(29/01/2013)
PROGETTO VERDI : OBERTO, CONTE DI SAN BONIFACIO


di Alfonso De Capraris
Verdi nel 1839
 Verdi nel 1839


Copertina del Libretto originale immagine tratta dal sito librettidopera.it
 Copertina del Libretto originale immagine tratta dal sito librettidopera.it


PROGETTO VERDI

Oberto, Conte di San Bonifacio.

Quest’anno ricorre il bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi, avvenuta a Le Roncole, frazione di Busseto (Parma), il 10 ottobre del 1813, per l’appunto, e per questa ricorrenza sono previste grandi celebrazioni in tutta Italia ed anche oltre i confini nazionali.

Anche noi cercheremo di dare un contributo alla sempre maggiore conoscenza di questo grande artista, occupandoci piuttosto che della sua vita, peraltro alquanto nota, bensì della sua produzione musicale, specificatamente per quanto attiene al teatro in musica, in cui il Maestro, nell’arco di tutto il XIX secolo, espresse il meglio del suo genio, configurandosi come fra i più grandi compositori di quel genere di tutti i tempi, e non solamente italiani.

Le opere per il teatro figuranti nel catalogo di Verdi, che accanto al nome di Giuseppe annovera anche quelli di Fortunino e di Francesco, ammontano complessivamente a 33 melodrammi, di cui cinque figurano come nuove versioni di altri precedenti, con un’attività compositiva iniziata nel 1839 e conclusasi nel 1893, 54 anni intensi durante i quali Egli riuscì a creare capolavori immortali, che gli procurerenno una celebrità come a pochi altri.

Iniziamo oggi un viaggio ideale in questi 54 anni, percorendo una per una tutte le tappe del cammino compositivo operistico del Maestro, per cercare di entrare nel suo mondo, capire attraverso le sue opere i suoi sentimenti, quali furono le motivazioni che lo spinsero a navigare con tanta padronanza nel mondo fatato della grande musica, cogliere le fondamenta che stavano alla base del suo lirismo e della sua drammaturgia.

La prima Opera, in ordine cronologico, composta da Giuseppe Verdi aveva il titolo di “Oberto, Conte di San Bonifacio”, Dramma in due atti su libretto del 1835 di Antonio Piazza, recante in origine il titolo di “Rocester”, o come ricorda lo stesso Verdi in una lettera del 1871 “Lord Hamilton”; il testo, comunque, venne ampiamente rivisto e rielaborato daTemistocle Solera, il quale in seguito sarà l’autore di molti altri libretti messi in musica da Verdi, quale, tanto per citarne uno, quello del “Nabucco”.

La musica, invece, venne composta nel 1836, ma l’Opera andò in scena solamente nel 1839 al Teatro alla Scala, era la sera del 17 novembre, riscuotendo un notevole successo, grazie anche alla direzione del M° Eugenio Cavallini, fratello del grande clarinettista Ernesto, soprannominato il “Paganini del clarinetto”; per l’occasione il Cavallini rivestiva il ruolo pure di violino di spalla, mentre Verdi per alcune recite si esibì al clavicembalo, esperienza peraltro già maturata durante la direzione della “Creazione” di F. J. Haydn in un concerto precedente, vissuta per giunta con ottimi risultati, stando alle successive dichiarazioni dello stesso Verdi.

Il favore mostrato dal pubblico alla Prima rese possibile la replica di altre tredici rappresentazioni, che spalancarono a Verdi le porte del grande Teatro e quelle dei teatri di altre città, come Torino, Genova e Napoli, dove non mancarono i consensi, compresi quelli della stampa estera qualificata, che seppe intravvedere sin dall’inizio nel giovane talento italico le potenzialità del genio, come testimoniano le recensioni in lingua tedesca e francese.

Per quanto riguarda la trama, la vicenda è ambientata nel 1228 e si svolge a Bassano nel castello di Ezzelino da Romano e nei pressi, dove si stanno festeggiando le prossime nozze della sorella di Ezzelino, di nome Cuniza, con il conte di Salinguerra, Riccardo, il quale in precedenza aveva sedotto, promettendole di sposarla, Leonora, figlia dell’anziano conte di San Bonifacio, Oberto, il quale, d’accordo con la figlia, vorrebbe far rivivere il rapporto di quest’ultima con Riccardo, per cui, entrambi, rivelano a Cuniza ciò che c’era stato fra Riccardo e Leonora.

Costei comprede il dolore di Leonora, ed apre il suo cuore alla propria confidente Imelda, dichiarandosi disposta anche a sacrificare il proprio amore, pur di andare incontro alle giuste aspettative di Leonora, quindi rinfaccia a Riccardo il suo comportamento.

