(23/03/2013)
L'ANNUNCIO DELLA SANTA PASQUA


di Rina Di Giorgio Cavaliere

I saperi essenziali, necessari per vivere nella nostra epoca, passano attraverso canali diversi e in continua trasformazione. Le sollecitazioni all’apprendimento sono in pratica infinite; si parla anche tanto di socializzazione e integrazione. La dinamica del nostro rapporto con gli altri si limita, spesso, allo sviluppo ciclico di un atteggiamento egocentrico; pensiamo, cioè, a un’evoluzione come crescita individuale, mentre gli altri vi rientrano come oggetto di possesso, strumentalizzazione, confronto competitivo, giacché la regola dell’attenzione all’altro, del servizio, della realizzazione critica del proprio io, è difficile a realizzarsi.

Questa ricostruzione è possibile attraverso l’esperienza liturgica della Santa Pasqua, che ancora una volta ci apprestiamo a rivivere, analizzando, quasi al rallentatore, i nostri movimenti automatici e i meccanismi dell’abitudine insieme con quella dell’assuefazione a tutti i condizionamenti di tipo sociologico dell’ambiente in cui viviamo e nel quale necessariamente ci definiamo e operiamo.

«Egli si manifestò nella carne,

fu giustificato nello Spirito,

apparve agli angeli,

fu annunziato ai pagani,

fu creduto nel mondo,

fu assunto nella gloria» (1 Tm 3, 16).

Le professioni di fede assumono talvolta la veste letteraria di Inni; questa composizione del tutto originale e dal linguaggio singolarmente sintetico, è stata a noi trasmessa dalla prima lettera di San Paolo a Timoteo.

Diamo largo spazio alla ricostruzione del ritratto di Cristo, animatore della storia degli uomini in marcia verso il regno del Padre, così come fece, diligentemente e con amore, Charles de Foucauld nella solitudine del deserto, con una ricerca puntuale sui testi evangelici. Riscoperto nei momenti di silenzio e di ricerca interiore, sarà più facile individuarLo nei suoi misteri liturgici, che ripresentano e attualizzano la Sua persona, nel mistero della Sua morte e della Sua resurrezione.