L'EMIGRAZIONE....
Non voglio raccontare della
emigrazione del fine 800 caratterizzato da tradotte stracariche di famiglie pionieristiche verso le Americhe , ma la seconda ondata dal 1948 verso il nord Europa che mi ha lasciato un segno. Erano i nostri genitori , zii , parenti , vicini di casa che emigravano.
Storie non sentite , non lette , ma vissute nella nostra fanciullezza che ci hanno accompagnato per oltre mezzo secolo .
Storie piene di umiliazioni ,di fallimenti, di rapporti impossibili , di bisogni gravosi. Flussi di gente con scarsa scolarità che rincorrevano il canto di una sirena: “ un lavoro “ .
Lo stereotipo dell’emigrante classico con la valigia di cartone spinto dal vecchio e drammatico bisogno di realizzarsi confidando solo sull’umile mestiere appreso sin dalla fanciullezza; senza conoscere la lingua del paese di destinazione si avventurava sigillando nel cuore gli affetti più cari, la famiglia , la casa , gli amici , il paese .
Degrado , sofferenza , privazioni , umiliazioni , per poter cercare di sopravvivere . Il “risparmio “ era l’investimento per un futuro migliore per i cari , la misura tangibile del buon esito del suo essere “ emigrante “ .
Partivano in gruppi “i compaesani “ legati da un forte legame di amicizia e di parentela, sostavano qualche giorno in una località del Nord per l’espletamento delle pratiche di immigrazione e l’assegnazione di un lavoro all’estero.
In quei giorni la tristezza per la lontananza da casa lasciava il posto a momenti di serenità, una città grande si apriva per la prima volta a loro con i palazzi , i tram , la moltitudine di gente le grandi piazze colme di piccioni . Giornate immortalate da una foto ricordo , avvolti in cappotti lunghi consumati, uniti da un abbraccio , con impresso sul viso un sorriso triste , le fronti solcate da rughe a rimarcare la preoccupazione che covava in loro .
Erano gli emigranti del dopo guerra che hanno investito i loro sacrifici per una generazione di figli dediti allo studio , alla professione
I primi anni ,tornavano a casa una due volte all’anno ,le valige colme di cioccolato,cafè , zucchero ,giocattoli per i piccoli ed il paese si permeava di una atmosfera allegra . La povertà cominciava a lasciare il posto al benessere, ai figli sempre la stessa raccomandazione “ Comportatevi bene con tutti e studiate per il vostro futuro, migliore del nostro. “ Quanti sogni si sono trasformati in realtà ?
Siamo riusciti a gratificare i loro sacrifici , impegnati in tutte le realtà sociali grazie anche ad un progresso economico sopraggiunto ed una industrializzazione pressante.
Ma quanta amarezza , noi che abbiamo visto emigrare i nostri genitori , oggi assistiamo alla emigrazione dei nostri figli .
S i oggi , sono lori i nostri figli , laureati , diplomati che partono non più costipati in vagoni di treni , ma con la macchina , in aereo alla ricerca di migliore opportunità di lavoro , possibilmente non precario .....