(25/02/2013) IN RICORDO DI ANNA ROSATI di Rosario Brescia | ||
![]() | ||
Qualche anno fa avemmo il piacere di incontrare la signorina Anna Rosati, e da lei cogliemmo delle belle testimonianze di vita che ci piace ripercorrere oggi. La signorina Rosati si rivelò in quella occasione custode di un ricco patrimonio di testimonianze umane e storiche. Con lei si perde un interessante pezzo di vita passata del nostro paese. di Rosario Brescia “…Tutti conosciamo esempi eloquenti di anziani con una sorprendente giovinezza e vigoria dello spirito. Per chi li avvicina, essi sono di stimolo con le loro parole e di conforto con l'esempio. Possa la società valorizzare appieno gli anziani, che in alcune regioni del mondo sono stimati giustamente come “ biblioteche viventi ” di saggezza, custodi di un patrimonio inestimabile di testimonianze umane e spirituali. Così Giovanni Paolo II nel 1999 rimarcava il grande valore degli anziani nella sua bella “Lettera agli anziani”. Fortemente convinti che una persona anziana è sempre custode non solo di saggezza ma anche di belle testimonianze umane, qualche tempo fa abbiamo fatto visita alla signorina Anna Rosati, una santagatese di 97 anni (oggi ne aveva 100. ndr) che davvero possiamo definire, per dirla con le parole della lettera di Wojtyla, una “biblioteca vivente di saggezza” nonché custode di un patrimonio di testimonianze di vita legate al passato di Sant’Agata di Puglia. La signorina Rosati, gentile e riservata, ci accoglie nella sua bella casa di Sant’Agata in un caldo pomeriggio di fine settembre. Una casa linda e ordinata, dove mobili e suppellettili, con sobrietà ed equilibrio, silenziosamente raccontano lo scorrere del tempo. “Sapete come si chiamava una volta la strada qua davanti? - ci dice subito, quasi a voler ricordare l’ottima considerazione che a Sant’Agata di Puglia avevano da secoli sia quella casa che la sua famiglia - Si chiamava “Strada Rosati”, e c’era una lapide che una volta riportava tale intitolazione. Dovete sapere che prima del 1912 mio padre, ancora scapolo, dovette partire per l’insegnamento a Barletta. Quando tornò si rese conto che tale lapide era stata rimossa e sostituita con l’attuale, intitolata a Garibaldi. Questo fatto, stranamente, avvenne dopo una serie di dissapori legati a fatti di politica locale ai quali mio padre non volle dare appoggio. Quando, qualche tempo dopo, al “circolo dei galantuomini” si parlò dell’avvenimento, a quanti facevano notare l’accaduto con toni di rivalsa, mio padre, con serena e impeccabile signorilità rispose: “Mai avrei immaginato che proprio alla mia famiglia sarebbe toccato l’onore di cedere il posto ad un grande uomo come Garibaldi”. Rimasero tutti basiti da quella risposta. Quando mio padre negli anni successivi ricordava questa storia, sorrideva sempre di cuore”. E un sorriso lo cogliamo anche noi, oggi, sul viso sereno della signorina Rosati. Certamente legato non solo all’avvenimento appena narrato, ma anche e soprattutto al ricordo del padre e della sua famiglia che continua a descrivere con dovizia di particolari: “Sapete, una volta questa casa era molto più grande e comprendeva molte altre abitazioni su questa stessa strada. Una serie di avversità nel periodo del brigantaggio purtroppo limitarono un po’ le cose, dal momento che andarono perse diverse proprietà. Un mio avo, infatti, si rifiutò di dare accoglienza nelle proprie campagne alla moglie incinta di un brigante. Questi bruciarono dapprima il nostro casale a Santo Pietro, poi quello a Santo Lorenzo e altro ancora ….”. Con la pacatezza tipica delle persone anziane, interpreti privilegiati di valori che sostengono e ispirano ideali di armonia e saggezza, la nostra simpatica padrona di casa ripercorre nella memoria le tappe del tempo passato, facendo affiorare storie e volti. A differenza di quanto ci saremmo aspettati, tuttavia, anziché testimoniarci di personalità che in un modo o nell’altro hanno attraversato la storia del paese, ci parla del ricordo di uomini e donne umili, di persone vissute in una quotidianità fatta spesso di sacrifici e rinunce. Personaggi che nel suo racconto si trasformano in singolari “eroi” di un’epoca che poco spazio offriva al valore delle virtù. Ci racconta, quindi, ordinarie storie di persone “straordinarie”, a cominciare proprio da quella di Domenico Rosati, suo