(05/06/2013)
IL FUTURO DEL LIBRO


di Rina Di Giorgio Cavaliere

I recenti dati, per la verità poco confortanti, sul mondo dei libri nel nostro Paese, in particolare la percentuale dei giovani lettori, confermano lo scarso interesse per la buona lettura. Ci siamo quasi assuefatti a discorsi incomprensibili, espressioni gergali, concetti oscuri tanto che, sempre più sfiduciati nelle nostre capacità di pensiero, di logica e di chiarezza concettuale, ci ritiriamo quasi in noi stessi, prima timorosi e poi sicuri di non essere all’altezza della situazione.

Nella nostra società si affermano, con impensabile rapidità, le forme sempre nuove della comunicazione informatica e telematica, che cambiano oggettivamente le stesse forme della comunicazione; certamente la parola non vive e non opera nella fissità di un modello; è il risultato di quanto lo sviluppo della civiltà umana produce nel corso dei secoli e l’approfondimento etimologico appare particolarmente importante.

Un esempio efficace lo ritroviamo nell’espressione ad personam del linguaggio giuridico e politico, poi ampiamente ripresa da giornalisti e relatori in ambienti diversi. Proviene dal latino, come gran parte delle parole contenute nel nostro dizionario. I latini di certo presero in prestito questa parola dal popolo etrusco, non indoeuropeo, già stanziato in Italia e con un alto grado di civiltà. Difatti, sotto una maschera teatrale etrusca, è stata ritrovata la scritta “phersu”, dal greco antico prósopon, che significava volto o faccia.

La parola “persona” inizialmente a Roma servì per designare la maschera tragica o comica delle rappresentazioni teatrali e dei personaggi a essa connessi. I giuristi utilizzarono il vocabolo nel senso di ruolo nella vita familiare e nelle controversie pubbliche. Da qui è derivato il concetto di persona giuridica o di impersonare un ruolo; successivamente di uomo in quanto responsabile delle sue azioni, non solo in senso giuridico, ma anche in senso morale: la dignità della persona umana. La persona costruisce la propria identità dal riconoscimento e dall’accettazione dell’identità di genere, che si acquisisce per l’ambiente nel quale si cresce e di ruolo per l’acquisizione di valori, interessi, schemi e comportamenti, condizionati dai modelli di una specifica società. Attraverso l’identità di genere e di ruolo delle persone si costruisce la cultura; il modo di pensare e di esprimersi di un gruppo sociale con le conoscenze, gli stili di vita, le ideologie, le norme.