(26/01/2014) I RACCONTI DAVANTI AL CAMINO di Mario De Capraris | ||
![]() Opera Pittorica del Maestro A.Bergantino | ||
Quando ancora non c'era la televisione, nelle fredde serate invernali che nevicava, si era riuniti davanti al camino. A tratti il vento urlava rabbioso nella canna fumaria, come se volesse intrufolarsi nella casa, ma si fermava davanti ai ciocchi di legno che crepitavano e facevano una fiamma più viva. E lì, davanti al camino, c'era chi raccontava le storielle che non avevano nulla di straordinario, ma il tepore e la compagnia le rendevano di una bellezza particolare. Allora la fantasia dei vecchi dava prova del suo valore, e comunque non reggeva alla domanda dei ragazzi che non si saziavano mai di ascoltare rapiti e avrebbero passato la notte ammaliati dalla voce calma del nonno, il quale spesso, da attore consumato, mimava la scena e strappava anche qualche risata, Prima storiella. Era un periodo – correva voce – che rubavano nelle abitazioni. Una sera il vicino di casa, con la moglie e le figlie, era stato da certi parenti. Al ritorno – era notte – stava aprendo la porta di casa quando gli parve di sentire un rumore all'interno. Subito pensò ai ladri. Alla moglie e alle figlie disse: “Aspettatemi qui fuori che vado un momento a vedere se c'è qualche ladro.” Evitando di accendere le luci e confidando nella minima luminosità della notte, entrò in casa, appese il cappotto e il cappello a una specie di attaccapanni che tenevano al centro dell'ingresso e proseguì per il piano superiore. Intanto le donne là fuori aspettavano infreddolite senza che di lui ci fosse più un qualsiasi segno di vita, tanto che la moglie a un certo punto, stanca di aspettare, disse: “Vado a vedere che cosa sta facendo.” Ma non aveva fatto in tempo a finire di parlare quando all'improvviso sentì un frastuono indescrivibile, così che si precipitò ad accendere la luce e trovò il marito che come un indiavolato menava bastonate contro l'attaccapanni. Era successo che nella penombra il poveretto aveva scambiato per un ladro il cappotto e il cappello che lui stesso aveva appeso all'attaccapanni. Seconda storiella. Un giovane parente antenato, finite le vacanze natalizie, si apprestava a partire per la città, dove frequentava la scuola superiore, quando in casa ricevettero un pacco insieme a una lettera. Era lo zio Rocco il quale scriveva dall'America che stava bene e anche il mestiere andava bene. Lo zio Rocco in passato a Sant'Agata di Puglia aveva fatto il sarto, ma non era preciso, sbagliava le cuciture, attaccava male le maniche eccetera. In casa un poco risero pensando al modo di lavorare confusionario che aveva lo zio, il quale alla fine era partito per gli Stati Uniti perchè aveva rinunciato a fare il sarto. Però poi in America aveva ripreso il mestiere perchè, diceva, gli americani non si accorgevano dei suoi sbagli e che, se avesse messo loro addosso un tappeto, quelli non avrebbero avuto niente da ridire. Diceva che era gente che dava fiducia. Ma lo zio era generoso e forse premiavano la sua generosità non facendo caso ai suoi errori. “Chissà come escono conciati dalla sua bottega” dissero in casa. “Andranno in giro come tanti poveracci.” Intanto aprirono il pacco e trovarono giacca e pantaloni che lo zio mandava al giovane nipote. Di fronte ai vestiti nuovi, il giovane, impaziente, subito li indossò e intanto però si era fatto tardi, per cui in fretta e furia prese la valigia, salutò e corse a prendere il postale. Mentre era diretto alla volta della città pensava ancora ai malcapitati che avevano la ventura di farsi cucire i vestiti dallo zio Rocco e, al solo pensiero, non riusciva a trattenersi dal ridere. Ma fu girandosi sul lato che notò che una manica della sua giacca era più corta dell'altra, il pantalone era scucito, alla giacca mancavano i bottoni. Aveva riso dei clienti americani che uscivano dalla bottega dello zio e poi ci era capitato proprio lui. | ||