(14/04/2014)
IL TEATRO SANTAGATESE 3° PARTE


di Dora Donofrio Del Vecchio
Filodrammatica Santagatese da Archivio privato
 Filodrammatica Santagatese da Archivio privato


Teatro S.Cuore scena 2 commedia Occhio di falco
 Teatro S.Cuore scena 2 commedia Occhio di falco


Il teatro santagatese III Parte

Il melodramma Occhio di Falco, che si rappresentò nel 1958 (?) richiese una preparazione di tre mesi e coinvolse un gran numero di persone per la scenografia, i costumi, i cori. Il cast fu diretto da padre Bonaventura Danza e Salvatore Zocchi. Le musiche furono dell’artista Enzo Liberti, che aveva fornito il libretto e preparato le musiche. Il prof. Leonardo Palazzo organizzò l’orchestra ( 4 violini, 2 clarinetti, 2 sassofoni, 2 corni, 1 basso tuba, 2 trombe), preparò i solisti, fece gli arrangiamenti; lo Zocchi curò la parte vocale. Intervennero quasi trenta musicanti della banda paesana. Svolse il ruolo di presentatore Antonio Morese, poi in arte Tonj Santagata, quello di regista il maestro Cicchetti. Occhio di Falco, il protagonista, fu interpretato da Quinzio Pietrocola, Dente di lupo, padre del protagonista e capo masnadiero, dallo Zocchi. I vestiti di principi, masnadieri e paggi furono disegnati dal prof. Domenico Longo, ricavati nella maggior parte dalla tela dei sacchi che si prendevano dalla Ditta molini e pastificio Fratelli Fredella di Sant’Agata. La

tela veniva tinta per essere usata per la confezione dei costumi, realizzati dalla superiora suor Caterina Tangorra con le giovani del laboratorio di ricamo. L’opera fu rappresentata otto volte consecutive, con gran successo e molte offerte (la prima sera si introitarono 110 mila lire), i cui proventi si divisero tra la “Casa” e il Convento dei padri francescani dell’Annunziata.

Nel febbraio 1965 si rappresentò l’opera I contrabbandieri del Mar Rosso. Gli attori furono: Lino De Bellis, Mimmo Morese, Gerardo Letterio, Antonio Palazzo, Francesco Iuspa, Gerardo Soldo, Pasquale Palazzo, Francesco Noviello, Gaetano Petronio.

Quand’era presidente della “Casa” mons. Antonio Labriola, si teneva teatro anche il giorno del suo onomastico.

I contenuti delle rappresentazioni erano prevalentemente di carattere socio-religioso e miravano a suggerire sentimenti di solidarietà, di amore verso il prossimo, a mettere in risalto virtù di Santi, di martiri, di missionari. Erano avventure a scopo umanitario, racconti in cui dovevano emergere e che dovevano suggerire il senso dell’onestà, del dovere, dell’amore per Dio e la Patria, quindi virtù eroiche, religiose e civili.

Le accademie letterario-musicali erano molto spesso di alto livello. Si sceglievano molti testi letterari, come La locandiera di C. Goldoni. Poesie, dialoghi, testi per musiche scriveva monsignor Pagano. A preparare gli attori erano le suore, insegnanti di scuola elementare, l’allora studente Gino Marchitelli. Talvolta, come accadde per Occhio di Falco, erano coinvolti decine di persone tra attori, registi, costumisti, suggeritori, cantanti, musicisti. Le prove si protraevano per settimane e la “Casa”, come il paese tutto, si animava particolarmente per il viavai di tante persone.

I padri francescani dell’Annunziata, ritornati a Sant’Agata nel 1953, dopo 144 dalla soppressione dell’Ordine, contribuirono a rivitalizzare il teatro ed a valorizzare le attitudini teatrali e musicali di ragazzi e giovani. Parteciparono anch’essi alla preparazione ed all’allestimento di alcune opere.

Alunni della locale scuola statale e fratini del collegio Serafico del convento di S. Antonio che frequentavano detta scuola interpretarono S. Massimiliano Maria Kolbe, confermando il ruolo educativo e formativo del teatro.

Negli anni ’70 –’80 si organizzò a Sant’Agata la Filodrammatica santagatese, di cui fece parte anche il prof. Carmelo Volpone. Interpretò anche il dramma “ I contrabbandieri del Mar Rosso”. La ricerca su questa esperienza teatrale è in fieri.

Il teatro della “Casa del S. Cuore” ha svolto a Sant’Agata un importate ruolo sociale, per aver avvicinato ricchi e poveri, studenti ed operai, per aver diffuso cultura ed educato all’arte. Esso ha anche il grande merito di aver fatto da trait d’union tra il “vecchio” ed il “nuovo” teatro santagatese, cui ha dato vita la Compagnia teatrale santagatese, costituita nel 1977.

Dora Donofrio Del Vecchio