia macchinetta nuova per dare un senso a questa mattinata. Punto via Fratelli Bandiera, scatto e controllo subito il risultato: rimango sorpreso dalla bellezza della foto e allora prendo coraggio e dò inizio a tutta una serie di scatti: il Chiancato, Piazza Comune Vecchio, Via Monteforte; fotografo case, tetti, portali, trasonne, sassi, vasi di fiori davanti alle porte e un vecchio che sta curiosando dietro una finestrella bassa bassa. Le foto sono una più bella dell’altra. Non è solo merito della macchinetta, ma dipende anche dalla bellezza di questi posti che sono unici e sono miei. Mi porto al castello imperiale che palpita di storia: Svevi, Normanni ed Angioini; quanti l'hanno abitato a suo tempo: ora è stata una fortezza inattaccabile, ora una residenza regale e piena di fasto di cui non rimangono che le sole mura; mobili e suppellettili sono spariti nel nulla. Mi porto proprio in cima alla torre, come facevo da bambino, e rivedo Sant'Agata avvolta nella nebbia che si va ormai diradando, faccio qualche foto da lontano ad un panorama che toglie il respiro per quant'è bello e il mio sguardo si perde tra il grigio dei tetti, il marrone vivo-striato dei tratti di terra e il verde sfumato che tinteggia il monte della Croce: che fantasia di colori!. Dopo qualche scatto, ripongo la macchinetta e rimango in silenzio a guardare il mio paese ancora addormentato e mi par di sentire il suo cuore che pulsa piano sotto le case di pietra e penso alla mia vita di città, alle sue accelerazioni, ai rumori, al traffico cittadino, allo spavento che ci fanno ora le metropoli che ci ospitano e che vanno perdendo ogni fisionomia di luogo abitativo. Ermanno Olmi dice che rendere umana una metropoli, è come voler suonare il violino nelle officine dell'Ilva. Chi lo sentirebbe? Qui, invece, è diverso: si respira un tempo magico, quasi sospeso; ma pieno di vita e fuori dal mondo inutile delle convenzioni e lo leggi nel sorriso schietto della gente che ti saluta per primo anche se non ti conosce. Qui si vive una vita tranquilla, pur nella difficoltà del clima e delle distanze. In città, ad esempio, accolgono la neve come un evento utile solo a fare foto da mettere su facebook, mentre qui è un fatto normale che segnala il naturale avvicendarsi delle stagioni dell'anno e nessuno se ne lamenta più di tanto; anzi i vecchi ricordano l'adagio ai più giovani:"sotto la neve pane, sotto l'acqua fame" e la neve viene quasi invocata come una necessità. Qui senti ancora il respiro ecologico che dovrebbe avere la nostra vita, quello stesso che si va perdendo in città, l'umanesimo proprio delle montagne che ti dà ancora l'idea di una comunità dove si coniugano bene sentimenti ed ambiente. Toh, sta spuntando il sole che sgomita in mezzo alle nuvole! Mi muovo per scendere in piazza, voglio incontrare gente; chissà se mi riconoscerà qualcuno!
Buona vita e buon ferragosto!
maestrocastello, ovvero giovanni.