(30/01/2013) GERARDO CHE TORNA... Nelle rime di Mario De Capraris una storia di amore ed emigrazione di Mario De Capraris | ||
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GERARDO
Gerardo di anni aveva una ventina che partette inseguendo il suo destino, e non fece la cosa più importante. Ma questa qui è una storia come tante.
Se ne scìje ra lu paese alassacrésa. Ahatina lo aspettava alla sua chèsa. Dichiararsi doveva che l'amava, mentre lui, che faceva? Se ne andava. Senza terra, né casa, né un lavòr, fu costretto ad andare per il Nord. Lu juorne appriesse teneva appuntamento, ma il treno lo portava nottetempo. Nel Belgio si recava di carriera, sul posto lo attendeva la miniera.. Agatina, al suo paese la lasciava, ma d'un fatto era certo: che tornava. La sognava ogni notte, era ragazzo. Di Agatina dai begli occhi lui era pazzo. In città quanda suonne che perdette, ma di lei mai più niente ne sapette. Passò il tempo, molti anni, mica un giorno, quando al paese natìo fece ritorno. Spedito andò alla casa di Agatina, chissà mai, la incontrasse da vicina. La porta trova chiusa, però cerca dai vicini “La uagnarda secca secca”, e quelli “Quala uagnarda? che secca? anzi.” Finchè mmiezze a la chiazza l'ha dinanzi. È sola, un po' ingrassata, quello è il viso. Gerardo si emoziona, ma è deciso: “Agatina, che tempo che è passèto, c'è qualcosa che ancora non t'ho detto.” “Che cosa?” e quasi manca a lei il respiro. Gerardo piglia fiato, guarda in giro e intanto si avvicina un certo Armando e insieme dei ragazzi stanno accanto. Lei presenta: “Il marito, i miei figlioli. Volevi dirmi? or che stavamo soli?” Gerardo tutt'assieme stette muto. Non soffriva, ma stava 'mbambaluto. Si sentì fuori luogo come mai: “Volevo solo dirti: come stai?”
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