(15/04/2014)
IL BENE COMUNE


di Rina Di Giorgio Cavaliere

“Il Signore vi aiuterà e benedirà: un villaggio autonomo per lebbrosi è l’opera di più squisita carità per questi nostri fratelli sofferenti, i prediletti di Gesù! Oltre al vitto e alla casa essi avranno l’Amore: è questa la più grande privazione cui sono condannati”. Queste parole, pronunciate da Madre Teresa di Calcutta alcuni anni fa, si riferiscono al progetto per la costruzione di un grande villaggio a Mumbai, poi realizzato con il nome di “Risurrezione”; con ospedale, dispensario, sale di riabilitazione, una casa per le suore (Suore del sorriso) e centinaia di casette, una per ogni famiglia.

            E’ solo uno tra i numerosi esempi delle umane sofferenze fisiche e morali, che ancor oggi affliggono il nostro mondo. Nella società dell’informazione, dei media, talvolta ne veniamo a conoscenza tramite lo spot di qualche associazione umanitaria. S’interrompe il dominio delle informazioni, di solito ridondanti (vedi la pubblicità, la cronaca, la chiacchera del telequiz), per chiedere il versamento di una piccola somma o l’invio di un SMS al fine di realizzare un’opera e portare aiuto a chi soffre; mentre sullo schermo scorrono le immagini che non hanno bisogno di commento e scuotono le nostre coscienze. 

Man mano che le nostre responsabilità personali e collettive crescono, ci accorgiamo di fare sempre più fatica a mettere in pratica l’impegno evangelico e, terribile insidia, di non poterlo fare per difendere “il bene comune”.

Diceva Rousseau che il buon educatore sa perdere tempo per guadagnarne: richiamare al senso dell’amore per il prossimo e all’impegno degli uomini di buona volontà nel perseguire il bene. Cogliamo l’opportunità che questo tempo della Santa Pasqua ci offre. La fede cristiana, prima di essere un complesso di verità da sapere, d’impegni da fare è il Cristo Risorto, che va accolto e seguito sulla via che ci indica.