(28/05/2014)
IL LIBRO CHE MI HA CAMBIATO LA VITA : I PROMESSI SPOSI


di Mario De Capraris

Uno dei libri che “mi ha cambiato la vita” è stato I Promessi Sposi. Ero un ragazzo quando il romanzo del Manzoni venne assegnato come compito a casa. Bisognava leggerne i primi capitoli, ma il pomeriggio, sul lettino ad angolo della pensione dove alloggiavo, iniziai a leggere, e allora smisi quando finii tutto il libro. Il mio compagno di stanza intanto aveva finito i compiti, era uscito a passeggio, era tornato e io stavo ancora lì con I Promessi Sposi in mano.

Tra i passaggi del libro, che più avevo gustato, c'era la fuga di Renzo verso l'Adda, quando, stando fermo senza più il frusciare del fogliame sotto i piedi, cominciò a sentire qualcosa, un mormorìo, uno scroscio, e poi con un senso di sollievo realizza: “è l'Adda” e sembra che abbia trovato una grande compagnia, un amico. Così riprende il cammino nella boscaglia e va a ripararsi in una capanna dove trova un giaciglio per dormire la notte.

In un altro punto don Rodrigo, nel colmo della peste a Milano del 1630, una sera torna a casa in compagnia dei bravi e si sente strano, infuocato, stravolto. Al Griso, che comunque gli sta lontano, dice che è colpa del vino e che basterà una buona dormita per far passare la cosa. Ma il sospetto della peste si va insinuando. Infine si addormenta e ha gli incubi. Il sogno ha la sua rispondenza nella realtà. Infatti la mattina dopo don Rodrigo scopre il bubbone. Ordina, anzi prega il Griso di andare a chiamare il chirurgo e farlo venire qualsiasi cifra chieda in cambio. Ma il Griso al posto del chirurgo fa arrivare i monatti e fa man bassa del denaro e di tutto ciò che di prezioso riesce a trovare nella casa del padrone. Il giorno dopo il Griso anche lui avverte i primi brividi dell'arrivo della peste e solo allora si ricorda che per cercare quanto più danaro possibile aveva scosso i vestiti infetti del padrone.

In un altro passaggio del libro fra Cristoforo guida Renzo in una capanna dove sulla paglia giace il nemico don Rodrigo colpito dalla peste. Questi appena vede il frate fa segno di no con la testa quasi non volesse farsi vedere nello stato in cui si trova. Renzo odiava tanto il signorotto, ma il frate glielo mostra per fargli capire che non puo' odiare un uomo che si trova in quelle condizioni. Anzi il sentimento che adesso Renzo avrebbe avuto per quell'uomo, lo stesso sentimento Dio avrebbe riservato a lui.

Il frate, rivolto a Renzo, dice: “Forse la salvezza di quest'uomo e la tua dipende ora da te, da un tuo sentimento di perdono....”

Dal libro del Manzoni nasce spontanea la riflessione: sembra che il destino si prenda gioco di qualsiasi arroganza: don Rodrigo, il grande signore che vive nel palazzo circondato dai suoi bravi, che si permette di poter decidere della vita altrui, di far sì che non venisse celebrato un matrimonio, alla fine è abbandonato persino dal suo servo più fidato, il quale non si fa scrupolo di buttarlo nelle mani dei monatti e di derubarlo; alla fine il grande signore prepotente è un poveretto qualsiasi, umiliato dalla sua condizione umana, bisognoso addirittura della pietà di Renzo, colui al quale ha fatto del male.

L'impressione che se ne ricava è che dopo aver letto I Promessi Sposi non è più possibile fare a meno di perdonare i propri nemici.