Questi, però, si difende, montando una calunnia ai danni di Leonora, la quale, a suo dire, lo avrebbe tradito, ma Oberto, che aveva sentito tutto, decide di vendicare l’onore della figlia, lavando con il sangue l’infamia da lei subita, per cui sfida a duello il conte, il quale vorrebbe evitare lo scontro, avendo compassione per l’età avanzata di Oberto.

Nonostante tutti i tentativi di dame e cavalieri e delle stesse Cuniza e Leonora di dissuadere l’anziano conte dal suo fiero proposito, questi rimane irremovibile, per cui il duello avviene lo stesso ed Oberto viene ucciso, provocando in Riccardo sentimenti di pentimento che lo inducono a chiedere perdono a Leonora ed a fuggire lontano, mentre quest’ultima, sconvolta dal rimorso di essere stata la causa involontaria della morte del proprio genitore, decide di finire la propria vita ritirandosi in convento.

Con questo lavoro siamo agli esordi, per cui ovviamente non mancano difetti attribuibili ad ingenuità e soprattutto ad inesperienze teatrali del giovane Maestro che offrono il fianco a delle superficialità, favorite anche da un testo che narra di una vicenda tutto sommato alquanto convenzionale, così come sono presenti tutti gli ingredienti classici del gusto dell’epoca, facilmente riconducibili a Rossini, Donizetti ma soprattutto a Bellini, quali il sentimento dell’amore, l’inganno, l’orgoglio, il desiderio di vendetta, la disperazione, elementi che però in Verdi appaiono nuovi e che pertanto fanno presa sul pubblico, il quale mostra di gradirli facendoli propri mediante l’immedesimazione nei personaggi.

Pur tuttavia la composizione, pur risentendo di quel carattere semplice, popolare proprio delle marce composte per la banda di Busseto, che, comunque, sarà una costante sempre presente in tutto il percorso creativo verdiano, nell’insieme si presenta bene, ad iniziare dalla sua sinfonia in due tempi introduttiva dei temi sviluppati successivamente, in cui indubbiamente è possibile respirare ancora un po’ di quell’aria paesana di Roncole, che, comunque, non guasta.

Ad ogni buon fine “Oberto”, nonostante sia l’Opera Prima del grande Compositore, mostra di avere già “in nuce”, proprio in virtù di quelle tinte un po’ fosche che affiorano, quegli aspetti drammatici che saranno poi una caratteristica tutta verdiana, e che, sorretti da una orchestrazione robusta che si avvale dell’irruenza delle percussioni, peraltro qui mitigata dall’impiego sapiente dell’arpa, saranno una componente essenziale dei suoi enormi successi.

In definitiva si potrebbe dire che con questo lavoro Verdi abbia compiuto il primo passo, così come Egli stesso si era prefissato, per farsi conoscere, e presentare al grande pubblico quello che poi sarà il puro stile verdiano, e che gli permetterà di abbandonare la modesta, ma pur sempre genuina, periferia parmigiana e permearsi della cultura della Milano aristocratica, dove si parlava di Shakespeare, di Schiller, di Byron, della Milano dotta, di quel Manzoni che tanto ammirava, nonché frequentare assiduamente i teatri per conoscere e capire la musica contemporanea, per poi spiccare il volo verso traguardi inimmaginabili, che gli consentiranno di affermarsi saldamente fino a conquistarsi un prestigio unico in campo italiano ed europeo.

Per gli appassionati segnalo che l’Opera andrà in scena dal 17 aprile al 14 maggio p.v. per una nuova produzione del Teatro alla Scala che si avvarrà della regia di Mario Martone, a dirigere sarà chiamato Riccardo Frizza, mentre del cast di tutto rispetto faranno parte, Michele Pertusi, Basso (Oberto), Sonia Ganassi, Mezzosoprano (Cuniza), Fabio Sartori, Tenore (Riccardo), Maria Agresta, Soprano (Leonora), José Maria Lo Monaco, Mezzosoprano (Imelda), con l’auspicio, da parte mia, di quel successo che l’Opera merita.

Discografia consigliata:

Edizione del 1983 registrata in studio con il “Chor des Bayerischen Rundfunks”, M° del Coro Gordon Kember e la “Münchner Rundfunkorchester”, diretta da Lamberto Gardelli, con un ottimo Carlo Bergonzi nei panni di Riccardo; altri interpreti: Ghena Dimitrova, Rolando Panerai, Ruža Baldani ed Alison Browner.

ORFEO C 105 842 H.

(Cofanetto con 2 CD disponibili per l’ascolto presso il sottoscritto).

Alfonso De Capraris.