padre, noto e distinto insegnante nato nel 1880 e morto nel 1965: ” è stata una persona molto umana. Ha insegnato per 48 anni, finché non dovette partire per la guerra. Amava ripetere sempre che “la scuola deve educare prima che istruire”. Usava iniziare l’anno scolastico intrattenendosi giorni interi con i ragazzi, per capire l’ambiente familiare da cui provenivano, per poi avviarli a quei valori cui si ispirava: Dio, patria e famiglia. Molti suoi alunni si sono fatti onore nella vita, divenendo da adulti validi ed apprezzati professionisti. Questa è stata la vita di mio padre: un’esistenza semplice, dedicata sempre ai valori dell’educazione e dell’istruzione in un’epoca in cui prevaleva povertà e analfabetismo. Si prestava ad insegnare anche privatamente per aiutare chi prometteva bene e non aveva mezzi per studiare, e lo faceva spesso in maniera gratuita. Mi ricordo, per esempio, di un tale Nuccio (Antoniuccio), figlio di una vedova molto povera. “Un ragazzo bravissimo. Cosa non fece mio padre per cercare di farlo continuare a studiare; mandò addirittura i carabinieri a casa sua per tentare di convincere la madre affinché mandasse il figlio a scuola; ma la povera vedova aveva tanti figli, e disse che a casa avevano bisogno di braccia per lavorare. Dopo la quinta elementare mandò il ragazzo a fare il pastore. Ricordo ancora il rammarico di mio padre quando ripensava alle capacità di quel ragazzino. Se solo avesse avuto le possibilità…”. Poi le chiediamo di qualche tipico personaggio santagatese del passato. Ci racconta la storia di Giuseppe Barbirotti, che nei primi anni del secolo scorso faceva il banditore a Sant’Agata, pare dopo un ottimo successo come tenore in America. Ci narra di come, proprio grazie alla potenza della sua voce, il banditore una volta vinse una curiosa scommessa con un commerciante forestiero, un ramaio venuto a vendere la sua merce in paese. “Nel momento di fare il suo lavoro, il banditore anziché fare il giro del paese per informare della merce in vendita, come normalmente si usava fare, annunciò solo dai quattro angoli della piazza. Poi rassicurò l’incredulo e furioso commerciante forestiero il quale si rifiutava di pagarlo. “Puoi stare tranquillo – gli disse - vedrai che arriverà tutto il paese a vedere la tua merce. Se così non dovesse essere, vuol dire che non mi pagherai”. Il ramaio, certo dell’inefficacia di quel bando, disse che avrebbe pagato il doppio se mai il banditore avesse avuto ragione. Grande fu la sua meraviglia quando dopo pochi minuti vide arrivare tanta gente da ogni dove. La potente voce del banditore era arrivata in ogni vicolo del paese. Fu così che vinse la scommessa!”. E sono tanti, ancora, i ricordi che la signorina Rosati ci dona nel corso del nostro incontro. Ci salutiamo, comunque, dopo avere visitato con piacere la sua bella casa, dove particolari angoli ancora arredati con oggetti di una volta continuano a narrare sprazzi di vita passata. Nel congedarci da lei con il proposito di un ulteriore, futuro incontro, ci tornano in mente ancora alcune frasi della splendida lettera agli anziani di Giovanni Paolo II: “Gli anziani, grazie alla loro matura esperienza, sono in grado di proporre ai giovani consigli ed ammaestramenti preziosi”. Allora, proprio sull’uscio, un’ultima domanda ci frena curiosa: “Lei è nata nel novembre del 1913, ha visto passare governi, papi, guerre e generazioni. Da come vanno le cose, quali consigli si sentirebbe di dare ai giovani, e come vede il mondo di oggi?”. La risposta non si fa attendere, e arriva chiara e decisa:”Come si fa a fare un confronto e a dare consigli!?! Oggi tutto si è capovolto. Prima c’era più semplicità, sincerità e tanto più sentimento. Ora è tutto un arrivismo: si corre, si corre e non si ha neanche la soddisfazione di capire bene dove si va e cosa si cerca. Oggi i giovani hanno tutto, è vero, però si vede da lontano che non sono appagati. Noi avevamo poco, ma eravamo sereni e felici, anche solo con quel poco”. Soddisfatti del tempo condiviso, salutiamo la cara Anna Rosati, mentre il ricordo di un verso del libro del Siracide c’inonda il cuore di gioia:“ Frequenta le riunioni degli anziani, …perché agli anziani si addice la sapienza”. ARTICOLO PUBBLICATO NEL 2009 DALLA RIVISTA DI VITA E CULTURA “IL SANTAGATESE” FONDATA E DIRETTA DAL GIORNALISTA ROSARIO BRESCIA.
| ||