(04/10/2013)
LA DEVOZIONE PER S.FRANCESCO D'ASSISI IN SANT'AGATA DI PUGLIA


di Dora Donofrio Del Vecchio

La prima comunità francescana s’insediò a Sant’Agata di Puglia nel 1443, su richiesta di Francesco Orsini, signore del luogo e prefetto di Roma, cui fu concesso da papa Eugenio IV la facoltà di erigere convento e chiesa su terreni di sua proprietà e ov’era già un’antica chiesa intitolata alla Vergine Annunziata, extra moenia. Intorno alla chiesa e al convento dell’Annunziata o di S. Antonio nel corso dei secoli si è costituito un popolatissimo rione.

Forte è stata sempre l’attrazione dei francescani conventuali su tutto il popolo santagatese, che in quella chiesa ha cercato e trovato conforto e protezione divina, nel convento, che fu lazzaretto nelle epidemie e asilo per i bisognosi, trovò sempre aiuto materiale e morale, grazie all’apostolato svolto dai frati, luminosissimi esempi di virtù e di amore.

Essi rimasero a Sant’Agata fino al 1808, anno della soppressione napoleonica. Sono ritornati il 25 ottobre 1953, grazie ai benefattori comm. Gennaro e Rocco Fredella, che hanno fatto ricostruire dalle fondamenta il convento. Continua il loro apostolato e la loro missione silenziosa ed edificante, condivisa dal Terz’Ordine della penitenza femminile e maschile, che a Sant’Agata ha contato e conta molti associati, e sostenuta dall’intera comunità che, grata, caldeggia la loro presenza.

Un’altra famiglia francescana giunse a Sant’Agata nel 1613, quella dei francescani riformati che presero dimora nel bel convento di S. Carlo, fatto costruire con Breve di papa Paolo V dalla marchesa di Sant’Agata donna Eleonora Crispani, con il contributo delle elemosine del popolo. Quel convento fu un centro di forte spiritualità francescana, rifulse per lo zelo, l’operosità, la dottrina del frati. Brillò soprattutto per essere un vero centro di cultura e di formazione umana e spirituale, una scuola aperta ai santagatesi ed alle popolazioni dei paesi vicini. Vi era il Lettore di teologia e di filosofia. Nel 1664 vi si costituì un lanificio con bottega per filare lana e produrre stoffe per i vestiti dei frati; il 18 giugno 1672 vi si celebrò il Capitolo.

La chiesa fu l’ultima dimora di molti santagatesi, fra cui il marchese Carlo Loffredo, marito di donna Eleonora Crispani, che vi volle essere sepolto (1688). Essa custodiva le spoglie mortali di un frate mirae perfectionis, frate Iacobo de Faruochia. Chiesa e convento furono abbattuti nel 1963.

Devozioni di grande spessore sono state introdotte, promosse e sostenute da queste due famiglie francescane, come quella verso l’Immacolata Concezione, il SS.mo Rosario, S. Maria degli Angeli, S. Antonio di Padova, S. Pasquale, l’Incoronata, S. Francesco d’Assisi, S. Leonardo, S. Gerardo, il Presepe, con la pratica del digiuno alla vigilia dell’Immacolata, la Via Crucis, “trorjuòrne”, i 33 rintocchi a tre ore dalla notte per ricordare gli anni e la passione di Cristo.

Particolare devozione i santagatesi hanno avuto ed hanno per il “Poverello d’Assisi”. La Sua statua era nelle chiese di entrambi i conventi: in quella di S. Carlo era collocata sull’altare maggiore, tra la statua di S. Carlo a destra, e di S. Giovanni Battista a sinistra; in quella dell’Annunziata era prima sull’altare maggiore a sinistra dell’icona della Vergine Annunziata (alla destra era la statua di S. Chiara), poi su un altare nella navata destra (per chi entra).

Molto venerato ed amato, alla protezione del Santo ricorrevano i santagatesi nei momenti più difficili. Quando imperversavano le calamità naturali, nei periodi di prolungata siccità che minacciava i raccolti e vanificava il lavoro dei contadini, la statua di S. Francesco dalla chiesa di S. Carlo veniva portata processionalmente nella matrice di S. Nicola, ove il popolo, prostrato, pregava ed invocava grazie. Ora quella bella statua, essendo stata abbattuta la chiesa, è collocata nella chiesa parrocchiale di S. Michele Arcangelo, nella navata sinistra.

Dalla visita pastorale di mons. Angelo Ceraso del 1685 risulta che la statua di S. Francesco della chiesa dell’Annunziata era di ius patronato della famiglia Basso. Agli inizi del secolo scorso i fratelli Leonardo, Antonio, Pasquale, Gennaro, Francesco Malgieri, forse perché imparentati con i Basso, ne raccolsero l’eredità e vollero sostituire la vecchia con una nuova statua del Santo. Assunsero gli oneri e le spese per il culto e per la festa, che facevano celebrare il 4 ottobre, con triduo, messa solenne, panegirico, e l’intervento di illustri predicatori. Ravvivarono la devozione con la distribuzione del pane, che veniva benedetto il giorno della festa, dopo la celebrazione della S. Messa. Le signore Filomena e Carmela Malgieri, finché hanno vissuto, hanno raccolto la farina (5 kg. da ciascuna famiglia Malgieri) per confezionare i pani, che distribuivano in chiesa ed anche alle famiglie devote.

Tanta fede e pietà attesta la venerazione secolare della comunità santagatese verso S. Francesco, “il più italiano dei santi ed il più santo degli italiani”.

Il “Cantore delle creature” e di “Sorella Povertà”, il “Vangelo vivo tra gli uomini”, patrono primario d’Italia e dell’Azione cattolica, ha ancora molto da dire a tutti in questi tempi travagliati da violenze, da guerre, dai tanti mali causati dal “benessere materiale”; alla società disorientata da odi ed egoismi. Al Suo amore per i poveri, i semplici, i sofferenti; al Suo sentimento di pacificazione e fraternità universale compendiato nel motto “Pax et bonum” può ogni uomo attingere per riscoprire valori cui aderire, e utili a dare il giusto senso alla vita.

 

Dora Donofrio Del Vecchio