(03/04/2013)
LINGUAGGIO E IMMAGINE


di Rina Di Giorgio Cavaliere

Oggi si dibatte tra una cultura “alta” e una popolare, che riguarda la comunicazione mediatica. L’elemento linguistico su cui maggiormente si sono raccolte le critiche pedagogiche in questi anni è certamente la presenza delle immagini, che eredita antiche discordie sulla contrapposizione tra immagine e parola e ne istituisce di nuove. Il politologo Giovanni Sartori, sostiene che si va determinando una mutazione genetica dell’homo sapiens a favore dell’homo videns.
     Anche la lingua parlata è stata ed è oggetto di analisi, per capire i processi di crescita sociale e le nuove esigenze formative delle ultime generazioni.  Ong parla di oralità secondaria, istituita e diffusa dalla nuova tecnologia, se confrontata con le forme più precise della lingua scritta; rimane, comunque, una realtà su cui pareri diversi, studi e rimedi proposti si raffrontano e che nel tempo si modifica in senso positivo. Pensiamo ai programmi educativi della Rai e all’uso del computer a scuola.
    Siamo ben lontani dallo scrittore Aulo Gellio.  In difesa del puro sermone (Noctes atticae),  quando in Roma si creano le condizioni perché sorga una lingua letteraria classica, capace di rimanere per secoli il modello del buon scrivere latino, riferisce alcune parole di Caio Giulio Cesare: “ Questo abbi sempre nella mente e nel cuore: evitare siccome uno scoglio ogni nuova e insolita parola”.
    Uno stile tenue, ristretto al vocabolario corrente, improntato al purismo più rigoroso; tutto in contrapposizione agli innovatori che tendevano a introdurre espressioni barbare, rispetto alla tradizione letteraria.
     I principi fondamentali dello scrivere cesariano erano: la semplicità, l’essenzialità, la chiarezza e la forza. Nelle sue dispute forensi, accanto alla parola forbita, vi era anche il rifiuto di ogni ornamento che, in un modo o nell’altro, impedisse il raggiungimento del fine proposto. Certamente il purismo cesariano non è riducibile a pedanteria o esercizio formale, ma disciplina e senso dell’ordine; limpidezza e raziocinio come categoria dello spirito, ricchezza di geniali e acute intuizioni nel rifiuto di ogni connotazione ampollosa.