(06/05/2013)
BREAKING NEWS: MORTO GIULIO ANDREOTTI


di Samantha Berardino


Scomparso stamane all'età di 94 anni Giulio Andreotti.
Senatore a vita e sette volte presidente del Consiglio, Andreotti è stato certamente il simbolo della nostra Repubblica, il volto più importante della Democrazia Cristianana oltre che un vero talento della politica.
Otto volte ministro della Difesa, cinque ministro degli Esteri, tre volte ministro delle Partecipazioni statali, due ministro delle Finanze, ministro del Bilancio e ministro dell'Industria e poi ministro del Tesoro, dell'Interno (il più giovane della storia repubblicana), dei Beni culturali e delle Politiche comunitarie.
Ha attraversato tutta la storia della Repubblica finora senza saltare mai una legislatura. Sempre presente, dal 1945 in poi, in tutte le assemblee legislative, dalla Consulta nazionale all'Assemblea Costituente e poi nel Parlamento italiano fin dal 1948. 
Figura controversa, secondo i giudici ebbe rapporti molto ravvicinati con la mafia almeno fino al 1980.
Fu presidente del Consiglio durante il sequestro Moro e il suo ruolo nella faccenda resta fortemente controverso: rifiutò ogni trattativa con i terroristi in nome della ragion di Stato, sposando la linea della fermezza e scatenando forti critiche contro di lui da parte della famiglia dello statista rapito. Nel suo memoriale, scritto mentre era prigioniero, lo stesso Aldo Moro riserva giudizi durissimi su Andreotti.
Non toccato dalla tempesta di Tangentopoli, nel 1993, dopo le rivelazioni di alcuni pentiti, viene indagato come mandante dell'omicidio Pecorelli, da cui sarà assolto definitamente dieci anni dopo.
Lo stesso anno fu accusato di aver favorito la mafia, tramite la mediazione di Salvo Lima.
Accuse e sospetti gli sono stati rivolti a proposito delle sue relazioni con la P2, Cosa Nostra, la Chiesa cattolica e con alcuni individui legati ai più oscuri misteri della storia repubblicana, dal delitto Dalla Chiesa alla fine di Sindona, dalla strage di Piazza Fontana al dirottamento dell'Achille Lauro. Tali voci - e specialmente il reato relativo al rapporto con Cosa Nostra - hanno certamente danneggiato la sua immagine pubblica: nel 1992 infatti, scaduto il mandato del dimissionario Francesco Cossiga come Presidente della Repubblica, la candidatura di Andreotti sembrava destinata ad avere la meglio finché, durante i giorni delle votazioni di maggio, la strage di Capaci orientò la scelta dei parlamentari verso Oscar Luigi Scalfaro.
A lui è ispirato il film Il Divo di Paolo Sorrentino, che vede nei suoi panno Toni Servillo. Presentato al Festival di Cannes nel 2008 il film vince il Premio della Giuria. Sorrentino narra gli anni dal 1991 al 1993, cioè dalla fiducia all'ultimo governo Andreotti e si è basato su documenti politici reali e libri. Andreotti ha definito il film "una mascalzonata", salvo poi rettificare.
Nel 2003 è stato giudicato per concorso esterno in associazione mafiosa dalla Corte d'Appello di Palermo, che lo ha assolto per i fatti successivi al 1980 e ha dichiarato il non luogo a procedere per i fatti anteriori. Nell'ultimo grado di giudizio, la II sezione penale della Corte di Cassazione ha confermato la sentenza di appello, richiamando il concetto di "concreta collaborazione" con esponenti di spicco di Cosa Nostra fino alla primavera del 1980. Il reato ravvisabile però non era più perseguibile per sopravvenuta prescrizione e quindi si è dichiarato il "non luogo a procedere" nei confronti di Andreotti.
Dalla Gran Bretagna alla Spagna la scomparsa di Andreotti irrompe come breaking news sui media internazionali, dalla britannica Bbc, ai quotidiani spagnoli El Mundo e El Pais e, oltralpe, della France tv che lo descrive come "figura emblematica della Democrazia cristiana". In Francia la notizia è in evidenza anche su Le Figaro mentre in Germania irrompe sulla prima pagina del tabloid Bild.
Non ci saranno funerali di Stato né camera ardente in Campidoglio, per espressa volontà della famiglia. Le sue esequie dovrebbero essere celebrate nella sua parrocchia con gli stretti familiari.
Se ne va così, nella maniera più normale che ci sia, un uomo dalla vita così straordinaria e controversa, volto e specchio di un Paese la cui storia troppe volte si è sovrapposta alle sue alterne vicende.