(28/02/2013)
CARA ZIA ANNA ....


di Sabrina Cela

Ordona 28-2-2013

 

Cara Zia Anna,

oggi sono venuta a Sant’Agata al cimitero perché stiamo aggiustando la cappella di famiglia e ho visto dove sei ora: Sei proprio vicino al mio papà.

So che tu ci sei nella nostra vita come ci sei sempre stata da quando ero piccola per cui ti prego di stare vicino a papà e consolarlo se si sente solo. Papà ti voleva molto bene ed era contento quando mamma veniva da te durante gli interminabili pomeriggi santagatesi.

Noi eravamo piccole e godevamo di quella serenità che ci avvolgeva appena si entrava a casa tua. Io giocavo, avevo anche da te i miei giocattoli mentre guardavo le “ricamatrici”, ragazze in attesa del matrimonio e mamme che leste leste preparavano i corredi per le loro figlie. Tra fili e merletti c’era alta la tua voce, una voce saggia e onesta che raccontava, consigliava e, con discrezione, entrava sempre di più nei nostri cuori.

Ricordo il braciere e queste lenzuola enormi. Io giocavo con il tombolo che mi costruii con un cuscinetto e dei tappi di penna. Il tombolo l’ho ripreso sul serio, con te, dieci anni fa, ma non l’ho mai imparato. Mi incantavo a vedere le tue mani che veloci sapevano dove mettere quelle rocchette di cotone e come seguivano il disegno. Sembravano impazzite, eppure c’era un ordine.

Avevi pazienza con me, con i miei capricci.

Mi hai fatto capire il valore della famiglia e mi hai fatto conoscere degli aspetti dei miei genitori: la bontà di mamma, l’onestà di papà.

Mi volevi bene, zia Anna, e io ti scelsi come madrina per la mia cresima. Tu non volevi perché ti sentivi vecchia, ma io ti volevo molto bene e volevo che condividessi con me questo momento. Durante la mia vita mi sei stata a fianco quando ho trascorso momenti difficili e dolorosissimi. Tutto mi sembrava perduto, zia Anna, ricordi? Amavi tanto anche mio marito Francesco e tre giorni prima del tuo ultimo viaggio mi hai chiesto di lui e mi hai detto che era stata la mia salvezza.

Amo tanto Sant’Agata perché lì ci sei tu, c’è il mio adorato papà, ci sono le mie radici che non ho voglia di lasciare andare, ma che vorrei riprendere.

Amo il profumo delle strade….

Amo le porte chiuse per il freddo…

Amo la piazza illuminata e la campagna….

Amo le strade, le viuzze…

Amo il tuo balcone, Zia Anna, da dove guardavo lo spazio infinito dove tu e papà ora siete rifugiati.

Sabrina, con amore