(27/12/2012) DIETRO QUELLA PORTA di Gino Magnisio | ||
24 Dicembre 2012 (Vigilia di Natale) Decisi di fare una passeggiata per il mio paese, ed erano circa le diciotto. Solo, per le strade della mia infanzia, un vento freddo accarezzava la mia testa come una mano amica e l’atmosfera natalizia delle luci per strada, evocavano i ricordi di quei trascorsi Natali, quando ero un ragazzino. Sentivo addosso una piacevole sensazione, mista alla tristezza di ritrovarmi adulto tra quei vicoli del mio paese natio. Pensavo che dopo poche ore sarebbe arrivato Natale. Famiglie riunite a tavola, festeggiamenti, la Santa Messa per l’arrivo di Gesù. Quando giunsi vicino a una casa, nei pressi di una piazzola, dove spesso da bambino mi trattenevo a giocare con gli amici, notai la luce fioca, di quel giallo opaco di lampadina accesa, come quelle di un tempo, quando ero bambino e c’erano poche illuminazioni per le strade e il voltaggio era molto basso. Il mio corpo fu invaso da brividi portandomi sempre più indietro nel tempo. Proprio in quella casa viveva una signora anziana, vedova da molto tempo. Ricordo che si arrabbiava ogni volta che il pallone, oggetto dei nostri giochi di strada, arrivava vicino a casa sua. Ci sgridava come se la sua solitudine fosse disturbata dai nostri schiamazzi. Mi avvicinai all’uscio e rimasi impietrito. La vecchietta era lì, distesa sul letto, vestita e con la testa sul cuscino, con gli occhi chiusi. La sua modesta casa era rimasta uguale e con la stessa luce fioca, lampadina a basso tenore. In fondo alla casa, in alto, su un piccolo altarino, l’immagine del marito defunto, in mezzo a tante fotografie di altri parenti estinti. Lo stesso vecchio armadio con due grandi ante e il lettone alto un metro da terra. “Quanti anni avrà la signora?” mi son chiesto. E’ vissuta tanti anni in solitudine…E i figli? Mi son guardato intorno come per capire se sognavo o fosse realtà. Mi sono avvicinato di più alla porta e, attraverso le vetrine, cercavo di scorgere il suo sguardo per capire se stesse poco bene, ma allo stesso tempo avevo paura che mi vedesse e mi cacciasse via, mi sgridasse, come faceva quando ero ragazzino per colpa del pallone. Non so se aspettasse la morte o la mezzanotte per il Natale. Credo non abbia mai accettato la morte prematura del marito e abbia sofferto sempre in solitudine con il suo ricordo, con la sua fotografia. Mi sarebbe piaciuto farle compagnia nella notte di Natale e parlare della sua vita passata, della sua solitudine e di cosa la spingesse ad andare avanti senza nessuno. Forse Dio, forse le preghiere. Non la vedo però in chiesa da molto tempo. Non si vede in giro da molti anni. Tutto quello che ha: quattro mura, l’armadio, il lettone, l’altarino con le foto. La tristezza mi attanaglia il cuore mentre vado via, tra il suono delle campane della Chiesa madre e il boato di un petardo nella strada sovrastante. La festa del Natale non è uguale per tutti. Gino Magnisio | ||